Cos’è il Dollar Smile
Negli ultimi mesi, i mercati hanno cominciato a mettere in dubbio la solidità dell’eccezionalismo economico statunitense, cioè quella condizione per cui gli Stati Uniti sovraperformano sistematicamente il resto del mondo in termini di crescita. Questo scetticismo ha già avuto un effetto tangibile: il dollaro si è indebolito. Secondo Goldman Sachs, però, una crescita più debole negli Stati Uniti non implica necessariamente un dollaro più debole, almeno non in senso lineare.
Nel suo ultimo report intitolato `How Far Away Is the Left Tail of the ‘Dollar Smile’?`,per `Dollar Smile` ci si riferisce alla curva teorica che descrive come il dollaro tenda a rafforzarsi in due contesti estremi: da un lato, quando l’economia americana cresce più rapidamente del resto del mondo (lato destro della curva); dall’altro, in situazioni di crisi o recessione globale, quando la valuta statunitense funge da bene rifugio (lato sinistro). Nel mezzo di questo sorriso—il `trough`—il dollaro tende invece ad essere più debole.
Oggi, secondo l’analista di Gs che firma il report, Isabella Rosenberg, ci troviamo più vicini al `trough` che al `left tail`, ovvero alla fase in cui un forte rallentamento degli Stati Uniti potrebbe scatenare un movimento difensivo pro-dollaro. Le aspettative di crescita relative continuano a favorire gli Stati Uniti, mantenendo così il biglietto verde ancora sulla parte destra della curva. Tuttavia, i movimenti recenti dei mercati suggeriscono che gli investitori stiano già prezzando un calo più netto dell'eccezionalismo americano rispetto a quanto indichi il consenso ufficiale.
Nelle terra di mezzo
Rosenberg sottolinea che `la debolezza del dollaro non è legata alla crescita USA in termini assoluti, ma in termini relativi`. Il dollaro, infatti, tende a rafforzarsi solo quando lo shock sulla crescita è tale da colpire anche il resto del mondo, innescando una fuga verso la qualità e verso asset rifugio come il dollaro stesso. In altre parole, serve un peggioramento più marcato e asimmetrico della congiuntura americana per vedere attivata la dinamica da “left tail”.
Il report ricorda come a febbraio 2025, durante un primo shock di crescita USA, si sia già visto un accenno di reazione tipica da mercato in crisi: le valute cicliche si sono indebolite, mentre il dollaro e altri safe haven (come lo yen e il franco svizzero) si sono rafforzati. Un piccolo antipasto, insomma, di quello che potrebbe accadere se lo scenario recessivo si concretizzasse davvero.
Goldman Sachs ritiene che il mercato abbia già scontato buona parte del rallentamento atteso, e che l’attuale pessimismo sul dollaro sia probabilmente eccessivo. Le previsioni base della banca includono una certa resilienza sostenuta anche da nuovi dazi commerciali, che potrebbero persino migliorare il quadro relativo a favore del dollaro. Tuttavia, l’istituto avverte che un rallentamento improvviso e più accentuato della crescita statunitense potrebbe ancora causare ulteriori debolezze della valuta americana.
Dollaro difensivo in caso di recessione globale
Il `left tail` della Dollar Smile resta per ora lontano, ma non è irraggiungibile. Finché il rallentamento USA non diventa sistemico e contagioso, il dollaro non attiverà appieno la sua funzione di bene rifugio. Ma i rischi di recessione stanno aumentando e, con essi, la possibilità di nuovi episodi di forza difensiva del dollaro.
`Siamo ancora lontani dal lato sinistro della Dollar Smile, ma non abbastanza da ignorare il rischio`.
