Infrastrutture e mercati privati
Gli investimenti nei mercati privati sono sempre più apprezzati dagli investitori per la loro capacità di proteggere parte del portafoglio dalla volatilità tipica dei mercati pubblici. Tuttavia, come sottolinea Giacomo Cristofori, Head of Southern Europe, Real Assets Investment Sales Specialists di Unified Global Alternatives, UBS Asset Management, questi strumenti non sono immuni ai cambiamenti macroeconomici e politici.
Un esempio concreto è rappresentato dalle infrastrutture, un comparto che ha dimostrato notevole resilienza dopo il cambio di paradigma del 2022. In pochi trimestri, le banche centrali hanno operato rialzi dei tassi di 400-450 punti base per contrastare un’inflazione a doppia cifra, ma le infrastrutture hanno mantenuto rendimenti stabili, sostenute dalla rigidità della domanda per asset digitali, energetici e dei trasporti. Questa tenuta si è osservata anche quando i mercati pubblici hanno subito correzioni a doppia cifra o oscillazioni legate alle incertezze geopolitiche.
Rinnovabili sotto pressione dopo i tagli agli incentivi
Il settore delle energie rinnovabili, beneficiario delle misure varate sotto l’amministrazione Biden tramite l’Inflation Reduction Act (IRA), si trova ora a fronteggiare nuove sfide con l’arrivo dell’amministrazione Trump. La recente legge finanziaria statunitense, nota come One Big Beautiful Bill, ha infatti ridotto sensibilmente gli incentivi, limitandoli agli impianti solari e fotovoltaici operativi entro la fine del 2027.
A prima vista si potrebbe considerare questo cambiamento come un insuccesso per il settore, ma i grandi gestori di fondi infrastrutturali non si sono lasciati scoraggiare. Le ragioni sono due. Da un lato, il costo di produzione dell’energia da impianti eolici e fotovoltaici rimane competitivo, essendo ancora il più economico e facile da implementare. Dall’altro, la nuova situazione apre opportunità significative sul fronte delle operazioni di M&A.
Opportunità di M&A e vantaggi competitivi sui costi
Secondo Cristofori, anche qualora i prezzi di produzione dell’energia eolica e fotovoltaica dovessero aumentare del 10-15% per la riduzione degli incentivi, resterebbero comunque circa la metà rispetto a quelli delle fonti energetiche tradizionali come gas naturale, carbone o nucleare.
Questo elemento, unito a un contesto di forte crescita della domanda di elettricità negli Stati Uniti, rafforza l’attrattiva delle rinnovabili. La rivoluzione dell’intelligenza artificiale, l’espansione dei data center, l’elettrificazione e i piani di reindustrializzazione hanno spinto i consumi elettrici a crescere di circa il 3% nell’ultimo anno, ben oltre la media annua dello 0,6% degli ultimi due decenni. Le centrali a gas, inoltre, richiedono tempi di realizzazione molto lunghi, aggravati dalle difficoltà di consegna delle turbine.
In questo scenario, i grandi gestori hanno l’opportunità di sfruttare le economie di scala e aggregare, tramite operazioni mirate di M&A, i player più piccoli che avevano fatto eccessivo affidamento sugli incentivi pubblici e che ora si trovano senza le risorse per competere.
Strategie multi-manager per affrontare la nuova fase
Cristofori conclude evidenziando come anche nel mondo degli investimenti alternativi nulla rimanga immutato. Adattarsi a un contesto in evoluzione richiede strumenti e strategie flessibili. Selezionare fondi gestiti da operatori di scala globale e proporre soluzioni multi-manager, come fa Unified Global Alternatives, rappresenta oggi un approccio vincente per diversificare e ridurre i rischi legati ai singoli gestori.
Questa strategia consente di cogliere le migliori opportunità generate dal nuovo panorama politico e regolatorio, rafforzando la capacità di proteggere e far crescere i portafogli in un settore, quello delle energie rinnovabili, che resta centrale nella transizione energetica globale.
