UnitedHealth trascina il “buy the dip” globale
Nel secondo trimestre del 2025, gli investitori retail hanno risposto con decisione alla volatilità del mercato, puntando su titoli penalizzati dai ribassi di breve periodo. È quanto emerge dall’analisi trimestrale pubblicata da eToro, che mette in luce i titoli più popolari sulla piattaforma tra aprile e giugno, sia a livello globale che in Italia.
UnitedHealth si impone come il titolo più acquistato a livello globale, registrando un incremento del 148% nel numero di posizioni aperte rispetto al trimestre precedente. Anche in Italia, il titolo ha attirato l’attenzione degli investitori, con un aumento del 132% delle posizioni. Questo nonostante un calo del 42% del prezzo dell’azione, dovuto a una serie di problematiche che hanno colpito la compagnia: dalle dimissioni dell’amministratore delegato alla revisione al ribasso delle stime sugli utili per il 2025, passando per le controversie legali sul Medicare e la fallita acquisizione di un competitor nel settore sanitario domiciliare.

Secondo eToro, gli investitori non si sono lasciati scoraggiare, ma hanno letto la crisi come un’opportunità, posizionandosi in vista di una ripresa del settore.
Salute in affanno ma al centro dell’interesse
La tendenza non si limita a UnitedHealth. La classifica globale evidenzia una forte concentrazione di interesse nel settore sanitario e biotecnologico, con nomi come Thermo Fisher Scientific (+39%), Hims & Hers Health (+32%), Sanofi (+29%) e Novo Nordisk (+21%). Tutti titoli che hanno attraversato trimestri complessi: Hims & Hers ha subito un crollo del 32% dopo l’interruzione della partnership con Novo Nordisk per la commercializzazione del farmaco Wegovy, mentre quest’ultima ha registrato una perdita di slancio a causa delle incertezze legate alla pipeline di farmaci per il controllo del peso.
Come sottolinea Massimo Citoni, Country Manager Italia di eToro, il trimestre è stato tutto fuorché tranquillo. Dall’annuncio dei dazi nel cosiddetto “Liberation Day”, che ha sconvolto i mercati globali, fino alla ripresa record dell’S&P 500 e del Nasdaq 100, il contesto è stato altamente volatile. In questo quadro, il settore sanitario ha mancato il treno del rimbalzo, come dimostrato dal forte sottoperformance dell’Health Care Select Sector SPDR Fund rispetto all’S&P 500, il divario più ampio degli ultimi 24 anni.
Eppure, anziché evitare il comparto, gli investitori hanno rafforzato le posizioni in previsione di un recupero, interpretando la fase di debolezza come punto di ingresso strategico.
Difesa sempre centrale nei portafogli italiani
Se a livello globale la salute domina la scena, in Italia il settore della difesa continua a esercitare un forte appeal. I dati di eToro mostrano che gli utenti italiani hanno aumentato in modo significativo le proprie posizioni su Lockheed Martin (+27%), Rheinmetall (+17%), Airbus (+14%) e Leonardo (+13%).
Citoni evidenzia come la crescente attenzione sul comparto sia legata a un contesto geopolitico complesso e all’approvazione, da parte del Congresso americano, del “Big Beautiful Bill”, un piano decennale da 150 miliardi di dollari che finanzia diversi progetti nel campo della difesa, tra cui il sistema missilistico “Golden Dome”, con Lockheed Martin destinata a ricoprire un ruolo di primo piano.
La spinta geopolitica, unita a prospettive di fatturato stabili e buoni margini, rende il comparto difensivo ancora centrale nelle scelte di portafoglio degli investitori italiani, in cerca di stabilità e protezione in un mercato incerto.

Tecnologia e blue chip tra le scelte tattiche
Al di là della sanità e della difesa, anche tecnologia e titoli consolidati trovano spazio nei portafogli. A livello globale spiccano Applied Digital (+42%), BigBear.ai (+39%), Archer Aviation (+25%) e Marvell Technology (+24%), segno di un rinnovato interesse per titoli ad alta crescita o legati all’innovazione.
In Italia, la classifica evidenzia un buon posizionamento su PepsiCo (+25%), Poste Italiane (+22%), ENI (+19%) e persino Juventus Football Club (+13%), mentre non manca il ritorno su Stellantis (+14%), nonostante le recenti difficoltà del gruppo automobilistico.
La presenza in portafoglio di titoli di consumo e realtà consolidate riflette un tentativo di bilanciamento tra scommesse tattiche e posizioni difensive, con l’obiettivo di proteggere il capitale senza rinunciare a potenziali catalizzatori di performance.
