Una crisi miliardaria in arrivo?
L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il modo in cui le persone cercano informazioni online. Con l’emergere di chatbot avanzati come ChatGPT, Gemini, Copilot e Perplexity, il tradizionale motore di ricerca di Google è sotto pressione come mai prima d’ora.
Alphabet, la società madre di Google, ha generato oltre 100 miliardi di dollari di utile netto nel 2024, con la maggior parte dei ricavi provenienti dagli annunci pubblicitari legati alla ricerca. Tuttavia, se gli utenti iniziano a rivolgersi ai chatbot per ottenere risposte dirette senza visualizzare i link sponsorizzati, l’intero sistema pubblicitario di Google rischia di perdere valore.
La risposta di Google: la Modalità AI e le nuove tecnologie
Di fronte a questa sfida, Google ha recentemente introdotto la Modalità AI, una nuova funzionalità nel suo motore di ricerca che permette agli utenti di porre domande più complesse in una chat conversazionale. Tuttavia, la modalità IA non è ancora ben integrata: per utilizzarla, gli utenti devono selezionare un’icona specifica di non facile individuazione, il che limita la sua diffusione.
Oltre alla Modalità AI, alla conferenza Google I/O 2025 del 21 e 22 maggio Google ha presentato una serie di innovazioni strettamente connesse all’intelligenza artificiale. In particolare:
Gemini 2.5 Pro: un modello avanzato di intelligenza artificiale con capacità di ragionamento migliorate, ideale per compiti complessi;
Gemini 2.5 Flash: ottimizzato per velocità ed efficienza, pensato per risposte rapide e interazioni fluide;
Deep Think: una modalità sperimentale di ragionamento avanzato per Gemini 2.5 Pro, progettata per eccellere in matematica, programmazione e analisi;
Imagen 4: un generatore di immagini con dettagli più realistici e output testuali migliorati;
Veo 3: un modello AI per la generazione di video con audio nativo e capacità di creare scene cinematografiche;
Flow: un nuovo strumento AI per la produzione cinematografica, che permette di creare narrazioni visive con un linguaggio naturale;
Project Mariner: un sistema di agenti AI che può completare fino a dieci attività contemporaneamente, come prenotazioni, acquisti e ricerche complesse;
Project Astra: un’integrazione AI in Google Search che permette agli utenti di interagire con la ricerca in tempo reale tramite la fotocamera;
Gemini Canvas: una funzione che trasforma appunti e idee in pagine web, infografiche e quiz interattivi;
AI Overviews: una funzione che sintetizza automaticamente le risposte in ricerca, ora disponibile in oltre 200 Paesi e 40 lingue.
Queste innovazioni mostrano l’impegno di Google nel settore dell’IA, ma la loro integrazione nel motore di ricerca rimane una sfida. Barron’s, per esempio, in un recente articolo stigmatizza “lanci di prodotti confusi e obiettivi aziendali contrastanti”.
L’impressione, insomma, è che Google si trovi bloccata nel dilemma dell’innovatore
Google e il dilemma dell’innovatore
Come Clayton Christensen ha teorizzato nel suo libro “Il dilemma dell’innovatore”, le grandi aziende spesso faticano a evolversi rapidamente perché i nuovi modelli di business rischiano di cannibalizzare i profitti attuali. Casi di studio sono per esempio IBM, che da leader assoluto della produzione di computer si è da tempo trasformata in società di consulenza, ma anche Sears, Xerox, DEC o Kodak.
Google si trova esattamente in questa situazione: se punta tutto sull’IA, potrebbe perdere miliardi in pubblicità perché i sistemi “intelligenti” scavalcano completamente le sponsorizzazioni. Se però si muove troppo lentamente potrebbe essere superata dai nuovi player nel settore della ricerca.
È quindi necessario sviluppare un nuovo modello di business. O meglio, come scrive Christensen nel libro citato nel consigliare le società che si trovano di fronte a sfide tecnologiche impreviste, di “sviluppare un approccio rivoluzionario”. E in fretta.
Il futuro di Google nel mondo dell’IA
Google ha già iniziato a testare annunci pubblicitari per la Modalità AI, ma gli esperti ritengono che debba fare di più. Potrebbe rendere la sua AI l’opzione predefinita nel motore di ricerca, oppure adottare un modello freemium con funzionalità avanzate per gli abbonati.
Il destino di Alphabet – la società che controlla Google, quotata al Nasdaq – dipenderà dalle sue scelte nei prossimi mesi: riuscirà a mantenere il dominio della ricerca oppure perderà terreno a causa dell’ascesa dell’intelligenza artificiale?
Il titolo Alphabet perde l’11%
Il timore che l’IA possa minare il business pubblicitario di Google ha già avuto un impatto sui mercati finanziari. Nel 2025, il titolo Alphabet (GOOGL) ha perso l’11% (dati alla chiusura del 25 maggio) posizionandosi a 168,47 dollari rispetto ai 189,30 di inizio anno. Un calo significativo rispetto ai suoi concorrenti nel settore tecnologico. Questo dimostra che gli investitori sono preoccupati per il futuro della ricerca basata sull’intelligenza artificiale.

Andamento del titolo Alphabet [GOOGL] da inizio anno – [dati al 26 maggio 2025 - fonte: Google Finanza]
Attualmente l’indicazione Buy viene data da Jefferies, DZ Bank, Deutsche Bank Securities, Goldman Sachs, Citigroup e Susquehanna, Neutral da UBS, Loop Capital e Wells Fargo Securities, e Outperform da Oppenheimer e Scotiabank (dati MarketScreener-S&P Global Market Intelligence).
