Il ponte verso la debolezza del dollaro
Lo scenario che sta vivendo ora il dollaro USA è come un ponte che conduce a una destinazione, ossia una fase di debolezza del biglietto verde. E’ questa la fotografia descritta da Gautam Kalani, EM FX Strategist e Portfolio Manager di RBC BlueBay.
La destinazione è segnata da fattori strutturali: timori sull’autonomia della Fed, politiche economiche incerte e la massiccia esposizione estera in asset USA. Il ponte, invece, è rappresentato dai driver ciclici di breve termine, come l’andamento del mercato del lavoro e i differenziali di tasso, mentre il posizionamento di mercato costituisce il vento che soffia a favore o contro lungo il percorso.
Secondo Kalani, questi elementi delineano la traiettoria di una valuta che rischia di perdere forza in maniera duratura.

Da un contesto favorevole a un cambio di rotta
Nei giorni precedenti al Liberation Day, la strategia ribassista sul dollaro appariva convincente: i fattori strutturali indicavano debolezza e i rischi sui dazi e sui tassi a breve rappresentavano un ponte ben definito. A sostegno si aggiungeva un posizionamento fortemente lungo di dollari a inizio anno, pronto a innescare prese di profitto.
Tuttavia, a giugno lo scenario è mutato radicalmente. Le preoccupazioni di medio termine si sono ridotte: nessun accordo di Mar-a-Lago per indebolire il dollaro, nessuna tassa della Sezione 899 sui flussi esteri e meno incertezze sulle politiche tariffarie.
Anche i driver ciclici hanno cambiato direzione, con dati economici migliori, recessione meno probabile e differenziali di tasso tornati a favore del dollaro. Infine, il posizionamento speculativo era fortemente corto, creando un freno alla debolezza.
Le stelle si riallineano
Oggi, però, i fattori sembrano nuovamente convergere verso la stessa direzione. Le preoccupazioni sull’indipendenza della Fed sono cresciute dopo la rimozione del Governatore Cook e le voci su un piano dell’amministrazione per esercitare maggiore influenza sulla banca centrale, attraverso il processo di conferma dei presidenti dei distretti previsto per il 2026.
Sul fronte ciclico, il mercato del lavoro mostra segnali di rallentamento: non ancora recessione, ma una dinamica sufficiente a incoraggiare una politica monetaria più morbida.
Infine, il posizionamento speculativo si è riequilibrato: le posizioni corte sul dollaro si sono dimezzate rispetto al picco di giugno, riducendo la pressione contraria a un indebolimento della valuta.
Crepe nel mercato del lavoro USA
Kalani osserva che i dati recenti sul lavoro hanno evidenziato diversi punti di fragilità. Le Non-farm Payrolls, il sondaggio JOLTS e il report ADP hanno deluso le aspettative, con salari in calo e una sorpresa negativa di 2,7 deviazioni standard.
Settori ciclici hanno registrato contrazioni occupazionali, mentre i tagli di agosto riportati da Challenger sono stati i peggiori per questo mese dal 2020, e prima ancora dal 2008.
Il rapporto tra disoccupati e posti vacanti è salito sopra 1 per la prima volta dal 2021 e l’aumento della disoccupazione giovanile preoccupa in modo particolare. Per RBC BlueBay, tutti questi segnali indicano un contesto più favorevole a una Fed accomodante.
Un’opportunità per posizionarsi corti
Nonostante i differenziali di tasso si siano mossi contro il dollaro, la valuta è rimasta stabile, segno che il premio per il rischio legato ai timori strutturali si è ormai eroso. Questo premio aveva toccato il massimo a maggio, ma oggi sembra azzerato.
La combinazione di fattori ciclici e strutturali crea, secondo Kalani, un’opportunità asimmetrica per assumere posizioni corte sul dollaro. Il ponte verso la debolezza è di nuovo presente e i venti di mercato appaiono favorevoli a chi scommette contro la valuta americana.
