Una politica monetaria in equilibrio precario
In un intervento pubblicato sul blog della Federal Reserve (Fed) di San Francisco, la presidente Mary Daly ha spiegato che l’economia statunitense sta probabilmente affrontando una fase di contrazione della domanda, mentre l’inflazione legata ai dazi doganali appare al momento contenuta. La funzionaria, che attualmente non è membro votante del Federal Open Market Committee (FOMC), ha esposto il proprio punto di vista sulla possibile necessità di ulteriori tagli dei tassi di interesse, oltre ai 50 punti base già ridotti nel corso dell’anno.
“Ottenere la politica giusta richiederà una mente aperta e un’attenta ricerca delle prove su entrambi i lati del dibattito”, ha scritto Daly, senza indicare un orientamento specifico per la riunione della Fed in programma a dicembre.
Lo shutdown del governo statunitense, pur avvicinandosi a una soluzione, ha temporaneamente sospeso la pubblicazione dei dati economici, rendendo più difficile per i funzionari della banca centrale valutare l’andamento dell’economia. Anche se le statistiche dovessero riprendere, la decisione del 10 dicembre sarà presa con meno informazioni del solito, un fattore che accresce l’incertezza sul percorso dei tassi.
La domanda rallenta ma l’inflazione resta sotto controllo
Nel suo intervento, Daly descrive il momento attuale come caratterizzato da una crescente debolezza nella crescita salariale, segnale di un possibile “shock negativo della domanda”. Al tempo stesso, sottolinea che la crescita dei prezzi, pur rimanendo elevata, non si è estesa in modo generalizzato e che l’impatto dei dazi sulle importazioni resta circoscritto.
“Finora gli effetti delle tariffe sono rimasti per lo più limitati ai beni, con scarsi riflessi sui servizi o sulle aspettative di inflazione, che continuano a essere ben ancorate al nostro obiettivo”, ha precisato Daly nel post.
La dirigente ribadisce che la Fed deve mantenere una visione equilibrata, evitando sia l’eccesso di restrizione sia un allentamento prematuro. Questa valutazione, secondo Daly, sarà fondamentale per non compromettere la crescita e preservare la credibilità dell’istituzione nel lungo periodo.
Tra gli anni Settanta e Novanta
Richiamando due momenti cruciali della storia economica americana, Daly ha tracciato un confronto tra gli anni Settanta, segnati da un’inflazione radicata e persistente, e gli anni Novanta, contraddistinti da una forte crescita della produttività e da una politica monetaria più bilanciata della Fed.
“Non possiamo ignorare gli anni Settanta né il recente rialzo dei prezzi post-pandemia, ma non possiamo nemmeno dimenticare il resto della storia», ha affermato Daly. «Non vogliamo impegnarci così tanto a non ripetere gli errori degli anni Settanta da rinunciare alla possibilità degli anni Novanta, perdendo posti di lavoro e crescita. Sarebbe come scambiare un errore con un altro”.
Con questo riferimento, Daly richiama la necessità di un approccio pragmatico e basato sui dati, capace di bilanciare il rischio di un’inflazione eccessiva con quello di un rallentamento economico troppo marcato.
Il ruolo della Fed di San Francisco
Il sistema di rotazione dei voti all’interno del FOMC assegna periodicamente la partecipazione attiva ai presidenti delle varie sedi regionali. In questo meccanismo, la presidente della Fed di San Francisco assumerà il ruolo di votante supplente a partire da gennaio, per poi diventare membro effettivo del comitato nel 2027.
Questa prospettiva rafforza il peso della sua analisi nel dibattito interno alla banca centrale, in un momento in cui il sentiero dei tassi di interesse resta incerto. Le osservazioni di Daly delineano una strategia orientata alla prudenza e alla flessibilità, due principi che, nel contesto attuale, potrebbero rivelarsi cruciali per guidare la politica monetaria statunitense nei prossimi mesi.
