Debito Usa pronto a superare quello italiano: l’allarme del Fondo Monetario

Debito Usa pronto a superare quello italiano: l’allarme del Fondo Monetario

Per la prima volta in questo secolo, il debito pubblico americano si avvia a oltrepassare i livelli di Italia e Grecia. Le nuove stime del Fondo Monetario Internazionale segnalano un peggioramento strutturale dei conti di Washington, mentre Roma — pur fragile — intraprende un percorso di consolidamento.

Gli Stati Uniti più indebitati d’Europa

Secondo le più recenti proiezioni del Fondo Monetario Internazionale, entro la fine del decennio il debito pubblico lordo degli Stati Uniti raggiungerà il 143,4% del PIL, oltre 20 punti percentuali in più rispetto ad oggi. Sarebbe un nuovo record assoluto, superiore persino ai livelli toccati dopo la pandemia, e per la prima volta più alto di quello italiano e greco.

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Il peggioramento è accompagnato da deficit di bilancio cronici, stimati dall’FMI sopra il 7% del PIL ogni anno fino al 2030, il dato più alto tra tutte le economie avanzate monitorate.

Italia e Grecia, simboli per decenni di fragilità fiscale, stanno invece seguendo una traiettoria opposta: i loro rapporti debito/PIL sono previsti in calo entro la fine del decennio, grazie a politiche di contenimento della spesa e miglioramento dei saldi primari.

Negli Stati Uniti, al contrario, il debito continua a salire anche oltre il 2030, secondo le stime del Congressional Budget Office, segno di una dinamica difficile da invertire. “È un momento simbolico — spiega Mahmood Pradhan, capo economista dell’Amundi Investment Institute — perché rappresenta l’effetto di deficit perpetui. Tuttavia, l’Italia resta penalizzata da una crescita più debole rispetto a quella americana, quindi non significa che sia completamente fuori pericolo.”

Deficit cronico e politica paralizzata

Nonostante un’economia solida e un tasso di disoccupazione vicino ai minimi storici, gli Stati Uniti continuano a espandere il disavanzo federale. Le previsioni dell’FMI indicano che l’amministrazione Trump — subentrata alla presidenza Biden — non sta incidendo in modo sostanziale sul riequilibrio dei conti.

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Il consigliere economico del Tesoro, Joe Lavorgna, ha difeso l’operato del governo sostenendo che “molto del miglioramento del deficit fiscale di quest’anno si è visto a partire da aprile”, grazie ai tagli di spesa e ai maggiori introiti provenienti dai dazi sulle importazioni.

Ma per James Knightley, economista di ING, la situazione resta preoccupante: “Molti politici e investitori americani guardano con sufficienza all’Europa e alle sue economie stagnanti. Ma quando si osservano indicatori come questi, la prospettiva cambia.”

L’FMI sottolinea che il debito lordo statunitense include quello di governo centrale e amministrazioni locali, ma resta sotto i livelli italiani solo se si considera la versione “netta”, cioè al netto delle attività finanziarie. In quel caso, gli Stati Uniti resterebbero circa 10 punti sotto l’Italia, pur mostrando un trend in peggioramento.

La misura netta è quella più significativa, perché rappresenta il debito effettivamente detenuto dagli investitori”, spiega Joe Gagnon del Peterson Institute, “ma anche questa sta crescendo, e rapidamente”.

Roma sorprende i mercati con disciplina fiscale

Mentre Washington si avvita nei conti pubblici, l’Italia mostra segnali di tenuta. Secondo il Fondo Monetario, il Paese — pur gravato da una crescita debole, stimata allo 0,5% nel 2025 e 0,8% nel 2026 — sta riuscendo a ridurre gradualmente il peso del debito.

Il governo guidato da Giorgia Meloni chiuderà l’anno con un avanzo primario dello 0,9% del PIL, superiore alle attese iniziali (0,5%), e un deficit complessivo al 3%, in netto calo rispetto all’8,1% del 2022. Un risultato che potrebbe permettere all’Italia di uscire un anno prima dalla procedura europea per disavanzo eccessivo.

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C’è un approccio prudente e costante alla politica fiscale”, osserva Filippo Taddei, economista di Goldman Sachs. La credibilità internazionale è stata rafforzata anche dalla promozione di DBRS Morningstar, che a ottobre ha alzato il rating sovrano italiano da “BBB high” ad “A low”.

Il miglioramento dei conti è sostenuto dall’afflusso dei fondi europei del PNRR, oltre 200 miliardi di euro, e da una maggiore efficienza nella riscossione fiscale, favorita dall’aumento dei pagamenti digitali. “Il lavoro e la digitalizzazione stanno aiutando a consolidare le entrate”, sottolinea Carlo Capuano di Scope Ratings.

Un equilibrio instabile per la prima economia del mondo

Gli esperti ricordano che gli Stati Uniti, grazie al dollaro come valuta di riserva globale, possono permettersi livelli di indebitamento molto più elevati rispetto ai partner europei. Ma questa condizione non è priva di rischi.

Democratici e repubblicani non vogliono affrontare il problema — avverte Gagnon —. I primi rifiutano di tagliare la spesa, i secondi non vogliono aumentare le tasse. Entrambi si aggrappano alle proprie posizioni, e non è chiaro quando cambierà qualcosa.”

Per Maury Obstfeld, ex capo economista del Fondo Monetario e oggi docente a Berkeley, ipotizzare che i conti americani siano sostenibili “significa basarsi su illusioni riguardo alla futura produttività, ai dazi, alla demografia o ai tassi di interesse, o forse su tutte queste variabili insieme”.

Il paradosso è evidente: mentre l’Europa mediterranea consolida i suoi bilanci dopo anni di crisi, gli Stati Uniti rischiano di diventare il nuovo epicentro dell’instabilità fiscale globale.