Una pausa annunciata nel ciclo di politica monetaria
Nella riunione del 18 giugno, la Federal Reserve dovrebbe mantenere invariato il tasso sui Federal Funds, attualmente compreso tra 4,25% e 4,50%, consolidando così la sua strategia attendista. La decisione, secondo Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, poggia su solide basi macroeconomiche, tra cui una crescita stabile, disoccupazione contenuta e inflazione in lento calo.
Durante l’ultimo incontro, il presidente Jerome Powell aveva sottolineato la volontà della Fed di rimanere guidata dai dati, evitando pressioni esterne, in particolare quelle legate alla politica commerciale dell’amministrazione Trump. Questo approccio riflette l’intenzione della banca centrale di non agire sulla base di fluttuazioni di breve periodo, ma di costruire una strategia coerente nel tempo, valutando con attenzione l’evoluzione dei fondamentali.
Inflazione sotto controllo, ma occhi aperti sui dazi
Gli ultimi dati sull’inflazione rafforzano la posizione attendista del board. Il 30 maggio, il Bureau of Economic Analysis ha riportato che l’indice PCE core si è attestato al 2,5% su base annua ad aprile, un dato in linea con l’obiettivo della Fed. L’11 giugno, anche il Consumer Price Index ha confermato una dinamica contenuta: +0,1% su base mensile sia per l’indice generale che per quello core, mentre su base annua il CPI ha raggiunto il 2,4% e il CPI core il 2,8%.
La vera sorpresa è stata l’assenza di impatti significativi dai dazi, solitamente responsabili di aumenti dei prezzi al consumo. Questo ha permesso a Powell e ai suoi colleghi di mantenere un atteggiamento cauto, ribadendo l’importanza della data-dependency come linea guida. Secondo IG, la Fed continuerà a sottolineare l’indipendenza dalle pressioni politiche, rifiutando ogni ipotesi di taglio prematuro e tutelando così la propria credibilità istituzionale.
Un’economia solida che sostiene tassi elevati
Uno dei motivi per cui la Fed può permettersi di non intervenire subito è la resilienza dell’economia statunitense. Consumi robusti, piena occupazione e una crescita del PIL sostenuta hanno consentito di mantenere un livello dei tassi d’interesse più elevato rispetto ad altre economie avanzate, senza conseguenze evidenti sull’attività produttiva. Questo scenario differenzia nettamente gli Stati Uniti da altri paesi che, per sostenere la crescita, sono costretti a politiche monetarie più accomodanti.
Diodovich sottolinea come l’attrattività degli asset americani resti elevata grazie a fondamenta solide: mercato del lavoro flessibile, innovazione tecnologica e istituzioni efficienti continuano a rappresentare un vantaggio competitivo. Questo `eccezionalismo economico` giustifica l’ambiente attuale di tassi elevati, rendendo gli Stati Uniti un polo d’attrazione per capitali globali in cerca di rendimento.
Le aspettative dei mercati puntano a settembre
Mentre la riunione di giugno dovrebbe concludersi con un nulla di fatto, i mercati iniziano a scommettere su un primo taglio dei tassi a settembre. Secondo i dati del CME FedWatch Tool, c’è una probabilità del 65% che la Fed riduca il costo del denaro di 25 punti base entro il nono mese dell’anno. Gli investitori stimano un allentamento complessivo di 50 punti base entro fine 2025, segnale che l’orientamento restrittivo attuale potrebbe essere rivisto solo in presenza di un deterioramento evidente del quadro macro.
IG evidenzia che la Fed non agirà preventivamente, ma valuterà i cambiamenti nel contesto economico in base a evidenze concrete. I membri del FOMC si concentreranno in particolare sull’evoluzione delle trattative commerciali con Cina ed Europa, il cui esito potrebbe influenzare le dinamiche inflazionistiche e le decisioni monetarie. Le date da monitorare sono l’8 luglio (scadenza della sospensione dei dazi reciproci USA-UE) e il 18 agosto (fine del periodo di negoziazione con la Cina).
Gli occhi puntati sul comunicato e sul dot plot
Nel meeting di domani, i mercati seguiranno con attenzione il comunicato ufficiale, le nuove proiezioni economiche, il grafico dot plot e la conferenza stampa di Jerome Powell. Le attese includono una possibile revisione al ribasso del PIL, un aumento delle stime sull’inflazione e un lievissimo rialzo atteso per la disoccupazione.
IG mette in guardia anche sui rischi potenziali legati a un mantenimento prolungato dei tassi elevati. Un simile scenario potrebbe comprimere i consumi e innescare tensioni sul credito, soprattutto nei settori più sensibili al costo del denaro. Inoltre, l’incertezza geopolitica e le turbolenze sui mercati globali rappresentano variabili da non sottovalutare, in grado di influenzare profondamente il sentiment e le decisioni della banca centrale.
La Fed si trova quindi di fronte a una delicata sfida di equilibrio: mantenere la stabilità economica e finanziaria, senza soffocare la crescita. La riunione di giugno sarà un test importante per comprendere come Powell intenda navigare in questo contesto.
