L’AI richiede tempo, come trovare aziende già profittevoli e con progetti concreti

L’AI richiede tempo, come trovare aziende già profittevoli e con progetti concreti

L’intelligenza artificiale richiede tempo e capitali: servono aziende solide e progetti concreti per trasformare l’hype in profitti sostenibili.

Un’industria in crescita ma dai ritorni non immediati

L’intelligenza artificiale (AI) non è più una promessa ma un’industria che comporta investimenti colossali in data center, chip ed energia. Secondo Giacomo Calef, country head Italia di NS Partners, questi capitali non producono ritorni immediati: il percorso verso utili consistenti sarà graduale e non lineare. Per gli investitori, la vera questione non è se l’AI creerà valore, ma quando questo valore emergerà nei conti aziendali.

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Valutazioni elevate e aspettative difficili da soddisfare

Le valutazioni delle big tech restano molto esigenti. Microsoft, ad esempio, tratta a premi significativi rispetto al P/E medio degli ultimi cinque anni, con aspettative di crescita difficili da centrare. Questo espone i titoli a correzioni anche in presenza di buoni risultati, se le guidance non sorprendono. Un caso emblematico è NVIDIA: nel secondo trimestre la società ha riportato ricavi e utili solidi, ma l’outlook più prudente sulle vendite e i possibili vincoli sul mercato cinese hanno raffreddato l’entusiasmo, portando a una correzione del titolo nonostante i numeri positivi.

Il rischio della concentrazione e l’effetto cambio per gli investitori europei

Un rischio rilevante è la concentrazione. I cosiddetti “Magnifici 7” rappresentano oltre il 30% dell’S&P 500 e più del 40% del Nasdaq. Un calo anche di pochi titoli si riflette quindi sull’intero mercato. La volatilità osservata ad agosto, con migliaia di miliardi di capitalizzazione bruciati in pochi giorni, lo dimostra. Per gli investitori europei si aggiunge l’effetto cambio: dall’inizio dell’anno l’euro si è apprezzato di circa il 13% sul dollaro, erodendo parte dei guadagni nominali delle posizioni USA e incidendo sulla performance in euro.

Una strategia di equilibrio per l’AI

Per Calef, la strategia richiede equilibrio: ridurre l’eccessiva concentrazione sui nomi più cari, selezionare aziende già profittevoli e con progetti AI concreti, guardare anche ad Europa e small-mid cap dove le valutazioni sono più sobrie. Non si tratta di un rifiuto dell’AI, ma di un invito a gestire il tempo necessario perché investimenti così massicci possano trasformarsi in ritorni sostenibili.