Inflazione in Argentina ai minimi da cinque anni, la cura Milei dà i primi frutti

Inflazione in Argentina ai minimi da cinque anni, la cura Milei dà i primi frutti

Mentre negli Stati Uniti i riflettori erano puntati sul nuovo dato del CPI, l’Argentina sorprende con una discesa storica dell’inflazione.

La sorpresa inflattiva di maggio

Nel mese di maggio l’Argentina ha registrato un incremento dei prezzi al consumo dell’1,5%, un dato che può apparire ancora elevato se confrontato con lo 0,1% degli Stati Uniti, ma che rappresenta per Buenos Aires un traguardo simbolico. Si tratta infatti del livello mensile più contenuto degli ultimi cinque anni, un netto cambio di passo rispetto alla media del 10% mensile che aveva caratterizzato il 2023.

A differenza di quanto avviene solitamente nei processi disinflattivi, questa dinamica non è stata innescata da una stretta monetaria classica operata dalla Banca Centrale argentina. Come osservato dall’Economic Team di Payden & Rygel, che ha seguito l’evoluzione delle politiche sotto la presidenza Javier Milei, a fare la differenza è stato il cambio drastico di paradigma fiscale e regolatorio introdotto dal nuovo governo.

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Una terapia d’urto con costi evidenti

Insediatosi in un momento critico, con l’inflazione a livelli record, il presidente Milei ha scelto una strada radicale: fermare il finanziamento del deficit pubblico attraverso l’emissione monetaria. A questa decisione si è aggiunta una politica di severi tagli alla spesa pubblica, accompagnata da un’aggressiva deregulation dell’economia e da una drastica riduzione dei sussidi statali, comprese molte misure di protezione sociale.

Il risultato immediato è stata una forte contrazione dell’offerta di moneta, che ha prodotto una profonda recessione nella seconda parte del 2023. Tuttavia, questa dinamica ha anche consentito di invertire il trend inflazionistico, riportando gradualmente i prezzi su un sentiero più stabile. Secondo quanto riportato dall’Economic Team di Payden & Rygel, il governo ha considerato questo shock come un sacrificio necessario per stabilizzare il Paese nel lungo termine.

Rimbalzo economico, ma i rischi non sono svaniti

Con l’inizio del 2025, l’economia argentina ha cominciato a uscire dalla recessione, mostrando un primo segnale di rimbalzo. Allo stesso tempo, l’inflazione ha proseguito il suo percorso di discesa. Tuttavia, se da un lato i numeri sono incoraggianti, dall’altro non autorizzano facili entusiasmi. Un’inflazione mensile dell’1,5% implica comunque un tasso annualizzato del 20%, un livello ancora quattro volte superiore rispetto all’obiettivo del 5% annuo fissato dai policymaker argentini.

Come rileva l’Economic Team di Payden & Rygel, che segue da vicino l’impatto delle riforme di Milei, è troppo presto per parlare di successo definitivo. L’equilibrio è fragile e la sfida ora sarà mantenere questo trend di stabilizzazione senza compromettere la ripresa economica.

Il “miracolo Milei” è ancora tutto da dimostrare

L’Argentina sta attraversando una fase cruciale della sua storia economica recente. Il drastico piano di consolidamento fiscale, accompagnato dalla volontà di ridisegnare completamente le fondamenta dello Stato, ha portato risultati tangibili in termini di riduzione dell’inflazione. Ma la sostenibilità di questo approccio resta tutta da verificare. Un tasso di inflazione al 20% resta ancora lontano dagli standard internazionali, e la tensione sociale derivante dai tagli è una variabile che potrebbe rapidamente compromettere i progressi compiuti.

In definitiva, conclude l’Economic Team di Payden & Rygel, prima di parlare di “miracolo Milei”, sarà necessario attendere una stabilizzazione duratura e un ritorno credibile verso gli obiettivi di crescita e coesione sociale. Per ora, l’Argentina è in transizione, sospesa tra una promessa di rigore e il rischio di un nuovo shock economico.