Eli Lilly vs Novo Nordisk, la nuova fase della sfida sui farmaci GLP-1

Eli Lilly vs Novo Nordisk, la nuova fase della sfida sui farmaci GLP-1

Eli Lilly e Novo Nordisk affrontano il lato oscuro della leadership: aspettative altissime, mercati sempre più esigenti e correzioni pesanti in Borsa.

Il tracollo di Eli Lilly e il ritorno di Novo

Il 7 agosto Eli Lilly ha vissuto la peggiore seduta della sua storia recente: -14,1% in un solo giorno, pari a circa 100 miliardi di dollari di valore bruciati. Non accadeva dal 9 agosto 2000, quando il titolo perse oltre il 30%. Come spiega Gabriel Debach, market analyst di eToro, alla base della caduta c’è orforglipron, la pillola anti-obesità che avrebbe dovuto rappresentare l’asso nella manica dell’azienda. Nel trial ATTAIN-1, infatti, la perdita media di peso si è fermata al 12,4%, inferiore sia al 15,4% ottenuto con il semaglutide iniettabile sia al 16,6% riportato dalla versione orale di Novo Nordisk nel trial OASIS-4.

Per la medicina, perdere oltre il 10% del peso resta un traguardo clinicamente rilevante. Ma a Wall Street conta la narrazione: e la promessa di Lilly era superare Novo anche nella formulazione orale. Il mancato sorpasso ha ribaltato il sentiment. Così, mentre Lilly crollava, Novo ha guadagnato il 13%, tornando a valorizzare la propria pillola di semaglutide, considerata fino a ieri un’alternativa di ripiego.

I problemi nascosti di Novo Nordisk

Il rimbalzo, però, non basta a risolvere i nodi del gruppo danese. A fine luglio, dopo il taglio delle stime di crescita per il 2025, Novo ha perso oltre il 23% in una sola seduta, segnata dalla questione del compounding: la diffusione negli Stati Uniti di versioni non autorizzate dei farmaci GLP-1 prodotte da farmacie composte artigianali. Si stima che oltre un milione di pazienti utilizzi oggi semaglutide “alternativo”, erodendo quote di mercato e rendendo lo scenario meno prevedibile.

Da inizio anno, Novo ha perso oltre il 50% del proprio valore in Borsa, mentre Lilly è arretrata del 17%. In termini assoluti, entrambe hanno lasciato sul terreno circa 125 miliardi di dollari di capitalizzazione, un dato che segna la fine dell’euforia del 2024, quando i record si susseguivano: 27 rialzi storici per Novo, 46 per Lilly.

Fondamentali a confronto

Guardando ai numeri, Eli Lilly mantiene un vantaggio competitivo. Nel secondo trimestre ha aumentato i ricavi del 38%, trainata dal successo di Mounjaro e Zepbound, i farmaci iniettabili che per la prima volta hanno superato Ozempic e Wegovy di Novo. Mounjaro ha generato 5,2 miliardi di dollari di vendite, Zepbound 3,4 miliardi. Novo, al contrario, ha mostrato un rallentamento: Wegovy cresce meno del previsto e Ozempic inizia a perdere terreno negli Stati Uniti.

Nonostante questo, il gruppo danese resta forte in Europa e Asia, e punta molto sulla pipeline. L’attenzione si concentra su amycretin, farmaco sperimentale che in fase iniziale ha mostrato una perdita di peso del 24%, un risultato superiore a qualsiasi concorrente. Ma al momento resta una promessa, mentre il presente premia ancora Lilly, che ha alzato le stime di fatturato 2025 fino a 62 miliardi di dollari.

La partita del futuro

Secondo Debach, la fase dell’entusiasmo è terminata: ora la competizione si gioca su terreno più concreto. Il campo di battaglia riguarda la pillola, ma anche prezzo, capacità produttiva e modelli distributivi. Novo sta puntando sul canale diretto con NovoCare, mentre Lilly ha già il 43% delle prescrizioni di Zepbound veicolate tramite LillyDirect. La sfida sarà capire chi saprà accorciare la filiera, conquistare la fedeltà dei pazienti e gestire i volumi su larga scala.

La corsa ai GLP-1 entra dunque nella sua seconda fase. Non più entusiasmo e sorprese, ma sostenibilità, efficienza e credibilità. Ed è su questi parametri che si deciderà chi guiderà davvero il futuro del mercato farmaceutico globale.