Il Mondo delle Materie Prime: Dall'Oro Nero all'Oro Giallo

Il Mondo delle Materie Prime: Dall'Oro Nero all'Oro Giallo

Una panoramica dettagliata sui mercati delle commodity, sull'investimento in oro e sull'impatto delle operazioni OPEC

Cosa sono le commodity?

1.1 Le materie prime

Il termine commodity deriva dal francese commodité, utilizzato per indicare un vantaggio o una convenienza ed è entrato in uso nella lingua inglese nel 15° secolo.

La parola fa riferimento all’italiana ‘materie prime’, espressione con la quale si definiscono i beni denominati ‘fungibili’, utilizzati per soddisfare un bisogno, e nel mercato finanziario rappresentano una categoria di beni scambiata senza differenze qualitative.

Inoltre, possono utilizzate come sottostanti per diversi strumenti: è il caso delle ‘commodity bond’, ovvero obbligazioni rimborsate con interessi indicizzati alla quotazione di una certa materia prima, e delle ‘Commodity future’, ovvero contratti futuri tramite i quali ci si accorda sull’obbligo di scambiare una prefissata quantità di merce ad una data prefissata e ad un determinato prezzo stabilito alla data di contrattazione.

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1.2 Le tipologie

Le materie prime comprendono al loro interno un gruppo molto eterogeneo di beni, differenziandosi per destinazioni d’uso, qualità, capacità di stoccaggio e intensità di rinnovabilità.

Le tipologie sono le più svariate ma si possono differenziare in due categorie: ‘soft’ e ‘hard’.

La categoria ‘soft’ prevede le materie prime derivanti dal settore agricolo e dall’allevamento, differenziandosi a loro volta in beni agricoli come avena, farina di soia, frumento, cacao, caffè, cotone, succo d’arancia, maiali e molti atri, mentre nel settore carni troviamo bovini, maiali e pancetta di maiale.

Sono comprese nella categoria ‘hard’ quelle rientranti nel settore energetico (petrolio, gas naturale, benzina, etanolo, ecc.), dei metalli (alluminio, nickel, rame, acciaio, ecc.), dei metalli preziosi (oro, argento, platino, palladio, ecc.) e di quelli industriali (gomma naturale, cotone, lana, seta, juta, sisal, pelli, legno).

1.3 Prezzo spot e future

Le commodity presentano due tipologie di prezzo, quello ‘spot’, in valuta locale per la consegna immediata della merce, e quello dei future, i quali bloccano il costo di una consegna futura della merce. La differenza tra i due prezzi è denominata ‘base’, principalmente rappresentata dalle date di delivery e dai tassi di interesse.

Nel prezzo dei future sono compresi i costi di stoccaggio della merce, includendo interessi e assicurazione, oltre ad altre spese accessorie.

Per calcolare il prezzo dei future sulle materie prime è necessario partire dal prezzo spot della merce, per poi aggiungere i costi di stoccaggio. Il risultato andrà moltiplicato per il numero di Eulero (2,718281828) elevato al tasso di interesse privo di rischio moltiplicato per il tempo di scadenza.

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1.4 I mercati principali

La negoziazione delle materie prime avviene principalmente tramite contratti future e in diversi mercati, compresi tra America, Europa ed Asia.

In Nord America troviamo il Chicago Mercantile Exchange (CME), il New York Mercantile Exchange (NYMEX), il Comex (metalli industriali e preziosi), il Chicago Board of Trade (CBOT) e il Toronto Stock Exchange (TSX).

Nel vecchio continente sono attivi l’Intercontinental Exchange (ICE), il London Metal Exchange (LME), l’European Energy Exchange (EEX) e l’Euronext.liffe.

In Asia, infine, si possono scambiare materie prime nel Dalian Commodity Exchange (DCE) e nel Multi Commodity Exchange (MCX).

1.5 Gli indici principali

Per fornire degli indicatori sull’andamento delle materie prime o su un loro sottoinsieme tematico (metalli o energetici, ecc.) sono stati creati degli appositi indici di prezzo.

Si tratta di panieri di commodity selezionati in base a diversi criteri, con l’obiettivo di replicare il paniere in modo da tener traccia della performance di questo gruppo di materie prime, oltre a fornire una base per diversi strumenti di investimento.

Tra i principali ci sono lo SP Goldman Sachs Commodity Index, il Dow Jones-UBS Commodity Index, il Reuters/Jefferies CRB Index, il RICI Jim Rogers Index e il Commin Commodity Index.

Cos’è il petrolio

2.1 Petrolio e il suo prezzo

Il petrolio rientra tra le tipologie di materie prime (commodity) e viene spesso definito ‘oro nero’.

Il suo prezzo viene parametrato al barile (barrel), unità di volume pari a 159 litri o 42 galloni statunitensi, mentre l’unità di scambio è costituita da lotti indivisibili di mille barili.

In molti dati ufficiali relativi a scorte, produzioni o fabbisogni di petrolio viene usato come riferimento il barile di petrolio equivalente (boe), concetto attraverso il quale si intende la trasformazione dei volumi di idrocarburi gassosi in volumi equivalenti di idrocarburi liquidi, convertendo in metri cubi (o piedi cubici) delle sostanze gassose in litri.

A condizionare il prezzo del petrolio è l’andamento del ciclo economico globale, in particolare di quelli dei principali paesi consumatori come USA e Cina, in quanto legato alla domanda.

In una fase di espansione economica, tipicamente caratterizzata da un’elevata attività di energia e di utilizzo di carburanti, si assisterà ad un aumento del prezzo, il trend del suo valore sarà in calo nelle fasi di recessione economica.

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2.2 WTI e Brent

Le tipologie di petrolio più analizzate sono il West Texas Intermediate (WTI) e il Brent Crude, anche se ne esistono molti a livello internazionale.

Il WTI, di qualità elevata, viene prodotto in Texas, nella Louisiana e nel Nord Dakota, ed è utilizzato come principale parametro di riferimento nel mercato petrolifero statunitense.

Il Brent Crude viene estratto dal Mare del Nord, tra le Isole Shetland e la Norvegia, ed è il risultato di una miscela derivata dall’unione di diversi tipi di petrolio come il Brent Blend, il Forties Blend, l’Oseberg e l’Ekofisk.

Il Brent è stato destinato storicamente ai mercati europei ma viene considerato il punto di riferimento per tutto il greggio dell’Africa occidentale, del Mediterraneo e anche per alcuni paesi del sud-est asiatico, complessivamente per il 60% del mercato mondiale, quindi è collegato ad un mercato più ampio rispetto al WTI.

Il WTI e il Brent sono scambiati sul NYMEX di New York e sull’IncontinentalExchange di Atlantia tramite future o con contratti a consegna immediata (spot), rispettivamente a Cushing (Oklahoma) per il greggio USA e al London International Petroleum Exchange per il petrolio europeo.

2.3 La differenza di prezzo

La grandezza maggiore del mercato del Brent, unita ai suoi costi di trasporto, i prezzi delle due tipologie ad avere sempre delle differenze, che possono variare nel tempo a seconda delle condizioni globali.

Tra gli elementi che incidono sulla differenza di prezzo ci sono l’aumento esponenziale della produzione USA, che ne deprime la quotazione, e la riduzione dei flussi dalle piattaforme del Mare del Nord che fa crescere quella del Brent.

Seguendo la legge dell’economia, inoltre, l’impennata della domanda da parte dei mercati asiatici avvenuta nel 2010 aveva portato ad un aumento considerevole della quotazione del Brent.

Cos’è l’OPEC

3.1 OPEC e i suoi componenti

La Organization of the Petroleum Exporting Countries (OPEC) è l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio fondata nel 1960 da cinque nazioni quali Arabia Saudita, Venezuela, Iraq, Iran e Kuwait, a cui si sono aggiunti nel tempo Emirati Arabi Uniti, Algeria, Nigeria, Ecuador, Gabon, Angola, Guinea Equatoriale e Repubblica del Congo.

L’OPEC viene considerato un cartello per la gestione della produzione mondiale di petrolio con l’obiettivo di controllarne il prezzo e, se in passato era considerata molto potente a causa della sua posizione dominante, l’ingresso sul mercato della produzione americana che utilizza il fracking ha messo in dubbio la sua posizione di monopolio sul controllo dei prezzi, nonostante oggi l’organizzazione controlli circa l’80% delle riserve petrolifere mondiali accertate.

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3.2 Gli obiettivi

I tre obiettivi principali dell’OPEC comprendo il mantenimento della stabilità dei prezzi internazionali del petrolio attraverso il coordinamento della produzione dei suoi membri mediante le quote, cercando di combattere le eccedenze e le carenze.

L’obiettivo di ridurre la volatilità dei prezzi del petrolio è stato identificato con lo scopo di rendere più redditizie possibili per i membri dell’organizzazione la produzione e l’offerta di petrolio.

Inoltre, l’OPEC cerca di contrastare la concorrenza nel settore, soprattutto quello americano, attualmente in espansione, a cui si aggiungono anche i paesi non OPEC.

Tra gli altri obietti, l’organizzazione cerca di massimizzare i profitti dalla vendita di petrolio, dallo sviluppo dei giacimenti e dall’industria petrolifera in generale.

L’OPEC si occupa anche di controllare e regolare i prezzi, mantenere stabile il rifornimento per i clienti, elaborare e mantenere la strategia unificata per lo sviluppo di giacimenti, monitorare costantemente la dinamica dei prezzi, proteggere gli interessi dei suoi membri, supervisionare le attrezzature e interagire con i paesi non aderenti per cercare di garantire uno sviluppo armonioso del mercato mondiale.

3.3 La struttura

La struttura organizzativa si compone della Conferenza dei Ministri-Delegati dei paesi partecipanti, corpo principale dell’organizzazione che elegge il Segretario Generale, nel corso della quale si decide in merito alle politiche, al budget e al coinvolgimento nello sviluppo dell’industria, oltre che ascoltare i relatori.

I delegati dei paesi aderenti compongono la Direzione Generale, la quale organizza la composizione dei relatori, valuta i nuovi membri, progetta le industrie scientifiche e gestisce direttamente la situazione.

Tra gli altri organi è previsto il Segretariato, gestito dal Consiglio direttivo e composto da tre dipartimenti, e la Commissione economica, la quale controlla l’andamento della dinamica dei prezzi sul mercato mondiale del petrolio e raccoglie i dati.

3.4 L’OPEC+

Seppure i paesi aderenti all’OPEC rappresentano tra i maggiori produttori al mondo di greggio, ce ne sono diversi altri importanti che hanno deciso di non partecipare a questa organizzazione, compresi giganti come Russia, Regno Unito, Norvegia, Stati Uniti, Messico e Oman.

Per cercare di rimediare a questa situazione, l’OPEC si è associata in maniera più ufficiosa con alcuni produttori, creando una sorta di alleanza chiamata OPEC+.

Questa alleanza è stata creata nel 2016 e da quel momento l’OPEC+ comprende anche Russia, Messico, Kazakistan, Azerbaijan, Bahrein, Brunei, Malesia, Oman, Sudan e Sudan del Sud.

Al tempo stesso, però, questi paesi non sono tenuti a rispettare le decisioni prese dall’OPEC, in particolare per quanto riguarda le quote di produzione, ma sono invitati permanenti alle discussioni dell’organizzazione ed avere scambi diretti con i membri ufficiali a seconda delle condizioni del mercato internazionale.

Cos’è l’oro?

4.1 Oro e tipi di investimento

Comunemente definito anche ‘metallo prezioso giallo’, l’oro rientra tra le materie prime (Commodity), ricoprendo spesso il ruolo di bene rifugio.

Gli investimenti in oro possono essere effettuati tramite l’acquisto materiale di monete o lingotti, oppure attraverso certificati d’investimento o azioni di aziende aurifere.

Tra i certificati di investimento legato all’oro ci sono gli Exchange Traded Fund (ETF), i quali riproducono il prezzo dell’oro con rapporto di quasi uno a uno, permettendo così gli investitori di trarre profitto dalle fluttuazioni di prezzo senza acquistare direttamente la materia prima fisica.

Per le ‘scommesse’ in oro finanziario, ci si può servire anche dei future, un insieme di strumenti particolarmente diffusi tra gli investitori in materie prime.

Si tratta di un contratto stipulato tra due parti, le quali si impegnano a concedere oppure a ritirare una certa quantità di oro fisico ad un prezzo stabilito in una data precisa e permette di poter guadagnare anche in caso di ribasso del suo prezzo.

4.2 La quotazione

Il prezzo ufficiale dell’oro viene fissata due volte al giorno dal Bullion Market Association di Londra e si riferisce alla migliore quotazione, ovvero quella pura 24 carati.

La quotazione così stabilita funge da riferimento per tutte le transazioni commerciali che riguardano il metallo prezioso giallo ed è espressa in dollari per oncia.

La procedura di fissazione della quotazione è chiamata fixing e il prezzo resta sconosciuto a chiunque prima della comunicazione ufficiale, neanche agli stessi partecipanti a tale processo.

Solo il confronto tra la domanda e l’offerta, infatti, influenzano in maniera diretta la quotazione, cercando così di calmierare il mercato e mantenere un equilibrio costante.

4.3 Il mercato spot

L’acquisto e la vendita di oro fisico con transazione immediata sono possibili in quello che viene definito mercato spot, ovvero una rete di professionisti che partecipano alla compravendita di metalli preziosi rispondendo ai medesimi standard e alle medesime regole.

Il contratto scambiano presenta alcune regole riconosciute dagli operatori come il pagamento della somma entro 48 ore, l’utilizzo di un prezzo stabilito in dollari per oncia, lingotti da 400 once troy di tipo Good Delivery e il costo del trasporto addebitato al compratore.

Generalmente questo mercato non è dedicato agli investitori privati a causa dei limitati margini su volumi importanti e sono poche le banche disposte a portare aventi tutte le complesse procedure necessarie (verifica identità e solvibilità del compratore).

4.4 Bene rifugio

Da sempre l’oro è considerato un bene rifugio, ovvero rientra tra quegli asset che conservano il proprio valore nei periodi di forte crisi finanziaria e permettono di mettere al sicuro dalle oscillazioni del mercato i propri investimenti o risparmi, anche se viene utilizzato anche per fini speculativi.

A renderlo un ‘porto quasi sicuro’ è la sua bassissima correlazione con le altre asset class, pertanto resta ideale per diversificare il proprio portafoglio nelle fasi più incerte dei mercati.

Uno dei fattori che possono influenzarne il prezzo è la sua quotazione espressa in dollari per oncia, pertanto l’oro risulta sensibile alle fluttuazioni del biglietto verde, oltre ad altre situazioni in cui è espresso in altre valute come l’euro.

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