Le criptovalute
1.1 Definizione
Le criptovalute sono monete digitali create su internet utilizzate come mezzo di scambio o detenute a scopo di investimento e costituiscono una rappresentazione virtuale di valore.
La valuta digitale è visibile/utilizzabile soltanto conoscendo un determinato codice informatico in quanto non esiste in forma fisica (virtuale) e si scambia esclusivamente per via telematica.
Le cripto sono caratterizzate dalla peculiarità di essere decentralizzate, in quanto saltano l’intermediazione di istituti centrali quali banche e governi, e utilizzano una crittografia finalizzata alla sicurezza, l’immutabilità e la trasparenza delle operazioni.
Il trasferimento di cripto avviene tramite la tecnologia peer-to-peer (p2p) nella quale i nodi non sono gerarchizzati, bensì equivalenti.
1.2 Caratteristiche
Le criptovalute presentano diversi elementi che le caratterizzano come il ‘protocollo’, ovvero un codice informatico nel quale sono inserite le regole da seguire nelle transazioni.
Altre caratteristiche sono la presenza di un ‘libro mastro’ (distributed Ledger o blockchain) nel quale è presente in maniera immodificabile la storia delle transazioni.
Inoltre, è presente una rete decentralizzata di partecipanti che aggiornano, conservano e consultano la Distributed Ledger delle transazioni (ossia sistemi che si basano su un registro distribuito, che può essere letto e modificato da più nodi di una rete), seguendo le regole del protocollo.
1.3 La blockchain
La tecnologia blockchain, in italiano catena a blocchi, è composta da una serie numerica concatenata in maniera immutabile sotto forma di blocchi di bit all’interno di una catena.
Le varie blockchain sono comprese nella più ampia famiglia delle tecnologie di Distributed Ledger e, vista l’assenza di un ente centrale, per validare le modifiche da effettuare al registro i nodi devono raggiungere il consenso.
Le modalità con ci si raggiunge questo consenso e la struttura del registro cambiano a seconda delle diverse tecnologie di Distributed Ledger.

1.4 Il token
Le informazioni digitali all’interno di una blockchain sono chiamati ‘token’ e conferiscono un diritto a un determinato soggetto, pertanto la ‘tokenizzazione’ rappresenta la conversione dei diritti di un bene in un token digitale registrato su una blockchain.
I token, spesso chiamati ‘gettoni’, sono frazioni di una criptovaluta emessa che vengono scambiati tra gli utenti mediante transazioni memorizzate sul registro.
1.5 Il mining di cripto
La creazione di criptovalute avviene tramite un processo denominato ‘mining’ e comprende anche il modo in cui vengono convalidate le transazioni effettuate in valuta digitale.
Si tratta di sistema attraverso il quale i ‘miner’ risolvono complessi problemi matematici con l’aiuto di computer molto potenti, ricevendo in cambio delle monete virtuali totalmente nuove.
Il mining, dunque, da un lato crea nuove criptovalute e allo stesso tempo convalida le transazioni collegandole a quelle già esistenti.

1.6 Initial coin offering ICO
Al pari delle IPO, il processo di ‘Initial coin offering’ (ICO) permette la raccolta fondi per le nuove criptovalute, mentre spesso è utilizzata per finanziarie direttamente delle idee imprenditoriali.
Il processo vede l’emissione di c.d. coin o token digitali al posto dei tradizionali strumenti finanziari (esempio azioni) offerti agli investitori dietro pagamento contro cash di valute correnti (dollari, euro, ecc.) o altre criptovalute.
Le fasi dell’ICO prevedono la creazione di un progetto innovativo da sviluppare e finanziarie, la redazione e pubblicazione di un documento informativo circa l’emittente, il progetto e coin/token (white paper), oltre all’utilizzo della blockchain per le fasi di coinvolgimento degli investitori.
Cos’è il Bitcoin
2.1 Definizione e origine
La principale delle criptovalute è il Bitcoin e, al pari delle altre, questa valuta virtuale non è stampata ma viene creata, distribuita e scambiata in maniera completamente digitale attraverso i computer.
Il suo simbolo è ฿, anche se nei mercati viene utilizzato anche BTC o XBT, e la quantità disponibile è limitata, in quanto non è possibile crearne più di 21 milioni.
Il Bitcoin nasce nel 2008 da un inventore anonimo che si presentò al mondo con lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, pubblicando i primi whitepaper sulla cripto e sulla tecnologia alla sua base, ovvero la blockchain.
L’idea fu ispirata da Wei Dai, ingegnere informatico creatore del predecessore del Bitcoin, B-money, e della libreria crittografica Crypto++.

2.2 Tecnologia
I Bitcoin funzionano attraverso la tecnologia della blockchain, la quale ne permette una gestione digitalizzata priva dell’intervento delle banche centrali.
La conservazione dei Bitcoin avviene all’interno di enormi database condivisi (fisicamente installati su più computer collegati tra loro alla rete internet) che attraverso sistemi avanzati di crittografia rendono possibile il tracciamento e la realizzazione delle transazioni, la generazione di nuove monete e la distribuzione ai proprietari.
Queste criptovalute poi vengono conservate all’interno di un portafoglio virtuale salvato all’interno di un indirizzo specifico (wallet o portafoglio) e formato da una chiave privata e una pubblica.
Se la chiave privata è necessaria per permettere l’accesso al portafoglio, quella pubblica serve per condividerla con gli altri utenti, facendo in modo che un altro soggetto sappia dove versare i Bitcoin.
La svalutazione a fronte dell’immissione sul mercato di nuova moneta digitale è impedita dal sistema già utilizzato per la condivisione di file tra più computer connessi alla rete e tra loro, il ‘peer to peer’, il quale rende più difficile risolvere gli algoritmi per verificare ed accettare le transazioni.
2.3 Caratteristiche
Tra le ragioni alla base della creazione e del seguente successo del Bitcoin c’è la decentralizzazione del sistema, il quale permette la totale indipendenza rispetto a qualsiasi autorità governativa grazie alla possibilità per chiunque di far parte del processo di mining e di verifica delle transazioni.
A queste si aggiunge l’anonimato, in quanto nessuno può essere collegato facilmente alle proprie informazioni personali, permettendo così al denaro di essere difficilmente tracciato da soggetti esterni.
Studiando attentamente l’intera blockchain è possibile teoricamente ripercorrere tutto il percorso del denaro all’interno di ogni singolo portafoglio nella rete, anche se identificare una persona attraverso il suo indirizzo Bitcoin è virtualmente impossibile.
Altre caratteristiche importanti del Bitcoin sono la velocità, vista l’istantaneità dei processi di pagamento indipendentemente dalla distanza geografica, e la non-rifiutabilità, in quanto dopo che le valute digitali sono state spedite non è più possibile riottenerli, salvo il caso in cui sia il destinatario a spedirlo.
2.4 Come ottenere Bitcoin
La maniera più semplice di avere Bitcoin è quello di comprarli, sia attraverso vari exchange che direttamente da altre persone attraverso un marketplace.
Lo scambio può avvenire tramite denaro contante o altre criptovalute, trasferimenti con carte di credito o debito, anche se è fondamentale avere a disposizione un apposito wallet.
Un altro modo è quello del mining, ovvero la creazione di Bitcoin attraverso un computer, anche se con il tempo questo processo sta diventando sempre più costoso e meno redditizio per i normali utenti.
3. Cos’è l’Ethereum
3.1 Ethereum ed Ether
Non bisogna confondere i due termini in quanto l’Ethereum è una piattaforma basata su tecnologia blockchain, mentre la sua criptovaluta, o token nativo, è l’Ether (EHT), anche se a volte le due parole vengono usate senza distinzioni.
Il progetto Ethereum nasce nel 2013 dall’idea di Vitalk Buterin, russo residente in Canada, il quale due anni dopo lancia la piattaforma insieme a Joe Lubin, fondatore della società di software blockchain ConsenSys.
La blockchain su cui si basa Ethereum può supportare anche molte altre cripto e gli utenti possono creare, pubblicare, monetizzare e usare una vasta gamma di applicazioni decentralizzate tramite questa tecnologia.

3.2 Funzionamento
La rete Ethereum presenta un computer virtuale decentralizzato chiamato Ethereum Virtual Machine (EVM) il quale ha bisogno di computer reali costantemente accesi, i quali cedono alla rete una parte della loro potenza di calcolo.
Questi computer hanno bisogno di acquisire energia per le loro funzioni e questa viene fornita dagli Ether, indispensabili per eseguire gli smart contract, o contratti intelligenti, realizzati mediante un linguaggio di programmazione.
Questi contratti hanno caratteristiche di essere autonomi rispetto a ogni tipo di intermediario e sicuri, in quanto i dati all’interno sono crittografati, oltre a essere utilizzabili in vari servizi come il crowfunding, la registrazione dei domini, le operazioni finanziarie o nella gestione di sistemi elettorali.
3.3 Differenze tra Ether e Bitcoin
Al pari del Bitcoin, l’Ether è una criptovaluta scambiata su exchange, conservata in wallet digitali, decentralizzata, e che utilizza la tecnologia blockchain e il protocollo di consenso Proof of Work (PoW), oltre a essere creata tramite il processo di mining.
La principale differenza tra le due riguarda la fama del Bitcoin, accettato più ampiamente e visto come una valuta digitale internazionale, mentre Ether è accettato solo per le transazioni di applicazioni digitali (Dapps) eseguite sulla rete Ethereum.
Ovviamente, il sistema all’interno cui è inserito Ether assume un ruolo fondamentale, in quanto “Bitcoin è una piattaforma in cui il valore dell’ecosistema deriva dal valore della valuta, mentre in Ethereum il valore della valuta deriva dal valore dell’ecosistema”, secondo le parole del fondatore Vitalik Buterin.
Se Ethereum si pone come obiettivo principale quello del funzionamento degli smart contract e la creazione di app decentralizzate, Bitcoin vuole ‘soltanto’ essere un’alternativa alle valute ufficiali.
Altre differenze fondamentali riguardano la commissione per la conferma di una transazione che i miner di Ethereum possono addebitare, mentre non c’è limite alle quantità di Ether che può essere creata, al contrario del Bitcoin.
4. Cos’è il Ripple
4.1 Ripple
Con il termine Ripple Transaction Procolo (RTXP), in breve Ripple, si intende un sistema di trasferimento di fondi in tempo reale, una rete per gli scambi in valute e per l’invio di rimesse.
Il sistema fu creato nel 2012 da Ripple Labs, all’epoca chiamato OpenCoin, da Jed McCaleb e Chris Larsen, i quali volevano introdurre nel settore delle criptovalute un nuovo soggetto capace di eliminare le criticità presenti nel Bitcoin.
L’idea alla base di Ripple è quella di fungere da intermediario autorizzato e sicuro all’interno di una transazione (non solo di cripto) tra due parti, confermando rapidamente la correttezza e la validità dello scambio.

4.2 XRP
Ogni volta che gli utenti effettuano una transazione utilizzando la rete Ripple, il sistema trattiene una piccola percentuale della criptomoneta collegata, il XRP, fissata come standard in 0,00001.
XRP, dunque è una valuta digitale e utilizza il proprio protocollo di consenso e viene utilizzato per effettuare pagamenti transfrontalieri quasi istantanei o spostando denaro in diverse denominazioni.
Dunque, la rete Ripple poggia sulla valuta XRP, unica valuta ammessa nel sistema, e su un network di pagamenti.
L’XRP è anche l’unità di misura alla base dello scambio di crediti chiamati ‘I owe you’ (IOU), i quali, una volta inviati o ricevuti, subiscono il processo di conversione in soldi reali nei gateway Ripple.
4.3 Funzionamento di Ripple
I vantaggi di questo sistema vengono riassunti in tre aspetti fondamentali quali la sicurezza (utilizzo della criptografia), l’immediatezza e la distribuzione massima.
Se Ripple è parzialmente centralizzato e chiunque può scaricare il software che utilizza il controllo delle transazioni, per tutelare i propri utenti contro le truffe si avvale degli elenchi dei nodi univoci approvati.
Quando l’utente verifica una transazione può scegliere a quale elenco di nodi affidare il processo di convalida in base ai validatori che considera più affidabili.
I validatori aggiornano il proprio registro ogni 3-5 secondi per assicurarsi che corrisponda a quello degli altri nodi e, in caso di mancata corrispondenza, interrompono il processo di verifica con il fine di individuare la fonte del problema, permettendo così la convalida sicura ed efficiente.
È previsto un elenco ufficiale di validatori, ma l’utente può scegliere anche al di fuori di questa lista e, se lo desiderano, possono escludere del tutto i nodi approvati da Ripple dal processo di verifica delle loro transazioni, creando elenchi personali di validatori, aprendo le porte al funzionamento indipendente da Ripple stessa.
Se la conferma di una transazione in Bitcoin può arrivare in diversi minuti o persino ore, con costi anche elevati, quelle in XRP richiedono tempi nettamene inferiori e costi molto più bassi, elementi che rappresentano un netto vantaggio rispetto agli scambi effettuati nella principale delle criptovalute.
5. Cosa sono le stablecoin
5.1 Stablecoin
Particolare è il caso delle stablecoin, criptovalute legate al valore di un asset di riserva stabile, come una valuta fiat o un bene, testimoniato dal significato delle due parole che compongono il termine, ovvero stable (stabile) e coin (moneta).
Questa caratteristica di collegamento ad un asset stabile è alla base della principale differenza con le altre criptovalute, ovvero la minore volatilità, a cui si aggiungono una maggiore prevedibilità e misurabilità del suo andamento.
Elementi che spingono in molti a considerarla come più idonea alla negoziazione quotidiana, pertanto si sta rivelando uno degli strumenti maggiormente utilizzati nella difesa del valore.

5.2 L’utilizzo
Se le criptovalute classiche sono utilizzate attualmente prevalentemente come investimento, le stablecoin sono usate come moneta di pagamento.
Inoltre, queste rendono le transazioni molto più stabili e imparziali, in quanto legate a un sottostante affidabile, come può essere il dollaro USA nel caso del Tether (USDT).
Di fatti, vengono utilizzate da aziende e privati nei pagamenti giornalieri e aiutano a proteggere il potere di acquisto dei cittadini nei paesi con un’economia caratterizzata da un’alta inflazione.
Inoltre, queste sono usate per le operazioni di copertura del rischio (hedging), proprio per il suo legame con uno o più contratti derivati il cui valore discende dal medesimo asset.
5.3 Tipologie
All’interno della categoria stablecoin rientrano diversi asset in base e generalmente vengono divisi in quattro grandi tipologie a seconda del sottostante.
Le più diffuse e conosciute sono quelle legate al valutario e hanno come valore di riferimento un valuta fiat, nazionale o internazionale.
Quelle con sottostante le materie prime hanno la caratteristica di avere come asset di riferimento un bene dal valore stabile, non soggetto a grandi oscillazioni di prezzo nel tempo come l’oro nell’esempio del Paxos Gold (PAXG).
Le stablecoin legate alle criptovalute, quindi con sottostante una valuta digitale, sono utilizzate con integrazione con smart contract.
Infine, esistono le stablecoin non collateralizzate, nelle quali opera una sorta di ‘banca centrale algoritmica’ con lo scopo di gestire la domanda e l’offerta, anche in questo caso disciplinati dai codici di smart contract.

5.4 Caratteristiche
La bassa volatilità resta la caratteristica più importante grazie all’ancoraggio con un altro asset, elemento che non risponde alle logiche di domanda e offerta tipica delle criptovalute ed è attuato al di fuori del circuito delle valute digitali (off-chain).
Rispetto alle cripo, le stablecoin presentano tutte le caratteristiche tipiche di questi strumenti quali l’accessibilità costante tramite internet, l’essere globali e poter essere impiegate negli smart contract.
Le transazioni sono immediate grazie al collegamento con la blockchain, presentano una grande trasferibilità e facilità di scambi, in alcuni casi anche in maniera più rapida rispetto al sistema bancario tradizionale.
Sono estremamente poliedriche, in quanto si possono trasmettere a chiunque abbia un wallet in grado di custodire in sicurezza le chiavi private di cifratura necessarie per effettuare transazioni, con un ridotto rischio di transazioni false.
Infine, hanno basse spese di transazione e tempi di elaborazione molti rapidi, rendendoli ideali per spedire denaro anche in località dove la valuta locale non è stabile.