Ritorno alla prudenza dopo un rally estremo
I più grandi investitori globali stanno tagliando l’esposizione al debito societario più rischioso, convinti che la corsa del mercato negli ultimi anni abbia raggiunto livelli insostenibili. In caso di rallentamento economico, i prezzi potrebbero subire correzioni pesanti.
Gestori come BlackRock, M&G e Fidelity International stanno spostando il focus su obbligazioni governative o corporate di qualità più elevata, approfittando di un contesto in cui gli spread creditizi statunitensi si sono ridotti a tal punto da non compensare più il rischio aggiuntivo. Il rally del credito è stato alimentato dal venir meno dei timori di guerra commerciale globale e dalle attese di nuovi tagli ai tassi da parte della Federal Reserve, ma diversi operatori ritengono che il mercato stia ora prezzando un futuro di crescita troppo ottimistico.
“Gli spread sono così stretti che difficilmente potranno ridursi ulteriormente”, ha osservato Mike Riddell, gestore di Fidelity International, spiegando che “qualsiasi scossone globale potrebbe causare un rapido ampliamento degli spread”. L’asset manager mantiene infatti posizioni corte sul credito dei Paesi sviluppati, pronte a trarre beneficio in caso di peggioramento del sentiment. Negli Stati Uniti e in Europa, le obbligazioni investment grade offrono oggi circa 0,8 punti percentuali di rendimento aggiuntivo rispetto ai titoli di Stato, in calo rispetto a oltre 1,5 punti nel 2022 e ormai vicine ai livelli più bassi dalla crisi finanziaria mondiale.

Spread ai minimi e rischio sopravvalutato
Per Simon Blundell, co-responsabile del reddito fisso attivo europeo di BlackRock, questo “costante restringimento degli spread” ha spinto il gruppo a concentrare gli investimenti su debiti a più alto rating e con scadenze più brevi. Il mercato, secondo Blundell, appare oggi “prezzato per uno scenario ideale”, caratterizzato da tagli dei tassi d’interesse e crescita stabile negli Stati Uniti, un equilibrio che “spinge verso un approccio difensivo nel credito”. In alcuni casi, gli spread creditizi — che rappresentano la misura del rischio percepito di un emittente — sono addirittura scesi in territorio negativo, un segnale evidente di eccessiva fiducia. I sostenitori di questa fase sostengono che i margini stretti siano giustificati da bilanci aziendali più solidi e da una crescita statunitense sostenuta dalle attese di almeno quattro nuovi tagli dei tassi Fed entro il prossimo anno. Tuttavia, negli ultimi giorni gli spread hanno registrato un leggero allargamento, complice il ritorno delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina e le preoccupazioni per il collasso di First Brands Group, fornitore del settore automobilistico, che hanno raffreddato l’euforia degli investitori.
Mercati high yield in ritirata
Paul Niven, gestore del fondo F&C Investment Trust da 6,4 miliardi di sterline, ha dichiarato di aver ridotto la propria esposizione al credito a un livello neutrale, spiegando che i bond ad alto rendimento sono diventati troppo costosi rispetto ai titoli di Stato.
Segnali di resistenza da parte degli investitori emergono ormai in diversi comparti del mercato del debito societario. Nelle ultime settimane alcuni collocamenti di leveraged loans sono stati cancellati o rinviati, tra cui un’emissione da 5,8 miliardi di dollari di Nouryon, produttore di chimica specializzata, e un’altra da oltre 1 miliardo di dollari di Mallinckrodt, società farmaceutica. Contestualmente, diversi prestiti già in circolazione hanno subito cali di prezzo man mano che gli investitori si sono spostati verso forme di debito più sicure.
Anche alcuni hedge fund stanno evitando le società finanziariamente più deboli, sostenendo che il movimento di compressione degli spread sia stato eccessivo e indiscriminato. “Non solo il mercato del credito è troppo compresso, ma lo è in modo uniforme tra le diverse aziende”, ha spiegato Andrea Seminara, fondatore e chief investment officer del fondo londinese Redhedge, sottolineando che “il rischio specifico delle singole società non viene adeguatamente valutato”.
Rendimenti ancora interessanti ma con approccio selettivo
Nonostante la crescente cautela, molti analisti ritengono che i rendimenti complessivi delle obbligazioni societarie restino interessanti, grazie al rialzo dei rendimenti governativi registrato negli ultimi anni.
Negli Stati Uniti, il rendimento medio a scadenza dei bond investment grade si aggira attorno al 4,8%, secondo i dati dell’indice Ice. “I corporate bond restano interessanti e meritano un posto nei portafogli”, ha dichiarato Ben Lord, gestore di M&G Investments. Tuttavia, l’asset manager ha scelto di puntare su credito di qualità più elevata e su segmenti come i covered bond emessi dalle compagnie assicurative vita, considerati più difensivi. “Il costo di passare dai bond BBB non garantiti a queste emissioni coperte è oggi ai minimi storici”, ha aggiunto Lord, spiegando che questa fase offre l’opportunità di ricomporre portafogli più prudenti senza rinunciare al rendimento.
