La corsa inarrestabile, o quasi, dell'oro

La corsa inarrestabile, o quasi, dell'oro

Il metallo giallo continua a inanellare record storici, spinto da più fattori convergenti: gli acquisti delle banche centrali, l’incertezza geopolitica, le attese di tagli ai tassi della Federal Reserve e il rinnovato ruolo della Cina nei mercati globali dei lingotti.

Oro a nuovi massimi: tra politica Fed, domanda record e rischio geopolitico il target vola a 3.900 dollari

Il metallo giallo continua a inanellare record storici, spinto da più fattori convergenti: gli acquisti delle banche centrali, l’incertezza geopolitica, le attese di tagli ai tassi della Federal Reserve e il rinnovato ruolo della Cina nei mercati globali dei lingotti. Con l’oro già oltre i 3.770 dollari l’oncia, gli analisti guardano ora a un obiettivo di 3.900 dollari, mentre la corsa assume un respiro globale, confermata anche dai record in termini di franco svizzero.

Rally spinto dalla Cina e dalle banche centrali

Secondo Bloomberg, l’oro ha superato quota 3.770 dollari l’oncia, registrando la migliore performance mensile dal 2020. La spinta è arrivata dalle indiscrezioni secondo cui la Banca Popolare Cinese vuole rafforzare il proprio ruolo come custode delle riserve sovrane internazionali, incoraggiando i Paesi partner ad acquistare lingotti e a custodirli in territorio cinese. Stando ai dati delle International Financial Statistics, la Cina detiene oltre 2.300 tonnellate (8,6% delle riserve globali), posizionandosi all’ottavo posto per tonnellate di oro detenuto. Se l’obiettivo fosse quello di allinearsi alla media detenuta dalle banche centrali (circa il 21,7%), la Cina dovrebbe accumulare ulteriori 3.036 tonnellate al prezzo attuale.

image loading

Questo trend conferma un elemento chiave della fase attuale: la domanda non è più solo speculativa, ma alimentata da una struttura di acquisti istituzionali che sta ridefinendo il mercato; per la prima volta in oltre 30 anni le banche centrali mondiali hanno più oro che Titoli di Stato USA. A ciò si somma l’incertezza geopolitica, che continua a rendere l’oro la principale ancora di sicurezza per gli investitori.

Come mostra il grafico seguente gli investitori stanno accumulando posizioni in oro come mai negli ultimi 3 anni, con le partecipazioni negli ETF globali che venerdì sono cresciute di quasi 30 tonnellate.

image loading

Fed, dollaro debole e mercati in attesa

Gli operatori si muovono sull’oro anche per proteggersi dal rischio di un rapido allentamento monetario negli Stati Uniti. L’attesa di tagli ai tassi da parte della Federal Reserve riduce infatti l’attrattiva degli asset remunerativi, spingendo verso quelli privi di rendimento ma difensivi come i metalli preziosi.

I trader guardano con attenzione al discorso del presidente Jerome Powell e alle nuove aste del debito Usa, mentre gli indici azionari hanno preso fiato dopo i recenti rally. Nvidia, simbolo della spinta tech che ha dominato Wall Street, ha ceduto terreno, sottolineando la crescente polarizzazione tra titoli tecnologici e beni rifugio.

La debolezza del dollaro, inoltre, ha, in parte, contribuito positivamente alle performance in borsa del metallo giallo; è evidente, infatti dal grafico seguente la divergenza nell’andamento dell’oro (linea bianca) e del Dollar Index (linea rossa).

image loading

Non solo dollaro: i record in franchi svizzeri

Un aspetto significativo è che la corsa dell’oro non si spiega solo ed esclusivamente con la debolezza del biglietto verde. Anche in termini di franco svizzero, valuta rifugio per eccellenza, che quest’anno ha guadagnato oltre il 12% sul dollaro, il metallo ha segnato massimi storici, con un rialzo del 25% (contro il +43% in dollari). Ancora più rilevanti le performance di altri metalli: +37% per il platino e +32% per l’argento.

Questa dinamica, osserva Bloomberg, richiama fasi passate di stress finanziario, dalla crisi del debito europeo alla pandemia, quando investitori e banche centrali accumulavano oro e franchi come copertura.

image loading

Target e scenari futuri

Secondo diversi analisti, il mercato guarda ora a un nuovo obiettivo tecnico di 3.900 dollari l’oncia, con la prospettiva che ulteriori rischi geopolitici o un indebolimento del dollaro possano spingere rapidamente le quotazioni verso quota 4.000.

Per Ahmad Assiri, strategist di Pepperstone, “mentre le azioni faticano a trovare slancio, l’oro si è consolidato come l’ancora più solida del mercato”. In altre parole, l’ascesa del metallo giallo è ormai letta come un test di solidità globale, destinato a proseguire finché permarranno tensioni e incertezze sui mercati.

Gli unici eventi di rischio che potrebbero momentaneamente creare tensioni sui prezzi sono il discorso di Powell, in caso di un approccio più sobrio, e la pubblicazione dei dati PMI statunitensi più forti delle attese.