Ferrari scivola in Borsa nonostante la trimestrale solida

Ferrari scivola in Borsa nonostante la trimestrale solida

Il secondo trimestre 2025 conferma utili in crescita e margini in allungo, ma il mercato reagisce più alle aspettative mancate.

Numeri solidi ma reazione negativa del mercato

La trimestrale di Ferrari racconta una storia di solidità, ma il mercato ha scelto di guardare altrove. Nel Q2 2025, some spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, l’azienda di Maranello ha registrato EBITDA a 709 milioni di euro (+5,9% a/a), utile netto a 425 milioni (+3% a/a) e un margine operativo al 30,9%, in aumento rispetto al 29,9% dello stesso periodo dell’anno scorso. I fondamentali chiave restano quindi in miglioramento, coerenti con la traiettoria verso 7 miliardi di ricavi a fine anno.

La reazione di Borsa, però, è stata durissima. Il titolo ha perso oltre cinque punti percentuali, segnando la peggior seduta da mesi. Non ci sono stati né warning né tagli alla guidance, ma gli operatori hanno reagito ai dati leggermente sotto le stime: ricavi a 1,787 miliardi di euro contro gli 1,82 attesi, EPS diluito a 2,38 euro contro 2,40 previsti e consegne piatte a 3.494 unità, inferiori alle 3.515 stimate.

Il lusso vende esclusività, non volumi

Per un marchio come Ferrari, sottolinea Debach, i volumi non sono la metrica principale di successo. Il secondo trimestre ha visto un calo sequenziale delle consegne del 3,7%, ma l’ASP (prezzo medio per auto) è cresciuto dell’1%, confermando la strategia di vendere meno, ma meglio.

L’azienda punta su mix di prodotto, personalizzazioni e valorizzazione dell’unicità, un modello che consente di mantenere margini elevati. I ricavi restano stabili anche con oscillazioni nei volumi, e gli ordini coprono già l’intero 2026. La trimestrale ribadisce dunque che Ferrari non compete sulle quantità, ma sulla forza del brand e sulla capacità di monetizzare la propria esclusività.

Sentiment, dazi e prospettive

Il calo di oggi, secondo Debach, riflette soprattutto il ruolo del sentiment nei titoli premium. In un contesto macro incerto e con valutazioni elevate, anche piccoli “miss” rispetto alle stime possono innescare prese di profitto. Eppure, sotto il cofano, la strategia resta solida.

Il messaggio più importante della trimestrale è la rimozione del rischio dazi USA, che avrebbe potuto costare fino a 50 punti base di margine operativo. L’amministratore delegato Benedetto Vigna ha sottolineato la flessibilità e l’agilità nella gestione, confermando fiducia nella guidance annuale. L’arrivo della Ferrari Elettrica, l’ampliamento del mix prodotto con 296 Speciale, SF90 XX e Amalfi, e il contributo crescente di Formula 1, lifestyle e brand licensing rafforzano ulteriormente la traiettoria di lungo termine.

Ferrari oggi paga il prezzo dell’eccellenza: se non sorprende, delude. Come conclude Debach, la flessione di Borsa fotografa più l’impazienza degli investitori che la realtà industriale. I fondamentali restano tra i più forti in Europa, la strategia di esclusività funziona e il brand rimane intatto. Per chi guarda oltre la volatilità giornaliera, sotto il cofano di Maranello c’è più solidità che fragilità.