Inflazione USA sotto controllo, la FED osserva

Inflazione USA sotto controllo, la FED osserva

I dati sull’inflazione statunitense di maggio confermano una crescita contenuta, inferiore alle attese.

Inflazione sotto le attese: segnali di rallentamento

Nel mese di maggio l’inflazione statunitense ha mostrato segnali di moderazione. I dati pubblicati dal Bureau of Labor Statistics indicano un aumento del Consumer Price Index (CPI) del 2,4% su base annua, inferiore rispetto alle attese del mercato fissate al 2,5%. Su base mensile l’incremento è stato dello 0,1%, anch’esso sotto il previsto +0,2%. L’indice core – che esclude le componenti energetiche e alimentari – ha segnato un rialzo annuo del 2,8% contro il 2,9% stimato, mentre su base mensile ha registrato un aumento contenuto dello 0,1% (consensus +0,3%).

Questi numeri hanno raffreddato i timori di un’inflazione fuori controllo e sono stati accolti positivamente dai mercati. Secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, le pressioni inflazionistiche sono deboli e al momento l’effetto dei dazi sulle dinamiche dei prezzi sembra trascurabile. Questo contesto macroeconomico, unito a un mercato del lavoro in leggera contrazione, aumenta le probabilità che la Federal Reserve possa considerare un taglio dei tassi d’interesse nel secondo semestre dell’anno.

La prudenza della Federal Reserve

Nonostante i dati favorevoli, la Federal Reserve mantiene un profilo cauto. Come evidenzia Richard Flax, Chief Investment Officer di Moneyfarm, la banca centrale statunitense è consapevole dell’incertezza legata alle politiche economiche e commerciali, in particolare ai nuovi dazi sulle importazioni dalla Cina. Le tariffe, che comprendono una base del 10% e soglie più elevate su alcune categorie, potrebbero iniziare a incidere sull’inflazione nei prossimi mesi, attenuando gli effetti positivi osservati a maggio.

La FED, dunque, non sembra voler affrettare un cambio di rotta. Il rischio di una risalita dell’inflazione rimane presente, anche se per ora sotto traccia. L’istituto monetario continuerà a osservare con attenzione l’andamento del PIL, del mercato del lavoro e dei consumi, in un contesto reso più instabile dalle tensioni commerciali internazionali.

Tassi stabili per ora, ma tagli probabili entro l’anno

La linea della prudenza non esclude tuttavia interventi nei prossimi mesi. Secondo John Lloyd, Global Head of Multi Sector Credit di Janus Henderson, la probabilità che la Fed effettui almeno due tagli dei tassi prima della fine dell’anno è elevata. L’inflazione core sotto controllo rappresenta un segnale incoraggiante per la banca centrale, che potrebbe sentirsi rassicurata sul fatto che gli obiettivi inflazionistici sono alla portata.

Lloyd sottolinea tuttavia che l’evoluzione della politica monetaria resta difficile da prevedere, data la volatilità dei mercati e l’impatto delle decisioni governative. I mercati stanno già prezzando una riduzione complessiva di 50 punti base entro il 2025. Tuttavia, eventuali variazioni nella disoccupazione o un’accelerazione imprevista dei prezzi potrebbero cambiare radicalmente lo scenario.

Mercati in fermento, dollaro in calo

La reazione dei mercati ai dati sull’inflazione non si è fatta attendere. Gli indici azionari statunitensi hanno registrato rialzi, sostenuti dall’ottimismo su possibili tagli dei tassi d’interesse. Sull’altro fronte, il dollaro ha subito un netto indebolimento nei confronti delle principali valute, riflettendo le attese di un allentamento della politica monetaria da parte della FED.

Il quadro generale suggerisce che, pur in un contesto incerto, gli investitori vedono un’opportunità nei mercati azionari e un alleggerimento del dollaro come leva per aumentare l’esposizione su asset più rischiosi. Tuttavia, come ricordano gli esperti di IG Italia, la direzione della politica monetaria americana sarà strettamente legata all’evoluzione di inflazione, occupazione e conflitti commerciali.