L’Ocse taglia le stime globali, ma i mercati ignorano l’allarme

L’Ocse taglia le stime globali, ma i mercati ignorano l’allarme

Nel suo ultimo Outlook, l’OCSE rivede al ribasso le previsioni di crescita globale e lancia un allarme sulle tensioni commerciali.

La crescita mondiale si fa più fragile

Secondo quanto riportato da Gabriel Debach di eToro, l’ultimo Outlook dell’OCSE pubblicato a giugno certifica un ulteriore indebolimento della crescita globale. Dopo le stime del +3,3% di dicembre e del +3,1% di marzo, l’organizzazione taglia le previsioni al +2,9% per il 2025. Un ridimensionamento netto, accompagnato da un cambiamento significativo nel tono del linguaggio: si è passati da una fiducia prudente a un’urgenza allarmata. Se a dicembre si parlava ancora di “resilienza in tempi incerti”, a marzo la narrazione era diventata “navigare nell’incertezza”. Ora il titolo è inequivocabile: “affrontare l’incertezza, rilanciare la crescita”.

L’atmosfera non è più quella di un rallentamento fisiologico. L’OCSE descrive uno scenario economico mondiale segnato da tensioni politiche e pressioni protezionistiche. E nel centro dell’analisi ci sono i dazi e il ritorno del nazionalismo commerciale.

Il protezionismo colpisce la crescita e l’inflazione

Il peso delle politiche commerciali annunciate dal presidente Trump si riflette già nelle nuove previsioni. L’economia americana, secondo l’OCSE, rallenterà all’1,6% nel 2025, contro il +2,2% stimato solo tre mesi fa. Un taglio di 60 punti base, che segnala come la strategia tariffaria possa avere conseguenze negative sui consumi e sugli investimenti. La Cina, invece, riesce a mantenere il ritmo grazie a sussidi e spesa pubblica, mentre l’Eurozona si avvia verso una crescita modesta, all’1,0% per l’anno prossimo.

La fonte OCSE evidenzia come un’ulteriore escalation dei dazi potrebbe costare oltre un punto percentuale al PIL globale, innescando anche un rimbalzo dell’inflazione. Il dazio medio sulle importazioni USA ha raggiunto il 15,4%, massimo dagli anni Trenta, e oltre il 2% del PIL mondiale è oggi direttamente esposto a queste barriere. È un richiamo forte, ma che i mercati sembrano non voler ascoltare.

I mercati restano ottimisti e guardano oltre i fondamentali

Nel giorno della pubblicazione dell’Outlook OCSE, i mercati azionari hanno reagito con un tono tutt’altro che preoccupato. L’S&P 500 ha guadagnato lo 0,58%, mentre il Russell 2000 è salito dell’1,6%. Non si tratta di un caso isolato: come sottolinea Gabriel Debach, nelle ultime tre edizioni del report OCSE, l’indice S&P ha reagito sempre allo stesso modo, guadagnando in media lo 0,6%.

Questa divergenza dimostra che gli investitori leggono il contesto in chiave tattica e politica, non macroeconomica. Finché i flussi restano stabili e i rischi sistemici non si concretizzano in shock evidenti, i mercati sembrano disposti a ignorare i segnali ufficiali e a inseguire le narrative di breve periodo.

Nvidia e tecnologia alimentano il rally

A rafforzare il sentiment positivo c’è un fattore dominante: la forza del comparto tecnologico. Nvidia è tornata in cima all’S&P 500, conquistando la leadership il 26 marzo e spingendo l’intero settore in rialzo. Il ritorno dell’hype intorno all’intelligenza artificiale e il buon andamento dei titoli tech hanno neutralizzato il pessimismo macro. Come osserva eToro, questo ottimismo selettivo è in parte sostenuto anche dai segnali di distensione tra Washington e Pechino, benché fragili e temporanei.

In conclusione, come afferma Gabriel Debach, “i mercati non stanno seguendo le previsioni”. Preferiscono seguire la bussola del momentum, ignorando le mappe ufficiali. Finché la musica suona, nessuno vuole lasciare la pista.