Il declino del dollaro: un trend destinato a proseguire?
Il dollaro approfitta della pausa del Memorial Day di martedì, degli annunci di rinvio dei dazi USA contro l’Unione Europea e della debolezza dell’obbligazionario giapponese per rafforzarsi. Il Dollar Index, che rapporta l’andamento della valuta Usa a un paniere di sei valute, ha infatti ritrovato temporaneamente un picco di 99,87 (alle 3:00 ora italiana) per poi tornare ad attestarsi in mattinata attorno a 99,50, in ripresa comunque rispetto al minimo di 98.69 registrato lunedì.
Tuttavia, secondo le analisi di UBS il dollaro potrebbe affrontare un periodo di debolezza nella seconda metà del 2025, con il cambio EUR/USD – oggi a 1,1331 – previsto in rialzo fino a 1,16 entro dicembre. Questo scenario è supportato da diversi fattori macroeconomici e geopolitici che stanno influenzando i mercati finanziari globali.
Le fiammate e i tentativi di ripresa, insomma, sembrano scontrarsi con uno scenario di medio-lungo periodo non certo positivo per il biglietto verde.

Crescita USA in rallentamento e impatto sul dollaro
Per UBS, uno dei principali driver della svalutazione del dollaro è il rallentamento della crescita economica statunitense. Dopo anni di espansione, il PIL USA mostra segnali di indebolimento, con dati sull’inflazione domestica leggermente più elevati rispetto alle attese. Questo potrebbe ridurre l’attrattività degli asset denominati in dollari, spingendo gli investitori a diversificare i loro portafogli.
Incertezza politica e disinvestimenti internazionali
L’incertezza politica negli Stati Uniti sta giocando un ruolo chiave nella dinamica valutaria. Gli investitori europei e giapponesi stanno progressivamente riducendo la loro esposizione agli asset in dollari, in particolare nel settore azionario.
La sovraesposizione ai mercati statunitensi potrebbe quindi trasformarsi in un fattore di debolezza per il dollaro, favorendo valute alternative come l’euro e le principali valute asiatiche.
Impatto sull’economia USA: inflazione e commercio
Un dollaro debole ha implicazioni dirette sull’economia statunitense. Da un lato, può favorire le esportazioni americane rendendo i prodotti più competitivi sui mercati internazionali. Tuttavia, aumenta il costo delle importazioni, contribuendo a una pressione inflazionistica interna.
Una spia della delicatezza della situazione è stato inoltre il recente declassamento del rating USA da parte di Moody’s, che ha ulteriormente indebolito la fiducia degli investitori, evidenziando le preoccupazioni legate al crescente deficit di bilancio e alla stabilità economica.
Effetti sugli investimenti in asset USA
La svalutazione del dollaro può avere un impatto significativo sugli investimenti in asset quotati negli Stati Uniti. Gli investitori stranieri potrebbero ridurre la loro esposizione ai titoli denominati in dollari, favorendo mercati emergenti e valute alternative. Inoltre, la debolezza del dollaro potrebbe influenzare negativamente il mercato azionario americano, con una maggiore volatilità e una riduzione dell’attrattività degli asset statunitensi.
Il rischio non è trascurabile. Per esempio, un recente studio di Deutsche Bank redatto da George Saravelos e Michael Puempel ha evidenziato come gli investitori esteri detengano circa 26.000 miliardi di dollari in asset statunitensi. Ciò significa – affermano – “che anche solo un aumento dell’1% nella copertura potrebbe innescare vendite di dollari per 260 miliardi, pari ai flussi totali nei mercati USA negli ultimi due anni”.
Valute emergenti e impatto delle materie prime
Le valute ad alto beta, come il dollaro australiano (AUD), la corona svedese (SEK) e la sterlina inglese (GBP), potrebbero però beneficiare di questa fase di transizione. Inoltre, il calo dei prezzi del petrolio potrebbe favorire queste valute, mentre il deterioramento delle ragioni di scambio delle materie prime rischia di pesare ulteriormente sul dollaro.
A questo proposito Bank of America (BofA) rileva come la tendenza all’alleggerimento di dollari da parte degli investitori sembra destinata a continuare, in particolare contro il dollaro australiano e le valute dei Paesi emergenti dell’Asia. Queste ultime direttamente legate ai colloqui sui dazi intrapresi da Cina e Stati Uniti.
Un dollaro più debole entro fine anno?
La convergenza di fattori ciclici e strutturali sembra destinata a influenzare negativamente il dollaro nei prossimi mesi. Per JP Morgan il dollaro appare svalutato rispetto a quasi tutte le principali valute fatta salva la rupia indonesiana, e nel lungo termine resta sopravvalutato.
