L’ondata speculativa dell’AI travolge l’energia: le startup senza ricavi volano in Borsa

L’ondata speculativa dell’AI travolge l’energia: le startup senza ricavi volano in Borsa

L’euforia intorno all’intelligenza artificiale non si limita più alla Silicon Valley. L’onda speculativa ha invaso il settore energetico, dove società senza un solo dollaro di ricavi raggiungono valutazioni miliardarie. Dalle promesse nucleari di Oklo alle ambizioni di Fermi, fino alle micro-startup come Nano Nuclear Energy, il mercato scommette che l’AI alimenterà una nuova corsa all’energia. Ma dietro la crescita vertiginosa dei titoli, si nasconde un rischio crescente di bolla.

La febbre speculativa si sposta dall’hi-tech all’energia

L’eccesso di valutazioni non riguarda più solo il comparto tecnologico. Mentre le big tech continuano a generare utili solidi anche in caso di rallentamento dell’AI, nel settore energetico sta emergendo un fenomeno diverso: una manciata di società senza alcun ricavo operativo ha visto la propria capitalizzazione schizzare oltre 45 miliardi di dollari, alimentata dalle aspettative che le imprese tecnologiche un giorno pagheranno per una fornitura di energia ancora tutta da costruire.

La protagonista assoluta di questa corsa è Oklo, startup nucleare sostenuta dal CEO di OpenAI, Sam Altman, le cui azioni sono cresciute di circa otto volte dall’inizio dell’anno.

image loading

Con una capitalizzazione di circa 26 miliardi di dollari, Oklo è oggi la più grande società statunitense quotata in Borsa a non aver generato alcun ricavo negli ultimi dodici mesi, secondo i dati di S&P Global Market Intelligence.

L’azienda punta a sviluppare reattori nucleari modulari di piccole dimensioni, basati su un refrigerante metallico liquido e su un tipo di uranio arricchito di difficile reperibilità. Tuttavia, non dispone ancora di una licenza della U.S. Nuclear Regulatory Commission, né di contratti vincolanti per la vendita di energia. Gli analisti di Wall Street prevedono che Oklo non inizierà a generare ricavi significativi prima del 2028.

Fermi, la nuova scommessa miliardaria sull’energia dei data center

Un’altra società senza ricavi che cavalca la stessa onda è Fermi, che al momento del debutto in Borsa — all’inizio di ottobre — ha toccato una valutazione di circa 19 miliardi di dollari. Come sottolinea Lee, solo due aziende senza fatturato hanno esordito con una valutazione più alta, corretto per l’inflazione: Rivian, produttrice di veicoli elettrici, e Corvis, attiva nelle reti ottiche ai tempi della bolla dot-com.

image loading

Sostenuta dall’ex segretario all’Energia Rick Perry e guidata da Toby Neugebauer, ex CEO della fallita banca “anti-woke” GloriFi, Fermi ha piani ambiziosi: costruire 11 gigawatt di capacità energetica per alimentare data center, pari all’intera capacità installata del New Mexico. Anche se il titolo non ha mantenuto il picco iniziale, la società mantiene una capitalizzazione superiore a 17 miliardi di dollari, non lontano dal valore di Talen Energy, che possiede già una flotta operativa di simile dimensione.

Il piano industriale prevede l’utilizzo di gas naturale, nucleare, solare e batterie per raggiungere l’obiettivo dei 11GW. Tuttavia, Fermi dispone finora solo delle attrezzature per coprire il 5% della capacità prevista e non ha ancora firmato alcun contratto vincolante con clienti.

Mini-reattori e startup dell’AI: la nuova frontiera della speculazione

Anche realtà più piccole, impegnate nello sviluppo di micro-reattori nucleari modulari, stanno raggiungendo valutazioni sorprendenti. Le azioni di Nano Nuclear Energy, quotata dallo scorso anno, sono più che raddoppiate nel 2025, portando la capitalizzazione oltre i 2 miliardi di dollari. Ancora più recente il debutto di Terra Innovatum, che attraverso una fusione con una SPAC ha raggiunto oltre 1 miliardo di dollari di valore.

Il fervore non riguarda solo le società senza fatturato. Alcune aziende già attive, come NuScale Power, anch’essa specializzata in piccoli reattori modulari, hanno beneficiato dell’entusiasmo legato all’intelligenza artificiale. NuScale, che genera solo modesti ricavi da attività di ingegneria e licenze in Romania, ha visto le sue azioni salire del 155% da inizio anno. Anche Plug Power, specializzata in celle a combustibile a idrogeno, ha registrato un rialzo del 90%, toccando una capitalizzazione di 4,8 miliardi di dollari, pur non essendo attesa in utile prima del 2030, secondo i dati raccolti da FactSet.

image loading

Valutazioni alle stelle e rischio di bolla imminente

La corsa verso società energetiche speculative potrebbe derivare dal fatto che quelle già profittevoli presentano multipli ormai estremi. Le azioni di Bloom Energy, anch’essa nel settore delle celle a combustibile, hanno guadagnato oltre 400% dall’inizio dell’anno e sono ora scambiate a 133 volte gli utili attesi. Solo lunedì, la società ha aggiunto 5,4 miliardi di dollari alla propria capitalizzazione dopo l’annuncio di un investimento fino a 5 miliardi da parte di Brookfield Asset Management.

image loading

Anche Centrus Energy, produttrice di combustibile nucleare, tratta a 99 volte gli utili prospettici.

Come osserva Lee, l’interesse commerciale potrebbe in teoria accelerare la diffusione di tecnologie costose o ancora immature. Tuttavia, la storia recente invita alla prudenza: le startup dell’auto elettrica Nikola, Fisker e Lordstown, sbarcate in Borsa nel 2020, sono rapidamente crollate dopo aver alimentato sogni di rivoluzione industriale.

Se la bolla dell’intelligenza artificiale dovesse sgonfiarsi, le società energetiche prive di ricavi sarebbero le prime a cadere e con il minor margine di protezione.