Ferrari, i conti del terzo trimestre riaccendono la fiducia

Ferrari, i conti del terzo trimestre riaccendono la fiducia

Dopo un ottobre da record negativo, il titolo Ferrari torna a respirare. I risultati del terzo trimestre mostrano una ritrovata coerenza nei fondamentali e una visione più chiara sulla strategia elettrica e industriale. La prudenza del Capital Markets Day si rivela oggi una scelta di metodo, non un segnale di debolezza.

Dalla crisi di fiducia al ritorno della coerenza

Ottobre è stato un mese da dimenticare per Ferrari, ultima del Ftse Mib con un calo del 15,8% e 11,6 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati, il peggior risultato dalla quotazione in Borsa. La seduta del 9 ottobre 2025, in occasione del Capital Markets Day, ha segnato un crollo del 15,4%, la giornata peggiore di sempre per il titolo di Maranello.

Non si è trattato di un semplice incidente, come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, ma di una correzione di fiducia. L’appuntamento che avrebbe dovuto disegnare il futuro dell’azienda è stato percepito come un piano eccessivamente prudente. Il mercato ha letto il “realismo” della strategia come mancanza di ambizione. Dai massimi del 16 maggio, Ferrari ha perso il 24%, entrando in bear market per la seconda volta in meno di un anno.

Eppure, con la pubblicazione dei conti del terzo trimestre, la storia sembra cambiare direzione. Come sottolinea Debach, il mercato reagisce positivamente, senza euforia ma con fiducia ritrovata, riconoscendo nei numeri una solida coerenza gestionale e una conferma della forza del marchio.

I conti del trimestre: margini da brand di lusso

Le consegne restano pressoché stabili a 3.401 unità, ma il valore medio per auto continua a salire oltre 434.000 euro, in crescita costante rispetto ai 330.000 del 2022. Non si tratta di un effetto inflattivo, ma di una strategia di selezione e personalizzazione che ha spinto il listino verso l’alto. La variazione positiva del mix/prezzo (+25 milioni) ha più che compensato la fine della produzione della Daytona SP3 e l’impatto dei dazi statunitensi, gestiti con equilibrio.

Il risultato è un margine EBIT del 28,4% e un EBITDA del 37,9%, livelli ancora inarrivabili per qualsiasi altro costruttore automobilistico, sebbene lievemente sotto le attese.

Nel comparto Sponsorship, Commercial & Brand, i ricavi sono cresciuti del 21%, lo stesso ritmo del trimestre precedente, confermando la forza del business legato alla Formula 1 e al marchio lifestyle, nonostante l’assenza di vittorie in pista per Hamilton e Leclerc. Anche i ricavi da auto e ricambi sono tornati a crescere (+6% nel Q3, dopo +2,3% a giugno), spinti dai modelli SF90 XX e 12Cilindri.

Ferrari ha aumentato gli investimenti in R&D e marketing (+23 milioni di SG&A), segnale di una strategia orientata alla crescita di lungo periodo. È un trimestre che testimonia la capacità di spendere di più per crescere meglio, mantenendo intatta la redditività industriale.

Nuovo linguaggio, nuova visione

Il cambiamento più evidente, spiega Debach, non è solo nei numeri ma nel tono. Dopo mesi di prudenza, l’amministratore delegato Benedetto Vigna ha abbandonato la cautela per riaffermare una visione ambiziosa: “Proseguiamo nel nostro percorso di sviluppo con convinzione e forte visibilità. Ci assumiamo la responsabilità di dimostrare che la nostra interpretazione della tecnologia elettrica sarà ancora una volta fonte di innovazione.

Un messaggio che risponde a due temi chiave: la reazione negativa dei mercati al piano 2030 e i dubbi sulla strategia elettrica. Con la futura Ferrari Elettrica, attesa per fine 2026, il Cavallino non abbandonerà il motore termico ma lo affiancherà, dimostrando ancora una volta la capacità di dettare le regole anche nell’era elettrica.

La traiettoria ritrovata

I fondamentali restano solidi: margine operativo sopra il 28%, debito industriale netto quasi azzerato (116 milioni di euro) e portafoglio ordini coperto fino al 2027. Il rimbalzo in Borsa riflette la percezione di una Ferrari che torna a crescere per valore, non per volume, e che vede nella prudenza del CMD una scelta consapevole di disciplina strategica.

Come conclude Debach, il 2025 rappresenta un tornante decisivo: “Chi frena troppo perde tempo, chi non frena rischia di uscire.” Ferrari ha scelto di frenare per non perdere la traiettoria, e i conti del terzo trimestre mostrano che, superata la curva, il motore è pronto a tornare a pieno regime.