Disoccupazione in crescita e inflazione in calo, Fed verso tagli entro fine anno?

Disoccupazione in crescita e inflazione in calo, Fed verso tagli entro fine anno?

Tra nuovi dazi e rallentamento dell’occupazione, potrebbe presto indurre la Fed a riprendere i tagli ai tassi.

Inflazione sotto controllo, obbligazionario in ripresa

Il mese di maggio ha fornito nuove indicazioni sulla tendenza disinflazionistica in atto negli Stati Uniti. Come sottolinea Jeffrey Cleveland, Chief Economist di Payden & Rygel, il Core Consumer Price Index ha registrato la quarta lettura debole consecutiva, con segnali evidenti di rallentamento soprattutto nei servizi abitativi e non abitativi.

Questa dinamica, unita al raffreddamento dell’inflazione dei beni, fa pensare a una fase di discesa controllata dei prezzi, capace persino di attenuare gli effetti delle nuove tariffe doganali che potrebbero entrare in vigore nei prossimi mesi. In tale contesto, il tasso sui Fed Funds, fermo tra il 4,25% e il 4,50%, rimane in territorio restrittivo, sostenendo il recupero del mercato obbligazionario e consolidando l’idea di una politica monetaria attendista da parte della Fed.

Occupazione in rallentamento e rischi per la crescita

Se sul fronte inflazionistico i segnali sono incoraggianti, l’occupazione mostra invece segni di stanchezza. A maggio, la media mobile a tre mesi dei nuovi posti di lavoro è scesa a +137.000 unità, un livello sufficiente a mantenere stabile il tasso di disoccupazione al 4,2%, ma che suggerisce un raffreddamento della dinamica occupazionale.

Secondo Cleveland, è probabile che il tasso di disoccupazione salga nella seconda metà dell’anno, anche in virtù dei recenti massimi registrati dalle richieste continuative di sussidi. Un eventuale aumento al di sopra del 4,4% potrebbe rappresentare un segnale chiave per i policymaker, spingendoli a considerare seriamente i rischi al ribasso sulla crescita economica.

In un simile scenario, due tagli dei tassi d’interesse entro la fine dell’anno diventano ipotesi sempre più plausibile, soprattutto se le pressioni legate al nuovo regime tariffario dovessero attenuarsi. Inoltre, il dibattito sui tagli al bilancio USA, pur ancora presente, sembra aver perso peso agli occhi degli investitori obbligazionari, che hanno già scontato un premio importante nei rendimenti a lunga scadenza.