Italia e Francia, la nuova sfida sulla credibilità finanziaria

Italia e Francia, la nuova sfida sulla credibilità finanziaria

Per la prima volta dopo anni, l’Italia inizia a risalire la china, mentre la Francia appare in difficoltà.

Italia in rimonta

La gerarchia del rischio sovrano nell’area euro si sta rapidamente ricomponendo. Secondo l’analisi di Giacomo Calef, Country Head Italia di NS Partners, l’Italia, pur restando uno dei Paesi con il debito più alto (circa il 135% del PIL a fine 2024) ha mostrato segnali incoraggianti. Negli ultimi trimestri il rapporto debito/PIL ha registrato un miglioramento, mentre il disavanzo complessivo si è ridotto, con una proiezione al 3,3% del PIL per il 2025.

La Francia, al contrario, partiva da condizioni migliori ma ha progressivamente perso terreno. L’indebitamento ha superato il 110% del PIL e il deficit si aggira intorno al 5,5%, una dinamica che ha alimentato tensioni sui mercati e difficoltà politiche crescenti.

La traiettoria dei conti pubblici

La chiave del confronto non è solo il livello dei numeri, ma la traiettoria dei dati di bilancio. L’Italia mostra un andamento ritenuto più virtuoso a livello istituzionale: Commissione europea e Consiglio hanno segnalato la possibilità di chiudere la procedura per disavanzi eccessivi tra il 2025 e il 2026, se le tendenze attuali venissero confermate.

La Francia, invece, si allontana dal traguardo del 3% previsto dal Patto di Stabilità. Una divergenza che pesa sulla fiducia degli investitori. Non è un caso che, come sottolinea Calef, i rendimenti dei titoli decennali francesi siano cresciuti in modo evidente e che lo spread OAT–Bund abbia registrato un allargamento significativo.

Il verdetto delle agenzie di rating

Il giudizio delle agenzie internazionali è un altro tassello cruciale. La distanza tra Italia e Francia si è ridotta negli ultimi 12–18 mesi. Moody’s ha declassato la Francia a Aa3 nel dicembre 2024, mentre per l’Italia si sono registrate revisioni positive, con S&P che nella primavera 2025 ha portato il rating a BBB+.

Il confronto con la Spagna resta illuminante: Madrid ha ridotto il debito verso il 102% del PIL nel 2024 grazie a una crescita più robusta e a un deficit inferiore al 3%. S&P assegna un rating inferiore a quello francese, ma con un outlook giudicato più favorevole.

Lezioni per l’Europa

La lezione che emerge è chiara: crescita nominale sostenuta e disciplina fiscale rappresentano la combinazione vincente per riconquistare margini di manovra. Per la Francia, la perdita anche parziale dello status di porto sicuro richiede scelte fiscali più nette e incisive. Per l’Italia, il momento è favorevole per consolidare i progressi e trasformarli in crediti duraturi presso le agenzie di rating.

Come osserva Calef, la Germania resta un caso a sé: crescita più debole rispetto agli altri Paesi europei, ma con un livello di debito contenuto. Questo le consente di mantenere ampi margini per politiche fiscali espansive già preannunciate, rafforzando la sua posizione come ancora di stabilità nell’eurozona.