Fed, possibile rimozione Powell un rischio sottovalutato per dollaro e Treasury

Fed, possibile rimozione Powell un rischio sottovalutato per dollaro e Treasury

L’ipotesi di una possibile rimozione di Powell dalla guida della Fed apre scenari che potrebbero scuotere la stabilità dei mercati.

Dubbi sul rinnovo e rischi legali per Powell

La scorsa settimana un membro di alto livello dell’amministrazione Trump ha inviato una lettera al presidente della Fed, Jerome Powell, sollevando l’ipotesi che questi possa aver falsamente rappresentato fatti al Congresso riguardo alla costosa ristrutturazione della sede centrale della Federal Reserve. Per alcuni osservatori, questo passaggio potrebbe aprire una strada legale per consentire al Presidente Trump di rimuovere Powell “per giusta causa”.

Ad oggi, secondo George Saravelos di Deutsche Bank Research, il mercato attribuisce una probabilità piuttosto bassa a questo scenario: le stime di Deutsche Bank indicano odds diretti sotto il 20%, mentre la curva monetaria mostra una netta inflessione solo dal secondo trimestre del prossimo anno, segnale che gli investitori si attendono un cambio di rotta nella politica monetaria non nell’immediato. A completare questo quadro di apparente tranquillità c’è la stabilità del broad dollar, sebbene le aspettative di inflazione a breve termine si siano mosse leggermente al rialzo.

Fed indipendente sotto pressione

Saravelos spiega che, proprio perché questa eventualità è poco prezzata, una rimozione forzata di Powell avrebbe un impatto di mercato potenzialmente enorme. Gli investitori leggerebbero l’evento come un attacco diretto all’indipendenza della Federal Reserve, sottoponendo la banca centrale a una pressione istituzionale senza precedenti. Essendo la Fed l’architrave del sistema monetario globale in dollari, le conseguenze si farebbero sentire ben oltre i confini statunitensi.

Guardando indietro, Deutsche Bank ricorda che episodi di perdita di indipendenza non sono così rari: già negli anni ’70 la pressione politica contribuì a indebolire l’autonomia della Fed sotto Arthur Burns, nonostante l’Accordo Treasury-Fed del 1951 avesse sancito l’indipendenza moderna dell’istituto. Oggi, però, lo scenario è molto diverso: gli Stati Uniti presentano un twin deficit record, una posizione patrimoniale estera netta negativa, mercati dei capitali aperti e un sistema di cambi libero. Tutti fattori che, come nota Saravelos, amplificano il rischio di disordini globali se la fiducia nell’indipendenza della banca centrale venisse meno.

Possibili reazioni di dollaro e tassi

Quale potrebbe essere l’effetto immediato sui mercati? Deutsche Bank Research sottolinea che l’evidenza empirica sui casi estremi di perdita di indipendenza delle banche centrali è piuttosto chiara: valuta e bond possono collassare quando le aspettative di inflazione salgono, i rendimenti reali scendono e i premi per il rischio aumentano in risposta all’erosione istituzionale. Curiosamente, per le azioni il quadro è meno scontato: in Turchia, ad esempio, durante l’esperienza di politica monetaria non convenzionale della CBT, l’equity ha persino mostrato spunti di rally, forte della natura di real asset.

Nello scenario di Saravelos, se Powell fosse costretto a lasciare, ci si potrebbe attendere nelle prime 24 ore un calo del dollaro ponderato per il commercio di almeno 3%-4% e un sell-off di 30-40 punti base sul mercato obbligazionario statunitense, trainato dal segmento long end. Come accaduto ad aprile, si assisterebbe a una correlazione positiva tra bond e dollaro, entrambi in calo, con un probabile allargamento del cross-currency basis per effetto di timori sulla politicizzazione delle swap line della Fed.

Come reagirebbe la Fed

Un aspetto determinante, secondo Deutsche Bank, sarà la risposta dell’istituzione stessa. Se i Governatori e i Presidenti regionali della Fed faranno quadrato intorno al principio di indipendenza, sia con dichiarazioni pubbliche sia attraverso la conduzione operativa della politica monetaria, i mercati potrebbero contenere lo shock. Tuttavia, l’attenzione si sposterebbe immediatamente sulla figura chiamata a sostituire Powell e sulla sua capacità di garantire continuità.

Non meno rilevante sarà il contesto macro: se nei prossimi mesi i dati sull’inflazione dovessero risultare benigni, la tensione fra gli obiettivi politici dell’Amministrazione (ridurre i tassi) e quelli della Fed (mantenere bassa l’inflazione) potrebbe attenuarsi. Ma Saravelos si dice scettico: con l’economia statunitense stretta tra lo shock negativo dell’offerta legato ai dazi e la riduzione dell’immigrazione, questi compromessi potrebbero rivelarsi difficili da gestire.

Un rischio sottovalutato

Secondo Saravelos una rimozione di Powell rappresenta “uno dei rischi di evento più sottovalutati nei prossimi mesi”. Anche se le condizioni macro dovessero stabilizzarsi, gli investitori dovrebbero comunque aspettarsi che dollaro e Treasury incorporino un premio di rischio persistente, con una sensibilità elevatissima a ogni dato o segnale di politica monetaria.

Infine, la posizione esterna vulnerabile degli Stati Uniti alimenta il timore di movimenti di prezzo molto più ampi e dirompenti di quanto finora previsto. Un rischio che, sottolinea Saravelos, merita di essere osservato da vicino da chiunque abbia esposizioni dirette o indirette al biglietto verde e al debito USA.