L’IA e la promessa dirompente per i mercati
L’intelligenza artificiale (IA) è al centro dell’attenzione mediatica ma il suo potenziale dirompente resta ancora sottovalutato. Lo rivelano Brian Barbetta, Global Industry Analyst, e Andrew Heiskell, Equity Strategist di Wellington Management, secondo cui la capacità dell’IA di generare rendimenti interessanti per gli investitori si accompagna a rischi già noti, come la convinzione che basti una larga esposizione agli indici per coglierne i benefici o la difficoltà nel distinguere i veri “disruptor” dalle aziende destinate a essere “disrupted”.
Gli esperti evidenziano quattro elementi che differenziano questa rivoluzione tecnologica dalle precedenti: l’hardware già disponibile su scala globale, la rapidità dello sviluppo, la scalabilità senza eguali e l’impegno straordinario delle grandi imprese tecnologiche. Secondo Wellington, proprio queste caratteristiche rendono la disruption in corso una fonte di valore per i gestori attivi, capaci di selezionare le società con maggiore potenziale.
La diffusione capillare dell’hardware e l’adozione accelerata
Le precedenti rivoluzioni tecnologiche richiedevano onerosi cicli di rinnovamento hardware da parte di aziende e consumatori. Questa volta, la situazione è radicalmente diversa: due terzi della popolazione mondiale è già connessa a Internet e in molti Paesi la penetrazione sfiora il 100%. Gli utenti dispongono già dei dispositivi necessari e le imprese possono fare affidamento su fornitori cloud pronti a scalare velocemente.
Secondo Barbetta e Heiskell, ciò permette una velocità di adozione senza precedenti. Basti ricordare che ChatGPT di OpenAI, lanciato a dicembre 2022, ha raggiunto i 100 milioni di utenti mensili in soli due mesi. Un ritmo inimmaginabile in epoche passate.
L’evoluzione fulminea dei modelli e il crollo dei costi
Dal debutto di ChatGPT, i modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM) hanno compiuto progressi vertiginosi. I cosiddetti reasoning models, capaci di generare i propri dati di addestramento, stanno aprendo scenari inediti. Ogni pensiero elaborato può essere reinserito nel sistema, con un apprendimento in tempo reale che accelera l’efficacia operativa.
Parallelamente, il costo della tecnologia cala rapidamente grazie ai progressi nei semiconduttori. Solo pochi anni fa, l’adozione di modelli di ragionamento sarebbe stata proibitiva; oggi diventa sostenibile e apre la strada a applicazioni redditizie dell’IA generativa. Come sottolineano gli analisti di Wellington, la combinazione tra avanzamento tecnico e riduzione dei costi amplifica la portata della rivoluzione.
Scalabilità e automazione a un nuovo livello
Le trasformazioni tecnologiche del passato, dall’automazione delle catene di montaggio al potenziamento del lavoro intellettuale, hanno richiesto decenni per dispiegarsi appieno. L’IA, al contrario, si distingue per la sua scalabilità immediata. Gli agenti intelligenti, introdotti con le prime applicazioni pratiche già quest’anno, promettono di sostituire su larga scala attività umane con frizioni minime.
Heiskell evidenzia come questo processo avanzi a un ritmo senza paragoni, portando il potenziamento delle capacità lavorative umane a livelli mai visti. È una corsa destinata, secondo Wellington, ad accelerare ulteriormente nei prossimi anni.
L’impegno record delle grandi aziende tecnologiche
Un altro fattore determinante riguarda gli investimenti senza precedenti delle big tech. Laboratori e colossi dell’industria stanno riversando risorse immense nello sviluppo e nella scalabilità dei modelli di IA. Questa competizione accende la corsa al dominio tecnologico e accelera l’adozione delle innovazioni, con ricadute dirette non solo nel settore hi-tech, ma anche in comparti tradizionali che subiranno l’impatto delle nuove soluzioni.
Come osservano gli analisti di Wellington, la velocità con cui queste imprese stanno spingendo l’innovazione renderà le disruption ancora più profonde e diffuse.
L’impatto epocale sul lavoro e sull’economia
Il cambiamento in corso non riguarda soltanto i mercati finanziari. Secondo Barbetta e Heiskell, le ricadute occupazionali saranno enormi. Una parte significativa dei lavori impiegatizi di primo livello potrebbe essere automatizzata già nei prossimi anni. Con il miglioramento dei modelli di ragionamento, anche professioni legate all’analisi dei dati finiranno per essere interessate dalla trasformazione.
Questa prima fase di disruption è già iniziata e, come sottolineano gli analisti di Wellington, non è adeguatamente considerata nei modelli utilizzati dagli investitori. Se in prospettiva si creeranno nuovi posti di lavoro, come accaduto con l’introduzione dei fogli di calcolo, nell’immediato il rischio è che le perdite superino largamente le nuove opportunità.
Le implicazioni per gli investitori
Per chi investe, il nuovo scenario offre enormi possibilità, ma anche tre insidie da non sottovalutare.
La prima riguarda il fatto che non tutte le aziende tecnologiche avranno successo: alcuni colossi sono avvantaggiati, ma non è escluso che i futuri dominatori del settore non siano ancora stati fondati. Sarà cruciale distinguere i veri vincitori dai perdenti.
La seconda è che gli investimenti in conto capitale non garantiscono automaticamente rendimenti. Gli operatori dovranno valutare con attenzione l’efficacia con cui le imprese impiegano le risorse, senza confondere spese massicce con strategie vincenti.
La terza insidia, infine, riguarda il predominio del mercato azionario statunitense. Negli ultimi anni, una manciata di grandi titoli tech ha dominato la scena, ma la classifica potrebbe cambiare radicalmente. Come ricordano Barbetta e Heiskell, nonostante i “Magnifici Sette” abbiano ancora margini di crescita, nuovi attori, sia negli Stati Uniti che in Asia, possono emergere e ridefinire gli equilibri.
La forza dell’approccio attivo
Questa rivoluzione, con le sue opportunità e i suoi rischi, ribadisce l’importanza dell’approccio attivo alla gestione degli investimenti. A differenza dei gestori passivi, che replicano gli indici in modo indiscriminato, chi analizza in profondità i fondamentali delle aziende può cogliere i veri trend di crescita e selezionare i protagonisti della nuova era tecnologica.
Secondo Wellington, proprio questa capacità di discernere i vincitori dai vinti offre un vantaggio decisivo nel saper navigare la disruption indotta dall’IA. Per gli investitori, saper leggere la trasformazione in atto sarà la chiave per non restare indietro.
