Fed: taglio da 25 pb, fine del QT e divergenze interne

Fed: taglio da 25 pb, fine del QT e divergenze interne

Wall Street guarda oltre il taglio da 25 punti base e interroga la Fed su quale lato del doppio mandato prevarrà nei prossimi mesi, tra mercato del lavoro in indebolimento e inflazione persistente. La banca centrale ha portato i Fed Funds al 3,75%-4% e ha annunciato la fine del QT dal 1° dicembre, ma Powell ha chiarito che un ulteriore taglio a dicembre è “tutt’altro che scontato”, in un contesto reso più incerto dallo shutdown e dalla scarsità di dati ufficiali.

Doppio mandato, rally tech e rischi di prese di profitto

La decisione della Federal Reserve di tagliare i tassi di interesse di 25 punti base era ampiamente attesa, ma ciò che preoccupa maggiormente gli investitori è «quello che la Fed farà d’ora in avanti». Secondo Bret Kenwell, US investment analyst di eToro, la domanda chiave diventa su quale lato del doppio mandato il comitato si concentrerà: il mercato del lavoro in indebolimento oppure l’inflazione persistente. L’ultimo CPI è risultato inferiore alle attese degli economisti, ma ha mostrato che l’inflazione non si sta raffreddando; una persistenza dei prezzi potrebbe impedire alla Fed di muoversi «tanto rapidamente o in modo aggressivo» come vorrebbe per contrastare il deterioramento dell’occupazione, e la mancanza di nuovi dati economici complica ulteriormente il quadro.

Fino a mercoledì, il Nasdaq 100 risultava in rialzo di oltre il 20% da inizio anno e di più del 55% dai minimi di aprile, proseguendo una serie positiva di sette mesi consecutivi. Se, come ha affermato Jerome Powell, un taglio dei tassi a dicembre è «tutt’altro che scontato», questo potrebbe spingere alcuni investitori a frenare la recente corsa dei mercati. Gli utili trimestrali saranno cruciali nei prossimi giorni e non si escludono prese di profitto dopo un rally così intenso; ciononostante, finché la crescita degli utili resterà solida e i consumatori manterranno forza, eventuali correzioni potrebbero rivelarsi opportunità di acquisto. Negli ultimi mesi, infatti, ribassi brevi e superficiali hanno lasciato molta liquidità in attesa di ingressi più allettanti (fonte: Bret Kenwell, eToro).

Dipendenza dai dati e “pilota automatico” sul dot plot

Per Alexandra Wilson-Elizondo, Global Co-CIO of Multi-Asset Solutions di Goldman Sachs Asset Management, Powell ha sottolineato la dipendenza dai dati in 12 discorsi nel 2025. Quando i dati si interrompono durante uno shutdown prolungato e le informazioni disponibili risultano parziali, in ritardo e potenzialmente distorte, la Fed non ha potuto far altro che mettere il “pilota automatico” alla politica monetaria e seguire il percorso indicato dal dot plot, a meno che nuovi dati affidabili non cambino lo scenario.

Un singolo dato sull’inflazione più debole, aspettative ancorate e domanda di lavoro in raffreddamento (secondo riscontri aneddotici) supportano un orientamento prudente verso l’allentamento. Se le condizioni restano invariate, un ulteriore taglio di 25 punti base a dicembre sembra probabile. La fine del quantitative tightening incide soprattutto su riserve e meccanismi del mercato monetario e dice poco sul futuro andamento del tasso di riferimento: l’intervallo target dei fed funds resta lo strumento principale per modulare le condizioni finanziarie.

Taglio di 25 pb, due dissensi e stop al QT

Per AcomeA SGR, Martina Daga ricorda che la Fed ha tagliato i tassi di 25 bp, portando il target dei Fed Funds al 3,75%-4%, con due dissensi: Miran avrebbe optato per un taglio da 50 bp (come a settembre), mentre Schmid ha votato per tassi fermi. Le visioni contrastanti non sorprendono: nei DOTS di settembre, 1 su 19 membri non avrebbe tagliato nemmeno a settembre, 6 avrebbero tenuto fermi i tassi fino a fine anno dopo il taglio di settembre, 2 indicavano un altro taglio (o ora o a dicembre), 9 prevedevano due tagli entro fine anno e 1 solo 150 bp complessivi da settembre a fine anno; dei 19 membri, solo 12 votano. Powell ha esordito sottolineando che, a causa dello shutdown, la disponibilità di dati ufficiali è stata limitata da settembre, ma fonti private e il CPI di settembre indicano che lo scenario non si discosta molto dall’outlook di fine estate.

L’attività economica ha sorpreso al rialzo, sostenuta da consumi resilienti e investimenti più robusti; il mercato del lavoro mostra raffreddamento graduale: la domanda si è indebolita, ma licenziamenti bassi e disoccupazione contenuta persistono. Due i fattori evidenziati da Powell: riduzione della partecipazione alla forza lavoro, shock di offerta in parte legato al calo dell’immigrazione (diminuiscono i nuovi posti “necessari” per la massima occupazione), e calo della domanda di lavoro, leva su cui la politica monetaria può agire; i tagli recenti mirano a evitare un deterioramento ulteriore del lavoro. L’inflazione resta sopra target ma con segnali misti: i beni risalgono per i nuovi dazi, mentre i servizi (soprattutto abitativi) rallentano. Al netto dei dazi, l’inflazione «non è troppo lontana» dal 2%; le tariffe oggi implicano un one-off sui prezzi, ma non è escluso che diventino più permanenti; le aspettative di lungo periodo restano ancorate.

In tale quadro, non esiste una via “risk-free”: i rischi sull’inflazione sono al rialzo, quelli sull’occupazione al ribasso; questi ultimi sono saliti, spingendo il FOMC verso una stance più neutrale. Oltre ai tassi, la Fed porrà fine al QT da dicembre, cioè alla riduzione del portafoglio tramite mancato reinvestimento; dall’avvio a fine 2022, il bilancio si è ridotto di ~2.200 miliardi. Negli ultimi mesi si sono visti segnali di tensione di liquidità con maggiore uso della Standing Repo Facility. Dal 1° dicembre, i titoli in scadenza verranno reinvestiti e gli MBS verranno reinvestiti in T-Bills: si mira a ridurre la duration media del portafoglio e riallinearla al mercato, muovendosi gradualmente verso scadenze più brevi. Oggi la Fed detiene 4.200 miliardi di Treasury (~14% del debito in circolazione), di cui 195 miliardi in T-Bills (~3% dei T-Bills sul mercato). I T-Bills in circolazione crescono e sono ~22% del debito totale. Sulle prossime mosse, Powell ha chiarito che nel FOMC esistono «posizioni fortemente divergenti» su dicembre e che «una nuova riduzione non è affatto scontata (far from a foregone conclusion)».

Neutralità, flessibilità e riserve “ampie”

Per Eric Winograd, US Economist di AllianceBernstein, «come universalmente previsto», il FOMC ha tagliato di 25 punti base il tasso sui federal funds (nuovo intervallo 3,75%-4%) e ha deciso di porre fine dal 1° dicembre alla riduzione delle partecipazioni in Treasury, chiudendo la stagione del QT, in una mossa ampiamente anticipata dai mercati. In conferenza stampa, Powell non ha dato indicazioni precise sul percorso futuro: una scelta deliberata, perché nel Comitato convivono aspettative differenti sull’economia e serve massima flessibilità con dati limitati.

Coerente con questo approccio, «una nuova riduzione a dicembre non è affatto scontata»; dato che i mercati prezzavano già un taglio, le sue parole sono parse volutamente prudenti per ridimensionare un eccesso di fiducia su un esito incerto. Non significa escludere un ulteriore taglio, ma non impegnarsi in anticipo. Powell ha definito il taglio odierno «un altro passo verso la neutralità», lasciando intendere che ulteriori allentamenti restano possibili: il messaggio complessivo non è esclusivamente restrittivo.

Dalla dichiarazione ufficiale emerge una valutazione dell’economia pressoché invariata rispetto a settembre. I rischi al ribasso per il mercato del lavoro emersi in estate persistono e hanno motivato la decisione. AllianceBernstein ritiene che tali rischi possano giustificare un altro taglio a dicembre e nuove riduzioni nel 2026, fino a riportare i Fed Funds almeno verso il livello neutrale stimato dal FOMC (~3%), che né stimola né frena la crescita.

Nelle scorse settimane, vari esponenti — Powell incluso — avevano lasciato intendere che la riduzione del bilancio fosse prossima alla conclusione; la fine del QT sui Treasury non sorprende e non dovrebbe avere impatti rilevanti su mercati o economia. Washington continuerà a ridurre gradualmente gli MBS, reinvestendo i proventi in T-Bills per avvicinarsi a un bilancio composto solo da Treasury. Finora, il QT è proseguito senza intoppi; con il tetto alle vendite di Treasury fermo da mesi a 5 miliardi di dollari, il cambiamento è marginale. L’interruzione della riduzione delle riserve di Treasury mira a evitare una replica delle tensioni del 2019 sui mercati monetari quando la stretta andò troppo oltre. Nell’attuale regime operativo, la Fed punta a mantenere “riserve bancarie ampie”, evitando di toccare i limiti inferiori della liquidità. Il bilancio complessivo è sceso dal picco di ~9.000 mld a ~6.500 mld, livello in rapporto al PIL simile al 2018, prima delle turbolenze monetarie. Le riserve bancarie dovrebbero stabilizzarsi tra 2.500 e 3.000 mld, livello “ampio” ma non “abbondante”, e ben sopra i 1.500 mld che nel 2019 si rivelarono insufficienti a garantire la stabilità del sistema.