Fed, Powell apre al taglio dei tassi e presenta il nuovo framework

Fed, Powell apre al taglio dei tassi e presenta il nuovo framework

Le nuove linee guida rafforzano l’idea di una banca centrale più accomodante, anche in presenza di pressioni inflazionistiche legate ai dazi.

L’apertura a un taglio dei tassi

Nel suo atteso intervento a Jackson Hole, Jerome Powell ha ipotizzato un taglio dei tassi di interesse durante la riunione di settembre, sottolineando la necessità di adattarsi alle particolari condizioni attuali del mercato del lavoro. L’anomalia riscontrata riguarda il calo simultaneo sia dell’offerta che della domanda di lavoro, una dinamica insolita che richiede attenzione da parte della politica monetaria.

Sul tema dei dazi e dei potenziali impatti sui prezzi, il presidente della banca centrale statunitense ha precisato che lo scenario di base resta quello di effetti temporanei, che non giustificano per ora un intervento restrittivo di lungo periodo. La dichiarazione arriva in un contesto di mercato già orientato a prezzare un percorso più accomodante della Federal Reserve.

Come rilevato da Antonio Cesarano, Chief Global Strategist di Intermonte, le parole di Powell segnano un cambio di passo rispetto ai mesi precedenti e aprono la strada a una revisione più ampia della strategia della Fed.

La revisione del framework

Accanto alle indicazioni sui tassi, Powell ha illustrato la modifica del framework di politica monetaria, un cambiamento di portata non trascurabile. Due sono i punti chiave introdotti: da un lato, la cancellazione dell’obiettivo di inflazione media al 2%, sostituito dall’impegno a “mantenere ancorate le aspettative di inflazione di lungo termine”; dall’altro, l’inserimento del concetto secondo cui l’economia può anche trovarsi oltre il livello teorico di piena occupazione senza che ciò implichi automaticamente pressioni inflazionistiche.

Il documento ufficiale della Federal Reserve, la Statement on Longer-Run Goals and Monetary Policy Strategy, ribadisce infatti che l’occupazione massima non è un obiettivo fisso e immutabile, ma una condizione che evolve nel tempo in base a fattori strutturali e non monetari. La Fed si impegna dunque a valutare in modo flessibile gli andamenti del mercato del lavoro e ad adattare di conseguenza la sua strategia.

Le implicazioni per i mercati

La combinazione tra le dichiarazioni di Powell e le modifiche introdotte al framework apre le porte a un primo taglio dei tassi a settembre. Ma, soprattutto, offre una base concettuale che in futuro potrà consentire alla Federal Reserve di mantenere un approccio accomodante anche in presenza di un rialzo dell’inflazione, ad esempio dovuto ai dazi.

Cesarano evidenzia come questo orientamento rappresenti un cambio culturale di rilievo: la banca centrale appare pronta a tollerare temporanee deviazioni dall’obiettivo di inflazione pur di sostenere l’occupazione e garantire la stabilità complessiva del sistema. Nel nuovo testo approvato dal FOMC, si sottolinea infatti che “l’occupazione può talvolta superare le valutazioni in tempo reale del livello massimo senza generare rischi per la stabilità dei prezzi”.

I mercati hanno immediatamente reagito: le stime si orientano ora verso due tagli entro fine anno e cinque entro settembre 2026, rafforzando le aspettative di una Fed pronta ad accompagnare la fase di transizione economica con una politica meno restrittiva.

Una Fed più accomodante

Il nuovo quadro delineato da Powell e dal FOMC segna un’evoluzione significativa. Non solo si prepara il terreno a un intervento sui tassi nel breve termine, ma si codifica una maggiore elasticità della politica monetaria nel lungo periodo, anche in scenari complessi caratterizzati da tensioni commerciali e pressioni inflazionistiche.

Con l’approvazione della revisione del framework, resa pubblica nel documento del 22 agosto 2025, la Federal Reserve si dota di strumenti concettuali per intervenire con rapidità e decisione, mantenendo la credibilità del suo mandato ma evitando rigidità che potrebbero ostacolare la crescita.

Per i mercati e per gli osservatori internazionali, il messaggio è chiaro: la Fed è pronta a privilegiare la stabilità e l’occupazione, anche a costo di tollerare temporanee deviazioni dal target di inflazione.