Inflazione sotto controllo e margini più ampi per la Fed
Il dato di inflazione di settembre ha sorpreso al ribasso le aspettative del mercato, confermando che l’impatto delle tariffe sui prezzi al consumo statunitensi rimane molto limitato. La componente dei beni core, cioè quella meno soggetta a volatilità, ha registrato una crescita mensile dello 0,2%, un valore sostanzialmente in linea con il target della Fed, se annualizzato.
Alcune voci del paniere, come l’abbigliamento, hanno mostrato incrementi più marcati (+0,7% su base mensile), ma con un peso marginale sul totale. Al contrario, i prezzi di articoli per la casa e beni ricreativi — che nei mesi estivi avevano registrato forti rialzi — si stanno ora normalizzando, segno che i rincari legati ai dazi rappresentano per ora fenomeni isolati e temporanei.
Anche la componente dei servizi, più sensibile alle dinamiche salariali e al mercato del lavoro, ha registrato un incremento contenuto dello 0,2% mensile, in rallentamento rispetto ai mesi precedenti. Secondo Martina Daga, Macro Economist di AcomeA SGR, il quadro complessivo riduce i rischi di un’inflazione alimentata dalle politiche tariffarie dell’amministrazione Trump e lascia spazio alla Fed per proseguire il ciclo di allentamento monetario, con nuovi tagli dei tassi di riferimento già nei prossimi mesi.
I mercati scommettono su nuovi tagli dei tassi
La pubblicazione dei dati sull’inflazione ha avuto un immediato impatto positivo sui mercati finanziari, come osserva Bret Kenwell, US Investment Analyst di eToro. La sorpresa al ribasso ha spinto gli investitori verso asset “risk-on” — in particolare azioni e criptovalute — rafforzando le aspettative di un taglio dei tassi da parte della Fed nella riunione della prossima settimana, e di un ulteriore intervento a dicembre.
Secondo Kenwell, la traiettoria di politica monetaria appare ormai segnata: «Ci sarebbe voluto un rapporto sorprendentemente negativo per mettere in dubbio il taglio di ottobre», spiega. In una fase in cui i dati macroeconomici restano scarsi e discontinui, ogni segnale di chiarezza viene accolto con favore dal mercato. L’inflazione più bassa alimenta così la narrativa di una Fed pronta a sostenere la crescita, ma anche di un sistema economico che, pur rallentando, non mostra segnali di recessione imminente.
Attenzione a non abbassare la guardia
Nonostante il sollievo iniziale, gli esperti invitano alla prudenza. Come sottolinea George Brown, Senior Economist di Schroders, un’inflazione più moderata può rappresentare solo una pausa temporanea nel processo disinflazionistico. Secondo l’economista, i dazi imposti dagli Stati Uniti non sono stati ancora pienamente trasferiti dalle aziende ai consumatori, e ciò potrebbe generare effetti di secondo impatto nei prossimi mesi, con un ritorno delle pressioni sui prezzi al consumo.
Inoltre, Brown avverte che la Federal Reserve sta continuando a tagliare i tassi in un’economia ancora solida, e questo comporta il rischio di un errore di valutazione: la banca centrale potrebbe sottostimare una futura ripresa dell’inflazione, così come i mercati, troppo concentrati sul breve periodo.
A complicare ulteriormente il quadro, la prossima pubblicazione dell’indice dei prezzi al consumo di ottobre sarà particolarmente difficile da interpretare a causa dello shutdown governativo ancora in corso negli Stati Uniti. Molti prezzi che solitamente vengono rilevati di persona dovranno infatti essere stimati, rendendo più incerta la lettura dei dati in una fase cruciale per la politica monetaria americana.
Tra fiducia e cautela, la Fed al centro del nuovo equilibrio
Il rallentamento dell’inflazione statunitense segna un punto di svolta nei mercati globali: per gli investitori, si traduce in maggiore fiducia nella capacità della Federal Reserve di gestire il ciclo economico; per gli economisti, rappresenta invece un test di equilibrio delicato.
Come sintetizzano le analisi di AcomeA SGR, Schroders ed eToro, la Fed ha oggi maggiori margini d’azione ma deve calibrare con attenzione ogni decisione per evitare di riaccendere l’inflazione o di alimentare un eccessivo ottimismo nei mercati. L’attenzione resta puntata sui prossimi dati macroeconomici e sull’evoluzione delle tariffe commerciali, fattori che determineranno se il rallentamento dei prezzi sarà davvero strutturale o solo temporaneo.
In un contesto di crescente volatilità, il messaggio comune è chiaro: la fase di sollievo non deve trasformarsi in compiacenza.
