Debuttano i mini future sui bond, Euronext porta il reddito fisso nelle mani dei retail

Debuttano i mini future sui bond, Euronext porta il reddito fisso nelle mani dei retail

I nuovi contratti mini-future di Euronext rappresentano una novità rilevante per il mercato europeo: per la prima volta, i titoli di Stato dell’Eurozona diventano accessibili in formato derivato anche ai piccoli investitori. Con un nozionale ridotto, il regolamento in contanti e una gamma articolata di prodotti, l’iniziativa intende replicare il successo del mini-Fib e avvicinare al mondo obbligazionario una platea più ampia di operatori.

L’esordio su Euronext Derivatives Milan

Il 22 settembre, su Euronext Derivatives Milan, hanno esordito i primi contratti mini-future obbligazionari. L’offerta comprende Btp decennali e trentennali, Oat francesi, Bund tedeschi e Bono spagnoli, tutti con scadenza decennale.

Rispetto ai contratti Eurex, da 100.000 euro di capitale nozionale, i nuovi strumenti hanno una dimensione ridotta a 25.000 euro, aprendo la strada al retail. Il cash settlement semplifica la gestione e l’infrastruttura integrata di Euronext agevola i broker nella loro distribuzione. L’obiettivo dichiarato è ampliare il mercato dei derivati fixed income, creando una fascia di strumenti parallela ma distinta dai contratti tradizionali.

Il caso precedente del mini-Fib

Il riferimento più immediato è quello al mini-Fib, derivato pensato per i risparmiatori individuali. Questo contratto, pari a un quinto del Fib classico, è diventato in breve tempo uno dei più negoziati. Con l’indice Ftse Mib attorno ai 42.000 punti, il valore di un contratto mini è di 42.000 euro, contro i circa 210.000 del contratto maggiore.

Oggi il mini-Fib è stabilmente scambiato con volumi attorno a 7.000 contratti giornalieri, poco meno della metà del Fib standard. Il nuovo progetto obbligazionario intende replicare questo percorso, adattandolo al mondo dei titoli di Stato.

Il calcolo del valore di un tick

Ogni contratto mini-future sui bond ha un nozionale di 25.000 euro, con valore di un punto pari a 250 euro e di un tick pari a 2,5 euro. Poiché i future obbligazionari quotano in termini di prezzo, non di rendimento, il calcolo del valore del contratto è immediato: una quotazione di 105,15 punti corrisponde a 26.287,5 euro.

I margini sono stabiliti da Euronext Clearing, mentre la liquidità è garantita da market maker dedicati, pronti a sostenere la negoziazione continua.

Banca Sella come market maker

“La nostra esperienza ventennale nel market making sui mercati fixed income elettronici ci permette di garantire liquidità anche su questa nuova classe di strumenti”, ha dichiarato Matteo Rolle, responsabile del trading in conto proprio e del market making di Banca Sella Holding.

I mini future sono negoziabili in orario esteso, dalle 8 alle 22. Nella fase iniziale, i prodotti quotati sono 15: tre scadenze per ciascun sottostante (Btp a 10 e 30 anni, Oat, Bund e Bono decennali), seguendo il ciclo trimestrale di marzo, giugno, settembre e dicembre.

Strategie direzionali e spread trading

Nonostante la taglia ridotta, i mini future obbligazionari non perdono la loro complessità. Questi strumenti si prestano a essere utilizzati sia per operazioni direzionali sui rendimenti sia per strategie più sofisticate. Un esempio è lo spread trading, che consiste nell’aprire contemporaneamente una posizione long su un Btp future e short su un Bund future, puntando su un calo dello spread Btp-Bund. In caso contrario, la strategia si può invertire.

Questa combinazione riduce i rischi rispetto a una singola posizione, e in generale i mini future sui bond presentano una volatilità più bassa dei derivati azionari: nell’ultimo anno, il Ftse Mib ha mostrato una volatilità del 18,3% annuo, contro il 6% scarso del Btp decennale.

Non sono soltanto i piccoli investitori a poter beneficiare di questa innovazione. Anche le società buy-side e gli asset manager con fondi di dimensioni più ridotte possono ora costruire coperture o esposizioni mirate senza attendere di accumulare ordini più consistenti. La granularità e la flessibilità dei nuovi strumenti li rendono adatti anche a chi gestisce patrimoni contenuti, ampliando l’uso del reddito fisso come asset class per strategie più dinamiche.