Un Capital Market Day che ha raffreddato la corsa
In due sedute di Borsa, Ferrari ha visto evaporare circa 20 miliardi di euro di valore di mercato, dopo il -11% seguito ai risultati del secondo trimestre e un nuovo -13% il giorno del Capital Market Day, che ha cancellato oltre 10 miliardi di capitalizzazione in poche ore. A Milano, il titolo è crollato fino a 358 euro per azione (416 dollari), segnando la peggiore giornata di sempre per il Cavallino Rampante.

Come spiegato da Gabriel Debach, market analyst di eToro, “il CMD odierno non ha deluso nei numeri, ha deluso nel sogno”. Il nuovo piano industriale fino al 2030 si presenta infatti più realistico che visionario, una strategia che mira a proteggere la qualità sacrificando la velocità dopo anni di crescita sostenuta.
Nel piano, Ferrari prevede ricavi intorno ai 9 miliardi di euro entro il 2030, con una crescita media del 5% l’anno, sostenuta da mix di prodotto e personalizzazioni, ma con volumi in aumento solo marginale. Il gruppo punta a margini EBIT sopra il 30% e EBITDA al 40%, a un free cash flow industriale cumulato di 8 miliardi tra il 2026 e il 2030, payout al 40% e buyback da 3,5 miliardi.

Numeri eccellenti, ma non esponenziali: la Ferrari dei sogni di mercato si è trasformata in una Ferrari più fedele e prudente. Il nuovo piano non sostituisce la crescita con la qualità, ma sceglie di controllare l’accelerazione per restare in pista.

La revisione del sogno elettrico
Rispetto alla roadmap del 2022, che prevedeva un CAGR dei ricavi al 9% fino al 2026, il nuovo piano segna un rallentamento della curva di crescita e una diversa filosofia strategica. L’elettrificazione perde centralità: la quota di modelli full electric attesa per il 2030 scende dal 40% al 20%, con la prima Ferrari elettrica in consegna solo a fine 2026.
Il principio di neutralità tecnologica resta, ma l’enfasi sull’elettrico si attenua, mentre la domanda per i motori termici resta alta e i margini sui modelli ibridi rimangono molto forti. “Non più un pilastro, ma una componente tra le altre”, riassume Debach, commentando la scelta di Maranello di mantenere una flessibilità industriale legata ai gusti del cliente e alla redditività.
La revisione del piano risponde infatti a una realtà di mercato precisa: il cliente Ferrari chiede ancora motori tradizionali, performance e personalizzazione, non rivoluzioni. Da qui il messaggio agli investitori: la leva chiave sarà il prezzo, non il volume. Nel comunicato, la frase “anche i volumi contribuiranno positivamente, seppur in misura minore” chiarisce che il valore continuerà a derivare da serie limitate, modelli su misura e lifestyle di marca, coerenti con il DNA del lusso italiano.
Guidance prudente e utili solidi
Durante il Capital Market Day, Ferrari ha aggiornato anche la guidance di medio termine. Per il 2025, la casa di Maranello prevede un utile per azione di almeno 8,80 euro, leggermente superiore alla stima precedente di 8,60 euro, su ricavi di 7,1 miliardi (in aumento rispetto ai 7 miliardi indicati in precedenza).
Ma è la guidance 2030 ad aver deluso gli investitori: Ferrari si attende utili adjusted di 11,50 euro per azione su 9 miliardi di ricavi, contro i 9,8 miliardi stimati dal consensus FactSet. Una proiezione ritenuta “troppo conservativa” dal mercato, che si aspettava un’accelerazione più marcata anche grazie all’espansione elettrica e ai nuovi modelli.
Il risultato è stato un pesante sell-off. Mentre il titolo crollava, l’indice S&P 500 restava invariato (+0,1%), evidenziando come il ribasso fosse interamente legato alla percezione negativa del piano industriale. Il messaggio per gli investitori è stato chiaro: Ferrari non corre più per battere record di velocità, ma per consolidare la perfezione.
Dai conti trimestrali segnali di forza
Nonostante la delusione strategica, i fondamentali restano solidi. Nell’ultimo trimestre, la società ha registrato utili adjusted in crescita del 12,5% su base annua, pari a 2,02 euro per azione (2,20 dollari), leggermente superiori ai 1,99 euro attesi da FactSet. I ricavi netti di 1,64 miliardi sono stati in linea con le stime di Wall Street, confermando una performance operativa robusta.
La società ha ribadito anche la guidance di fine 2024, con vendite annuali in aumento di oltre il 9% a circa 6,55 miliardi di euro. Tuttavia, il numero totale di vetture consegnate nel trimestre è sceso del 2% su base annua, a 3.383 unità, segnale di un raffreddamento della domanda globale per i beni di lusso, in particolare in Cina, dove la debolezza del mercato ha pesato sul comparto premium.
A pesare sulle quotazioni di Wall Street è stato anche questo dato: le azioni Ferrari quotate negli Stati Uniti sono scese del 5,4% a 450,19 dollari, mentre l’indice S&P 500 cedeva lo 0,28%.
Eppure, come ricorda Barron’s citando dati FactSet, si è trattato dell’ottava volta consecutiva in cui Ferrari ha battuto le attese di utili di Wall Street, con una performance borsistica impressionante: +41% nel 2024, contro un +20% del benchmark S&P 500.
Nel commentare i risultati, analisti come Anthony Dick di ODDO BHF hanno evidenziato l’impatto positivo del nuovo modello F80, presentato a settembre e in arrivo nel quarto trimestre 2025. Ferrari prevede di produrre 799 esemplari a un prezzo unitario di 3,6 milioni di euro (3,9 milioni di dollari), superando le aspettative più ottimistiche sia per volumi sia per prezzo. Un segnale che conferma come la forza del marchio resti intatta, anche in una fase di minore espansione.
Ferrari, dunque, non ha deluso nei numeri ma nel sogno. Maranello parla la lingua della precisione e del controllo, offrendo agli investitori una storia di redditività stabile e disciplina finanziaria. Ma per il mercato, abituato a una narrativa di accelerazione continua, la nuova rotta del Cavallino resta una curva da digerire.
