Fondi Comuni di Investimento: Un'analisi approfondita

Fondi Comuni di Investimento: Un'analisi approfondita

Composizione, tipologie e costi: i dettagli per comprendere come funzionano i fondi e come investire

Fondi comuni e altri tipi di investimento

Fondi comuni di investimento

1.1 Definizione fondi

Il Testo unico della finanza definisce un fondo comune di investimento (o semplicemente fondo) quale un istituto di intermediazione finanziaria composto da un patrimonio autonomo, raccolto tramite una o più emissioni, suddiviso in quota di pertinenza di una pluralità di partecipanti, gestito collettivamente e allo stesso modo per tutti i partecipanti.

In sostanza, l’investimento nei fondi avviene attraverso l’acquisto di un certo quantitativo di quote, il cui valore varia in funzione dell’andamento degli investimenti nei quali è impiegato il patrimonio del fondo.

Il fine ultimo è la creazione di valore per i gestori del fondo e per i risparmiatori che vi hanno investito.

1.2 Componenti del fondo

I partecipanti del fondo sono anche detti fondisti e rappresentano i risparmiatori che investono nelle attività, acquisendone quote tramite i propri capitali.

Il totale dei capitali viene amministrata da una società di gestione, ovvero il protagonista gestionale dell’attività del fondo con la funzione di avviarlo, stabilirne il regolamento e prendere le decisioni sul portafoglio.

I fondi raccolti vengono custoditi fisicamente nelle banche depositarie, tenendo in cassa le disponibilità liquide e controllando la legittimità delle attività decise dalla società di gestione sulla base delle norme stabilite dalla Banca d’Italia e dal regolamento del fondo stesso.

1.3 Costi

Gli investitori protagonisti del fondo sono soggetti al pagamento di una commissione d’ingresso o di sottoscrizione, pagata al momento del primo versamento e tipicamente è inversamente proporzionale all’entità del proprio investimento: maggiore sarà la quantità di denaro investita, minore è la quota da pagare.

La quota è maggiore nei fondi azionari rispetto a quelli bilanciati, mentre è assente in quelli denominati ‘no load’.

A quella d’ingresso si aggiunge la commissione di gestione, ovvero il costo sostenuto dal fondista per la gestione, calcolata su base annua e in genere corrisposta a cadenza semestrale, trimestrale o mensile.

Infine, alcuni fondi decidono una extracommissione di performance, decisa con la finalità di premiarsi in caso di buona riuscita dell’investimento con il superamento di una certa soglia basata su parametri prestabiliti.

1.4 Tipologie

I fondi comuni si dividono principalmente in azionari, obbligazionari, bilanciati, armonizzati e non.

Gli azionari investono principalmente in azioni o in obbligazioni convertibili e sono caratterizzati da una maggiore rischiosità a cui si affianca la promessa di un maggiore rendimento. In ogni modo, garantiscono una oscillazione inferiore rispetto all’acquisto di titoli azionari semplici in quanto bilanciano la loro componente azionaria con quella obbligazionaria.

All’interno dei fondi azionari è possibile la classificazione geografica o settoriale, come, ad esempio, quella di “azionario europeo” nel caso di titoli relativi al Vecchio Continente. Quelli che investono prevalentemente in obbligazioni ordinarie e in titoli di Stato prendono il nome di fondi obbligazionari e si caratterizzano da un minor rischio ma anche da una redditività inferiore rispetto agli altri.

I fondi bilanciati puntano a bilanciare le diverse forme di investimento con il fine di ottenere prestazioni e profili di rischio intermedi rispetto agli azionari e agli obbligazionari.

Ultima categoria in esame riguarda i fondi armonizzati, i quali rientrano nell’ambito di applicazione delle direttive comunitarie e che possono essere commercializzati nel territorio dell’Unione europea in regime di mutuo riconoscimento.

Al contrario, i fondi non armonizzati sono quelli sottoposti a regole meno stringenti e quindi caratterizzati da un livello maggiore di libertà di movimento.

I fondi Sicav e Sicaf

2.1 Definizione

L’acronimo Sicav indica le Società di Investimento a Capitale Variabile introdotte in Italia nel 1992 e che rientrano negli Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) insieme ai fondi d’investimento.

Iscritte in un apposito albo tenuto dalla Banca d’Italia, si tratta di una delle due modalità classiche di risparmio a gestione attiva presenti in Italia e nel grosso dei paesi occidentali e sviluppati.

Le Sicav, inoltre, sono organismi di tipo ‘aperto’, in quanto l’investitore può sempre sottoscrivere nuove azioni e chiederne il rimborso delle stesse.

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2.2 Funzionamento

Le azioni della Sicav acquisite dall’investitore possono essere nominative (un voto per ogni azione) o al portatore (un voto per ogni socio) e il loro valore è determinato dal rapporto tra il patrimonio netto complessivo ed il numero di azioni emesse.

Il patrimonio può essere gestito in maniera diretta o delegando ad una società di gestione del risparmio.

Inoltre, può svolgere le attività connesse e strumentali stabilite dalla Banca d’Italia (sentita la Consob), a patto che venga garantito il corretto svolgimento dell’attività principale d’impresa.

Le azioni rappresentative del capitale devono essere interamente liberate all’atto della loro emissione e i conferimenti possono essere effettuati solo in denaro.

Per quanto riguarda i limiti gestionali, il legislatore ha disposto per le SICAV regole analoghe a quelle previste per i fondi comuni aperti.

2.3 Differenze e analogie con i fondi

Pur rientranti nello stesso gruppo OICR, le Sicav si distinguono dai fondi in quanto l’investitore, divenuto azionista della società, acquisisce una serie di diritti amministrativi e patrimoniali come quelli agli utili e al rimborso del capitale a seguito della richiesta di riscatto.

Tecnicamente, se il fondo comune rappresenta un patrimonio a sé costituito con il denaro dei sottoscrittori e gestito dalla SGR, nel caso delle Sicav si tratta di vere e proprie società di cui i sottoscrittori divengono soci con tutti i relativi diritti.

Dal punto di vista della responsabilità giuridica, nelle Sicav è assente la separazione giuridica con il patrimonio da questa gestita, presente nei fondi d’investimento, pertanto nel caso di loro fallimento, le quote dei soci sarebbero attaccate dai creditori.

2.4 Le Sicaf

Le Società di Investimento a Capitale Fisso (Sicaf), al pari delle Sicav, sono disciplinate dal TUF quale forma di società per azioni avente per oggetto esclusivo l’investimento collettivo del patrimonio raccolto mediante l’offerta di proprie azioni e di altri strumenti finanziari partecipativi, ma a capitale fisso.

Rispetto alle Sicav, quindi, sparisce il carattere di variabilità del capitale, nonché la coincidenza tra quest’ultimo e il valore del patrimonio.

Inoltre, si caratterizzano per esclusività dell’oggetto sociale, in quanto le risorse raccolte attraverso la vendita non sono solo azioni ma anche altri tipi di strumenti finanziari partecipativi.

Certificati di investimento

3.1 Definizione certificati

I certificates, o certificati in italiano, sono strumenti finanziari caratterizzati da un’ampia varietà di profili di rischio/rendimento, consentendo così la creazione di soluzioni finanziarie in linea con le diverse esigenze d’investimento.

Si tratta di derivati cartolarizzati, ovvero realizzati in combinazione con contratti finanziari incorporati in un titolo ma negoziabile come un titolo azionario.

Sono emessi da istituzioni finanziarie le quali si assumono l’obbligo dei pagamenti dei flussi dovuti secondo quanto illustrato nel relativo prospetto.

L’acquisto di uno di questi strumenti corrisponde all’investimento in opzioni finanziari, pertanto può essere sia di acquisto che di vendita.

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3.2 Classificazione

In base alla propensione al rischio che caratterizza l’investitore, questi strumenti presentano diversi tipi di protezione del capitale (parziale, condizionata o totale).

L’Associazione Italiana Certificati e prodotti di investimento (Acepi) divide questi strumenti in 4 categorie, a seconda delle caratteristiche specifiche e della protezione del capitale offerti all’investitori.

I Leva Fissa Certificate permettono di investire sul mercato azionario, in particolare sui principali indici con una leva fissa che rimate tale intraday grazie ad un meccanismo di restrike giornaliero incorporato nello strumento.

Quelli a capitale protetto offrono la possibilità di investire in attività finanziarie con la garanzia della tutela del capitale investito qualora vengano sottoscritti durante la fase di collocamento e mantenuti fino al loro rimborso.

I certificati a capitale condizionatamente protetto permettono la partecipazione ai movimenti dei sottostanti offrendo una garanzia parziale del capitale, a seconda del non raggiungimento di determinati livelli barriera stabiliti all’emissione.

Infine, quelli a capitale non protetto replicano l’andamento dei valori delle attività sottostanti, con alcuni che prevedono la partecipazione ai movimenti del sottostante in modo più o meno proporzionale.

3.3 Le componenti

Un singolo certificato può essere composto da diverse caratteristiche che possono essere ‘standard’ (plain vanilla) o ‘esotiche’, ovvero caratterizzate dalla presenza di alcune clausole particolari.

Tra le componenti di cui può essere composto ci sono la direzionalità del sottostante (esposizione al rialzo o al ribasso), la distribuzione di proventi durante la sua vita (coupon), il rimborso anticipato o a scadenza con relativo premio per l’investitore, oppure può presentare una protezione completa, parziale o condizionata.

Questi profili di rendimento comportano la rinuncia ai dividendi distribuiti durante la vita del certificato dall’attività sottostante da parte dell’investitore.

3.4 Barrier option

Spesso i certificati possono prevedere la ‘barrier option’ di natura put, offrendo così la possibilità di coprirsi dalla discesa del sottostante fino a quando questo non raggiunge il limite identificato dalla barriera, prendendo così la caratteristica di condizionatamente protetto.

Uno di questi tipi è il Bonus certificate, con il quale lo strumento può essere scomposto in due componenti, la prima costituita dal sottostante e la seconda a una opzione barriera con lo strike più elevato rispetto al livello iniziale.

Contratti per differenza

4.1 Cosa sono i CFD

La sigla CFD indica l’acronimo di Contract for Difference, o Contratto per Differenza in italiano, e si riferisce ad uno strumento finanziario derivato o soltanto ‘prodotto derivato’.

La definizione di derivato si riferisce al collegamento dello strumento al valore e alla performance di una o più attività sottostanti, quali sono essere azioni, indici, materie prime valute o obbligazioni.

Sviluppati negli anni ’80 dalla banca svizzera UBS come maniera di aggirare l’imposta di bollo nel Regno Unito (0,5% sulle transazioni alla borsa di Londra), i CFD si sono evoluti nel corso del tempo fino a diventare un mercato sempre più grande con volumi di trading in costante aumento.

A partire dall’agosto 2017 l’Autorità Federale Tedesca di Vigilanza Finanziaria (BaFin) ha determinato che le negoziazioni di CFD per gli investitori privati devono essere offerte con una protezione del saldo negativo, garantendo così che non si possa perdere più del capitale investito. Nello stesso mese dell’anno successivo, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati (ESMA) ha imposto nuove restrizioni sul trading di CFD in tutta l’Unione europea, tra cui l’introduzione di requisiti di margine minimo per la leva massima.

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4.2 Il trading con i CFD

Con il CFD, invece di negoziare o scambiare fisicamente lo strumento finanziario, si effettua un’operazione con la quale le due parti convengono di scambiare denaro sulla base della variazione di valore dell’attività sottostante, potendo trarre vantaggio sia dal rialzo (long) che dal ribasso (short) del loro prezzo (trading con margine).

Gli investimenti con questo strumento si caratterizzano per la speculazione sull’aumento o sul calo dei prezzi nei mercati o sui singoli prodotti finanziari, ottenendo un profitto (o una perdita) basato sulla differenza tra i prezzi del sottostante al momento dell’acquisto e quelli risultanti al momento della vendita del prodotto.

Il CFD, dunque, è un tipo di contratto in strumenti derivati in base al quale viene scambiata la differenza di valore di un certo titolo o sottostante, maturata tra il momento di apertura e la chiusura di un contratto.

Quando un investitore decide di fare trading su questo strumento deposita semplicemente un margine di sicurezza presso il broker, chiamato anche margine, mentre si possono negoziare anche solo frazioni dell’attività sottostante, in modo che il margine richiesto sia ancora più basso.

Con questo strumento, negoziato fuori borsa (OTC), la banca si impegna a pagare (o a trattenere) all’investitore la differenza tra il prezzo del sottostante al momento dell’apertura della posizione e il prezzo dato al momento della chiusura.

4.3 Vantaggi e svantaggi

Tra i vantaggi degli investimenti con CFD ci sono la maggiore esposizione sui mercati (grazie alla marginazione), l’effetto leva impiegando solo una percentuale del controvalore, la possibilità di mantenere le posizioni aperte per il tempo desiderato e l’assenza di commissione applicata ad ogni singolo ordine, anche se ci sono casi in cui sono richiesti spread tra acquisto e vendita (denaro/lettera).

Tra gli aspetti negativi ci sono l’elevata tolleranza al rischio richiesta all’investitore dovuta all’alto livello speculativo.

Inoltre, con l’acquisto di CFD il trader non acquisisce alcun diritto sull’attività sottostante, come per esempio l’assenza di possibilità di accedere ai dividendi nel caso delle azioni.

Exchange Traded Funds (ETF)

5.1 Gli ETF

Gli Exchange Traded Funds (ETF) sono dei fondi o SICAV a gestione passiva caratterizzati da basse commissioni di gestione negoziati in borsa al pari delle normali azioni.

Gli ETF si pongono l’obiettivo di replicare fedelmente l’andamento degli indici sottostanti, che possono essere azionari, obbligazionari o di materie prime.

Questi strumenti sono nati nei primi anni ’90 negli Stati Uniti e sono entrati a far parte dei titoli a disposizione degli investitori italiani solo nel settembre 2022, in particolare nel mercato regolamentato a loro dedicato gestito da Borsa Italiana e chiamato ETFplus.

Con il tempo hanno ottenuto un notevole successo visto l’aumento del volume degli scambi, delle masse di gestione e del numero di ETF portati in negoziazione sul mercato italiano.

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5.2 Funzionamento

Come accade per i fondi, l’acquisto di un ETF implica l’investimento di denaro insieme ad altri investitori, poi utilizzato dal gestore in diverse operazioni e la performance sarà determinata dal risultato di tutti i singoli strumenti su cui il fondo investe.

I gestori di ETF acquistano quota di titoli degli indici di rifermento, detti tecnicamente benchmark, in quantità proporzionale rispetto alle risorse disponibili e pertanto il valore dell’investimento sarà esattamente lo stesso dell’indice replicato.

La principale differenza con i fondi attivi riguarda la discrezionalità nelle scelte del gestore, molto amplia nel caso dei fondi ma assente negli ETF, in quanto con quest’ultimi sono già noti i prodotti su cui si andrà ad investire, pertanto la performance non dipende dalle capacità del gestore ma soltanto dall’andamento dell’indice scelto.

5.3 Vantaggi

Il successo degli ETF nel tempo è dovuto ad una serie di vantaggi per gli investitori, sia istituzionali che retail.

In particolare, la loro semplicità legata all’obiettivo di replicare gli indici permette agli investitori di esporsi al mercato di interesse o seguendo la sua strategia obiettivo (short, leverage), mentre la loro negoziazione in tempo reale in borsa permette il loro trading al pari delle azioni tramite una banca o un broker.

Altra caratteristica tipica degli ETF è la trasparenza, in quanto gli investitori sono pienamente consapevoli del loro investimento e del relativo profilo di rischio/rendimento, anche grazie ad un prezzo aggiornato in tempo reale e alla pubblicazione giornaliera del valore ufficiale.

Gli ETF non hanno una scadenza, pertanto l’investitore può modulare il suo orizzonte temporale di investimento, mentre è possibile prendere posizione sugli indici di tutto il mondo anche per importi ridotti: tutto questo permette una flessibilità alla base del loro successo.

Infine, sono alla base del successo degli ETF l’economicità, data dall’assenza di commissioni in quanto legati alla gestione passiva e alla quotazione in borsa di questi strumenti, e l’abbattimento del rischio emittente, in quanto il patrimonio dell’ETF non viene intaccato in caso di insolvenza delle società di gestione.