Goldman Sachs: oro e petrolio restano validi strumenti di copertura nei portafogli a lungo termine

Goldman Sachs: oro e petrolio restano validi strumenti di copertura nei portafogli a lungo termine

I lingotti offrono un rifugio sicuro in un contesto di crescente incertezza, mentre il petrolio è vantaggioso come protezione rispetto agli shock dell’offerta.

L’oro e il petrolio come protezione contro l’inflazione

L’oro e il petrolio rimangono strumenti fondamentali per la copertura dei portafogli a lungo termine, nonostante le loro oscillazioni di prezzo. Lo afferma Goldman Sachs in una nota intitolata “Il caso strategico per oro e petrolio nei portafogli a lungo termine”, nella quale gli analisti della banca confermano sottolineano come i lingotti, da una parte, offrano un rifugio sicuro in un contesto di crescente incertezza sulla credibilità istituzionale degli Stati Uniti, mentre il petrolio, dall’altra, sia vantaggioso come protezione rispetto agli shock dell’offerta.

image loading

Andamento a 5 anni del prezzo dell’oro (in dollari per oncia, fonte: Investing.com)

image loading

Andamento a 5 anni del prezzo del petrolio WTI (in dollari per barile, fonte: Investing.com)

Il ruolo delle materie prime nei portafogli 60/40

Secondo l’analisi di Goldman Sachs, gli investitori che adottano la strategia 60/40 (60% azioni, 40% obbligazioni) hanno storicamente migliorato i rendimenti e ridotto il rischio integrando oro e petrolio nei loro portafogli.

Tuttavia, negli ultimi anni, il tradizionale approccio 60/40 ha mostrato segni di debolezza, con azioni e obbligazioni che si muovono in tandem anziché bilanciarsi. Il recente crollo delle obbligazioni a lungo termine, causato dalla crescente riluttanza degli investitori a detenere titoli di Stato USA, ha aumentato il rischio di una perdita di fiducia nelle istituzioni finanziarie.

GS evidenzia quindi come nei periodi in cui sia le azioni che le obbligazioni hanno registrato rendimenti negativi oro e petrolio hanno invece generato rendimenti reali positivi.

L’oro come bene rifugio in un contesto di incertezza

Goldman Sachs prevede che, se le preoccupazioni sulla stabilità fiscale degli Stati Uniti e sull’indipendenza della Federal Reserve dovessero intensificarsi, gli investitori potrebbero aumentare la loro esposizione all’oro, spingendo i prezzi ben oltre le attuali previsioni di 3.700 dollari l’oncia entro fine anno e 4.000 dollari l’oncia entro metà 2026.

Il petrolio: una copertura contro gli shock dell’offerta

Anche il petrolio gioca un ruolo chiave nella protezione dei portafogli. Sebbene l’elevata capacità inutilizzata limiti il rialzo nel breve termine, Goldman Sachs avverte che un forte rallentamento della crescita dell’offerta non-OPEC dal 2028 potrebbe aumentare il rischio di shock inflazionistici legati al petrolio.

Negli ultimi cinque anni, infatti, l’offerta di petrolio non-OPEC ha registrato una crescita significativa (2020-21 +1,3 milioni di barili al giorno, 2022-23 +1,5 milioni, 2024 +1,4 milioni, stima 2025 +1,5 milioni) trainata principalmente da Stati Uniti, Brasile, Guyana, Canada e Argentina. Pur in rallentamento, la crescita della produzione potrebbe proseguire almeno per tutto il 2025, ma dal 2028 le stime ipotizzano un drastico calo.

Oro e petrolio come strumenti di stabilità

Nonostante le fluttuazioni, oro e petrolio rimangono strumenti essenziali per la diversificazione e la protezione dei portafogli. Goldman Sachs consiglia quindi di sovrappesare l’oro e mantenere una ponderazione più contenuta sul petrolio, garantendo una copertura efficace contro i rischi inflazionistici e le incertezze economiche.

Per i portafogli di copertura strategici (oltre 5 anni) GS suggerisce “un'allocazione sottopesata ma positiva al petrolio, bilanciando l'eccesso di offerta previsto nel 2025-2026 con potenziali rischi a lungo termine”. Per i portafogli tattici (0-2 anni), invece, il consiglio di GS è di “utilizzare put sul petrolio (o put spread) per coprirsi dai rischi di recessione in corso e beneficiare dell'aumento dell’offerta di petrolio”.