L’indipendenza della Fed nel mirino politico
Nel corso degli ultimi incontri del Fondo Monetario Internazionale (FMI), uno dei temi centrali è stato l’indipendenza della Fed, messa sotto pressione dall’amministrazione Trump in vista della nomina del nuovo presidente, prevista per maggio 2026 alla scadenza del mandato di Jerome Powell. Come sottolinea Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, la Fed si trova in una posizione delicata, stretta tra le pressioni politiche e il proprio ruolo di garante della stabilità del sistema finanziario, poiché il Board of Governors mantiene la responsabilità diretta della supervisione bancaria.
Parallelamente, la politica commerciale statunitense è al centro di un acceso dibattito, in attesa della sentenza della Corte Suprema sulla legittimità dei poteri presidenziali previsti dall’IEEPA (International Emergency Economic Powers Act), utilizzati da Trump per imporre tariffe reciproche. La questione legale ruota attorno a un punto controverso: il deficit commerciale USA può essere considerato una causa emergenziale tale da giustificare l’uso di questi poteri? Alcune corti inferiori si sono già espresse in senso contrario, ma secondo diversi analisti la Corte Suprema potrebbe optare per un approccio più pragmatico, evitando di privare il Presidente di uno strumento di leva strategica.
Il dibattito sulle tariffe, osserva Daga, si concentra oggi più sul ruolo fiscale — come fonte di maggiori entrate — che non sul loro potenziale effetto di reindustrializzazione del Paese.
Stati Uniti e Cina, tensione negoziata
Un altro punto caldo rimane il rapporto tra Stati Uniti e Cina, tornato a livelli di tensione elevati. Il consenso tra gli investitori, spiega AcomeA SGR, è che si tratti di una mossa tattica di negoziazione in vista del prossimo incontro tra i leader, ma per Trump ottenere un accordo favorevole non sarà semplice. Pechino dispone infatti di leve strategiche significative, in particolare il controllo sulle terre rare, fondamentali per l’industria tecnologica, oltre a un ruolo cruciale come fornitore dei beni di consumo destinati al mercato statunitense.
Sul piano interno, la situazione resta ambigua: da un lato emergono segnali di indebolimento del mercato del lavoro, dall’altro si registra una ripresa degli investimenti in capitale fisso (capex). In questo contesto, l’intelligenza artificiale sta esercitando un impatto importante sulla produttività, ma è difficile valutare quanto a lungo potrà sostenere la crescita. Per Daga, le valutazioni azionarie elevate e gli spread di credito contenuti indicano una fase avanzata del ciclo economico, anche se prevale ancora un cauto ottimismo, più per inerzia che per reale convinzione rialzista.
Un mondo sempre più polarizzato
Il quadro geopolitico delineato da AcomeA SGR mostra un sistema globale sempre più polarizzato tra Stati Uniti e Cina, con le economie emergenti costrette a scegliere tra il principale partner commerciale — Pechino — e il principale partner finanziario — Washington. In questo contesto si inseriscono l’accordo tra Stati Uniti e Argentina e le trattative per la rinegoziazione dell’accordo USMCA (Stati Uniti-Messico-Canada), che assumono una valenza strategica nella ridefinizione delle alleanze globali.
Il ruolo stesso degli Stati Uniti, osserva Daga, è in evoluzione: non sono più il “consumatore di ultima istanza” del mondo, né l’assicuratore globale che garantisce protezione militare all’Occidente e stabilità finanziaria attraverso i Treasury. Se questa funzione dovesse venir meno, i rischi aumenterebbero soprattutto per i Paesi più piccoli e vulnerabili, costretti a rafforzare la propria autonomia economica e difensiva.
Sul fronte politico, l’America Latina si prepara a una serie di elezioni cruciali: entro la fine dell’anno voteranno Argentina, Cile e Perù, seguite da Colombia e Brasile nel 2026. Le previsioni segnalano un possibile spostamento a destra in molti Paesi, trainato da sentimenti anti-incumbent e da una crescente attenzione ai problemi sociali e alla sicurezza interna. Tuttavia, sottolinea Daga, i sondaggi si sono dimostrati spesso imprecisi, mentre l’approval rating rimane il barometro più affidabile per misurare la probabilità di un cambio di governo.
Politiche monetarie in divergenza
Sul fronte monetario, AcomeA SGR evidenzia una crescente divergenza tra le politiche delle banche centrali globali. Dopo lo shock inflazionistico post-pandemico, buona parte del processo di disinflazione è ormai alle spalle, ma le dinamiche dei prezzi restano eterogenee, costringendo le autorità a calibrare le decisioni in modo indipendente.
In alcune economie emergenti, come la Colombia, la banca centrale segnala un’economia surriscaldata, con rischi al rialzo sull’inflazione. In Romania, le recenti misure fiscali — tagli ai sussidi e aumento dell’IVA — hanno spinto i prezzi verso l’alto; tuttavia, la banca centrale considera l’aumento un effetto transitorio, legato a un necessario allineamento di politica monetaria e fiscale in territorio restrittivo, che potrebbe favorire la convergenza verso i target nel 2026.
Negli Stati Uniti, invece, il dibattito si concentra sul ritardo con cui le tariffe si trasmettono ai prezzi al consumo. Molte imprese hanno assorbito i costi iniziali per smaltire le scorte accumulate, ma resta incerta la loro capacità di trasferirli interamente ai consumatori finali.
Eurozona, la ripresa si allontana
In Europa, le prospettive di ripresa economica appaiono sempre più fragili. L’entusiasmo di inizio anno si è attenuato, osserva Daga, e il piano infrastrutturale tedesco, pur disponendo dei fondi necessari, procede più lentamente del previsto. Le riforme strutturali richiedono tempo per essere implementate e gran parte delle risorse è destinata alla difesa, articolata in due fasi: un incremento iniziale delle importazioni militari e una successiva espansione della capacità produttiva interna, che potrebbe comportare persino la riconversione di parte dell’industria automobilistica.
A livello continentale, manca ancora una strategia comune sulla difesa, nonostante la maggiore flessibilità concessa dalle regole fiscali europee. Gli Stati membri mantengono un approccio frammentato, privilegiando priorità nazionali rispetto a un progetto di spesa condiviso. Quanto alla crisi politica francese, AcomeA ritiene che il rischio sistemico sia contenuto e senza effetti di contagio, anche se continua a mancare una chiara via d’uscita dall’attuale fase di stallo politico.
In sintesi, il quadro delineato da AcomeA SGR descrive un’economia mondiale segnata da pressioni politiche sulla Fed, tensioni geopolitiche crescenti e traiettorie monetarie divergenti, elementi che inaugurano una nuova fase per i mercati globali, più frammentata, più imprevedibile e decisamente più competitiva.
