Giappone: riforme, inflazione e incertezza politica sotto la lente degli investitori globali

Giappone: riforme, inflazione e incertezza politica sotto la lente degli investitori globali

Il Giappone è tornato al centro dell’attenzione dei mercati internazionali. Dopo anni di stagnazione, il Paese vive una fase di trasformazioni radicali: inflazione persistente, rendimenti obbligazionari in crescita, riforme societarie e, al tempo stesso, instabilità politica.

Giappone: riforme, inflazione e incertezza politica sotto la lente degli investitori globali

Il Giappone è tornato al centro dell’attenzione dei mercati internazionali. Dopo anni di stagnazione, il Paese vive una fase di trasformazioni radicali: inflazione persistente, rendimenti obbligazionari in crescita, riforme societarie e, al tempo stesso, instabilità politica. Un mix che ridisegna il quadro per gli investitori esteri, sempre più interessati a rientrare sul mercato azionario nipponico.

Azioni in rally, spinta da riforme e ritorno degli stranieri

Dal luglio scorso l’indice Nikkei 225 è salito di oltre l’11%, sostenuto da una combinazione di fattori: prospettive di crescita più solide del previsto, utili aziendali in aumento, riforme di governance che hanno incentivato buyback e dividendi, un accordo commerciale con gli Stati Uniti meno penalizzante delle attese e il ritorno graduale degli investitori internazionali.

Secondo le stime, l’economia giapponese dovrebbe crescere attorno all’1% sia nel 2025 sia nel 2026, sostenuta da un mercato del lavoro resiliente, sgravi fiscali e trasferimenti diretti alle famiglie, utili per compensare l’impatto dei rincari alimentari.

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Un agenda di riforme che cambia le imprese

Il nuovo corso della corporate governance ha accelerato: maggiore voce agli azionisti di minoranza, pressioni sui manager meno efficienti e politiche di allocazione del capitale più mirate – dalla cessione di asset non strategici ai riacquisti di azioni proprie. Tutto ciò sta migliorando la redditività delle società quotate.

Anche i settori bancario e dei servizi mostrano resilienza. Le banche beneficiano del rialzo dei tassi, mentre gli esportatori – penalizzati da dazi più elevati nella prima parte dell’anno – potrebbero recuperare grazie alla riduzione della tariffa al 15% da settembre.

Opportunita e rischi

Gli analisti restano costruttivi sul mercato azionario nipponico, soprattutto su comparti ciclici come auto e tecnologia e sui titoli finanziari. Tuttavia, non mancano le incognite. La prima è politica: le dimissioni del premier Shigeru Ishiba hanno aperto una lotta interna al Partito Liberal Democratico, con la scelta del successore prevista per il 4 ottobre. Tra i candidati in pole, la conservatrice Sanae Takaichi, favorevole a politiche fiscali e monetarie espansive, e Shinjiro Koizumi, più moderato e orientato alla continuità.

L’instabilità si riflette anche sui rendimenti dei titoli di Stato giapponesi (JGB), che hanno toccato livelli record, riaccendendo il dibattito sulla sostenibilità del debito pubblico. Ciononostante, il surplus delle partite correnti e l’elevato tasso di risparmio interno consentono al Giappone di finanziarsi prevalentemente in casa, ridimensionando i timori.

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Inflazione persistente e la strategia della BoJ

L’altro fronte delicato riguarda la politica monetaria. L’inflazione, al 3,1% a luglio, resta sopra il target del 2% della Bank of Japan. Nonostante la crescita dei salari, il malcontento per il costo della vita aumenta. Gli osservatori si attendono che la BoJ mantenga i tassi invariati almeno fino a gennaio 2026, rallentando al contempo gli acquisti di obbligazioni.

Un eventuale ciclo di rialzi più aggressivo potrebbe frenare crescita e utili, ma offrirebbe anche nuove opportunità di investimento nei JGB a valutazioni più interessanti. Inoltre, un repentino rimpatrio di capitali giapponesi – che detengono circa 3.000 miliardi di dollari in asset esteri – avrebbe effetti globali significativi.

Yen in rafforzamento nel medio periodo

Guardando oltre il breve termine, il possibile allentamento della Federal Reserve, unito a un BoJ più restrittivo, dovrebbe sostenere lo yen. La previsione a 12 mesi per il cambio dollaro/yen resta fissata a quota 140.

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