Crescita della produzione industriale sopra le attese
Ad aprile, la produzione industriale in Cina è cresciuta del 6,1% su base annua, superando le stime degli analisti (+5,5%). Un dato che segnala una risposta efficace agli effetti dei dazi americani, che si sono rivelati meno impattanti del previsto. Nonostante le tariffe del 145% imposte da Trump sulle importazioni cinesi, Pechino ha saputo compensare grazie a una diversificazione delle esportazioni e a investimenti mirati in settori chiave.
Esportazioni in crescita grazie alla diversificazione
Le esportazioni cinesi sono aumentate più del previsto ad aprile, grazie a un boom delle spedizioni verso i Paesi del sud-est asiatico. Questo ha permesso di assorbire l’impatto del calo del 21% nelle esportazioni verso gli Stati Uniti. Nei primi quattro mesi dell’anno, l’export verso gli USA è sceso solo del 2,5%, segno che la Cina sta riuscendo a mitigare l’impatto delle tensioni commerciali.
La tregua commerciale favorisce la ripresa
Un recente incontro tra Pechino e Washington ha portato alla sospensione temporanea di parte dei dazi per 90 giorni, dando respiro alle imprese e favorendo un aumento significativo delle prenotazioni di container verso l''estero.
In questa fase, infatti, molte aziende si stanno affrettando a incrementare le spedizioni da e per la Cina per approfittare del ridimensionamento degli oneri doganali. Uno studio della banca di Singapore OCBC Bank mostra come già nella seconda settimana di maggio le prenotazioni di container sono aumentate di oltre il 270% rispetto ai sette giorni precedenti.
Goldman Sachs ha rivisto al rialzo le previsioni sulla crescita del PIL cinese, portandole dal 4% al 4,6% per il 2025 e dal 3,5% al 3,8% per il 2026, segno – seppur in trend discendente – di rinnovata fiducia nei fondamentali dell’economia cinese. Secondo lo studio di Goldman Sachs a un aumento del 28% dei dazi USA corrisponde un calo del PIL cinese dell’1%.
Consumi interni sotto pressione, ma in ripresa
Le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute del 5,1% ad aprile, un dato leggermente inferiore alle attese (+5,5%) ma comunque positivo in un contesto di forte pressione esterna. I consumi interni restano una delle sfide principali per l’economia cinese, ma il governo ha già attivato una serie di stimoli per sostenere la domanda, supportati dalla decisione di innalzare la previsione di disavanzo di bilancio al 4%.
Tra gli stimoli introdotti a partire da aprile, la riduzione dei tassi di interesse e del coefficiente di riserva obbligatoria delle banche, l’emissione di 4.400 miliardi di yuan (570 miliardi di euro) in obbligazioni speciali per il finanziamento di nuove infrastrutture e di altri 1.800 miliardi (233 miliardi di euro) in obbligazioni a sostegno del sistema bancario. Inoltre, sussidi a favore dei consumi interni del settore dell’auto e della tecnologia (smartphone ed elettrodomestici).
Disoccupazione in calo: Trump non frena il mercato del lavoro cinese
Nonostante i timori di un crollo dell’occupazione dovuto alla guerra commerciale USA-Cina, il tasso di disoccupazione urbana è sceso al 5,1% ad aprile, rispetto al 5,2% di marzo. Questo dimostra che la politica economica di Trump non ha provocato danni gravi al mercato del lavoro cinese, sostenuto anche da interventi governativi mirati.
Investimenti solidi e azioni mirate per stabilizzare il sistema
Gli investimenti in beni fissi sono cresciuti del 4,0% nei primi quattro mesi dell’anno, solo leggermente sotto le previsioni. Anche se il settore immobiliare ha registrato un calo del 10,3% su base annua, le autorità cinesi continuano ad attuare misure per sostenere la crescita strutturale e stabilizzare l’economia.
Tra le iniziative previste, l’abolizione del sistema di prevendita degli immobili, elemento chiave della profonda crisi del settore che lo ha portato negli anni passati dal rappresentare quasi il 30% del PIL a una serie di crisi e fallimenti a partire dal 2021 – con conseguente blocco dei cantieri e diffuse proteste di piazza degli acquirenti – che hanno rischiato di trascinare con sé l’intera economia di Pechino.
La Cina reagisce e guarda avanti
In sintesi, malgrado le pressioni della politica economica di Trump e i dazi USA, l’economia cinese si dimostra sorprendentemente resiliente. La capacità di Pechino di riorientare il commercio, stimolare i consumi e sostenere la produzione industriale fa della Cina una potenza economica in grado di affrontare sfide globali con determinazione e visione strategica.
