L’AI come motore di trasformazione economica
L’AI non è più un concetto futuristico, ma un moltiplicatore reale di efficienza e innovazione. Nel 2024 gli investimenti globali hanno superato i 180 miliardi di dollari, con un’adozione che tocca già il 78% delle imprese. Ancora più significativa è la crescita dell’uso generativo, salito al 71% dal 33% dell’anno precedente. Si tratta, come osserva Giambattista Chiarelli, Head of Institutional di Pictet Asset Management, di un cambio di paradigma: l’intelligenza artificiale non va più osservata a distanza come un trend, ma compresa come leva per la competitività internazionale, la transizione energetica e la resilienza industriale.
Per gli investitori istituzionali la domanda non è più se investire, ma come distinguere l’entusiasmo mediatico dai risultati concreti, individuando i settori dove la produttività e la competitività sono già state trasformate.
Le applicazioni concrete nelle aziende italiane
In Italia l’intelligenza artificiale non è più solo un tema di discussione ma una pratica operativa. Reply, con oltre 16.000 dipendenti e 2,5 miliardi di euro di fatturato, ha reso l’AI generativa uno strumento quotidiano per sviluppo software, scrittura e analisi dati, liberando tempo per attività a maggiore valore aggiunto. Allo stesso tempo, ha sperimentato l’integrazione creativa di algoritmi e arte, mostrando la natura trasversale della tecnologia.
Angelini Industries ha scelto un approccio sistemico, creando la piattaforma AskAI per oltre 1.700 dipendenti, migliorando efficienza e riducendo errori nei processi. Webuild, leader mondiale nelle infrastrutture, ha invece puntato sul machine learning per monitorare oltre mille cantieri, con previsioni più accurate sui costi e tempi, droni per la sicurezza e manutenzione predittiva dei macchinari. Il filo conduttore è chiaro: l’AI non sostituisce le persone, ma ne amplifica le capacità, consentendo decisioni più precise, processi più trasparenti e infrastrutture più sicure e sostenibili.
Regole europee per un’adozione sicura
Un tassello fondamentale arriva dall’AI Act europeo, che introduce un sistema di regole proporzionato al rischio. Le applicazioni ad alto impatto sui diritti o sulla sicurezza saranno sottoposte a requisiti stringenti, mentre saranno vietati gli usi considerati pericolosi. Per gli impieghi a basso rischio, invece, l’approccio resta più flessibile. Questo quadro normativo ha un duplice obiettivo: proteggere cittadini e imprese dagli abusi e, allo stesso tempo, garantire certezze giuridiche a chi investe, evitando frammentazioni nel mercato unico. La fiducia creata da regole chiare rappresenta la condizione necessaria per l’adozione su larga scala dell’AI in Europa.
L’AI come strumento per investire meglio
Per gli investitori istituzionali l’AI è oggi duplice opportunità: settore d’investimento e strumento operativo. Come spiega Chiarelli, in Pictet Asset Management la tecnologia viene utilizzata non solo per investire nelle aziende protagoniste dell’innovazione, ma anche per ottimizzare internamente i processi di selezione. Sistemi proprietari di machine learning permettono di analizzare grandi moli di dati, cogliendo segnali nascosti e individuando inefficienze di mercato.
L’intelligenza artificiale, in questo senso, non sostituisce l’esperienza dei gestori, ma la arricchisce. Consente di costruire portafogli più resilienti, efficienti nei costi di transazione e meglio calibrati sul rischio, trasformando i dati in un vantaggio competitivo. Non si tratta più di applicare regole rigide, ma di adattarsi dinamicamente ai segnali che emergono, rendendo la tecnologia un alleato diretto nella generazione di rendimento potenziale.
Oltre l’hype, un cambio di paradigma
La riflessione finale di Chiarelli è che l’intelligenza artificiale non è una moda passeggera, ma un cambio di paradigma. Le aziende che hanno scelto di integrarla con visione strategica stanno già raccogliendo benefici in produttività, sostenibilità e competitività. Per gli investitori istituzionali, il compito è duplice: valutare l’impatto reale dell’AI sulle performance aziendali e saperla utilizzare come strumento per migliorare i processi decisionali.
Il futuro premierà chi saprà agire oggi, con pragmatismo e capacità di leggere i segnali del cambiamento. L’AI è già qui, e la vera sfida per il mondo finanziario e industriale è creare valore reale, sostenibile e duraturo attraverso il suo impiego consapevole.
