Giappone, la sfida di Sanae Takaichi: ritorno dell’Abenomics o rischio crisi “alla Liz Truss”

Giappone, la sfida di Sanae Takaichi: ritorno dell’Abenomics o rischio crisi “alla Liz Truss”

La nomina di Sanae Takaichi a prima ministra del Giappone ha acceso l’entusiasmo dei mercati, evocando il possibile ritorno dell’Abenomics e di una politica economica pro-crescita. L’equilibrio tra stimoli fiscali e stabilità monetaria sarà cruciale: se mal gestito, potrebbe trasformare la nuova leader da “nuovo Shinzo Abe” a “Liz Truss giapponese”.

Il debutto della prima premier donna del Giappone

A seguito delle dimissioni di Shigeru Ishiba da leader del Partito Liberal Democratico e da primo ministro, Sanae Takaichi ha assunto la guida del governo giapponese, diventando la prima donna premier nella storia del Paese. Figura di spicco del conservatorismo nipponico, Takaichi è da anni conosciuta come una delle più strette alleate dell’ex premier Shinzo Abe, scomparso tragicamente nel 2022.

Come sottolinea Pauline Albinet, Product Specialist Stocks & Convertibles di Ofi Invest AM, la nuova premier condivide con Abe una visione economica fondata su forti relazioni diplomatiche, maxi stimoli fiscali e una certa disciplina nei conti pubblici. Questa continuità ha contribuito a generare una reazione positiva immediata dei mercati: nelle ore successive alla diffusione del suo nome, l’indice Nikkei è balzato del 4,8% superando per la prima volta i 47.900 punti, mentre il Topix è cresciuto del 3,2%. Parallelamente, lo yen ha perso il 2% e i rendimenti dei titoli di Stato trentennali sono saliti al 3,3%, segnalando attese di maggior debito pubblico.

Le priorità del governo Takaichi

Uno dei primi obiettivi del nuovo esecutivo sarà l’approvazione di un aumento del budget nazionale, volto a contrastare l’inflazione e sostenere agricoltura, piccole imprese e famiglie a basso reddito. L’agenda Takaichi prevede anche forti investimenti in settori strategici come energia, infrastrutture e alimentazione, oltre al rafforzamento della difesa e al consolidamento delle relazioni con gli Stati Uniti.

Queste misure hanno portato a un immediato beneficio per l’azionario domestico, fatta eccezione per i comparti penalizzati dalla debolezza dello yen. Al contrario, le imprese esportatrici stanno traendo vantaggio dal cambio favorevole.

Rischi di surriscaldamento e fragilità del mix politico

Nonostante l’euforia dei mercati, permangono rischi significativi. Gli stimoli fiscali prolungati e la politica monetaria accomodante della Bank of Japan potrebbero innescare un aumento dei tassi a lunga scadenza e rischi inflazionistici persistenti.

Secondo Albinet, il mercato potrebbe presto dividersi su due scenari distinti: da un lato, il ritorno dell’Abenomics, con una combinazione di stimoli e riforme strutturali in grado di sostenere la crescita di lungo periodo e spingere il Nikkei oltre i 48.000 punti; dall’altro, una possibile tensione tra politica fiscale e monetaria, qualora l’espansione del debito diventasse eccessiva.

Tra Abe e Truss, la linea sottile della nuova leadership

Il rischio, evidenzia Ofi Invest AM, è che una gestione squilibrata della politica economica trasformi Takaichi da erede di Abe a nuova Liz Truss. Un eccesso di spesa pubblica o uno scontro con la Bank of Japan sull’indipendenza della politica monetaria potrebbero replicare la crisi di fiducia che travolse il Regno Unito durante il breve governo Truss, quando i mercati reagirono duramente ai piani fiscali non sostenibili.

In uno scenario simile, verrebbero messi in discussione la credibilità creditizia del Giappone e la sostenibilità del suo debito pubblico, generando volatilità valutaria e tensioni sui rendimenti.

La sfida di Takaichi, conclude Albinet, sarà dunque quella di coniugare continuità e prudenza, proseguendo l’eredità dell’Abenomics senza scivolare in una crisi di fiducia che il Giappone, oggi più che mai, non può permettersi.