Debito emergente e dollaro debole, le prospettive per il terzo trimestre

Debito emergente e dollaro debole, le prospettive per il terzo trimestre

I flussi degli asset manager e il sentiment degli investitori stanno premiando l’obbligazionario emergente a scapito dei Treasury statunitensi.

Treasury deboli, corporate in ripresa e l’appeal degli emergenti

Il terzo trimestre del 2025 si apre con un contesto favorevole al debito dei mercati emergenti, trainato dalla debolezza del dollaro USA, dalla disinflazione e da politiche monetarie più accomodanti delle banche centrali locali. Lo si legge nel Bond Compass Q3 2025 a cura di Francesco Lomartire, Head of Intermediary Client Coverage Southern Europe di State Street Investment Management.

La domanda sull’azionario USA ha registrato un rapido rimbalzo, mentre quella per Treasury e dollaro è rimasta depressa. La media mobile a 60 giorni dei flussi verso il debito pubblico americano è scesa ai minimi degli ultimi cinque anni e non ha mostrato segnali di recupero. La debolezza è particolarmente evidente nella domanda estera e nelle scadenze lunghe della curva, riflesso delle aspettative di crescita più caute e dei timori legati a un possibile eccesso di offerta.

Meglio si comportano i corporate bond investment grade, che dopo il calo autunnale e lo scossone dei dazi in aprile hanno visto una ripresa della domanda a fine secondo trimestre. Questo mostra come gli investitori restino selettivi, ma pronti a rientrare su asset con fondamentali più solidi.

In questo contesto, i mercati emergenti hanno iniziato a recuperare appeal. La domanda per azioni e valute EM si rafforza, mentre quella per il reddito fisso rimane più contenuta ma con margini di crescita. La chiave è nella disinflazione che prosegue in diversi Paesi, come indicano le rilevazioni PriceStats, e nella debolezza del dollaro, che rende più interessanti i titoli sovrani emergenti. Nel secondo trimestre, il debito in valuta locale EM ha offerto rendimenti oltre il 7,7%, più della metà dei quali generati dall’apprezzamento delle valute contro il biglietto verde.

Il dollaro sotto osservazione e l’impatto sugli investitori

Il nodo centrale resta il dollaro USA. La storia recente suggerisce spazio a ulteriori ribassi: nel 2017, sotto la presidenza Trump, il DXY scese sotto 90, mentre oggi è ancora a quota 96,5. Inoltre, i modelli di valutazione di State Street stimano una sopravvalutazione del 9% rispetto al paniere di valute EM. Ancora più rilevante è il fatto che la moneta americana non sembri più funzionare come bene rifugio: il rimbalzo nei momenti di tensione geopolitica, come in Medio Oriente, è stato debole e di breve durata.

La debolezza del dollaro, se positiva per chi investe in USD, può penalizzare gli investitori europei. Il guadagno da inizio anno dell’11,5% del Bloomberg EM Local Currency Liquid Government Bond Index diventa infatti una perdita dell’1,9% se calcolato in euro. La differenza può però essere colmata con la copertura valutaria: l’indice coperto in euro ha reso 10,7%, catturando gran parte del valore derivante dal deprezzamento del dollaro.

Rendimenti, banche centrali e diversificazione

Al di là del fattore cambio, il debito emergente resta competitivo. Il Bloomberg EM Local Currency Liquid Index offre un rendimento a scadenza superiore al 6%, circa 200 punti base sopra il rendimento peggiorativo del Bloomberg US Treasury Index. Inoltre, le banche centrali EM hanno margini di manovra: nove su 19 hanno già tagliato i tassi nel 2025, mentre l’inflazione cala più velocemente del costo del denaro, aumentando i tassi reali. L’unica eccezione è il Brasile, che ha adottato una linea più restrittiva.

Un ulteriore beneficio è la decorrelazione dal debito USA. Dopo due anni e mezzo di forte correlazione positiva, la relazione tra debito EM e Treasury si è interrotta: la correlazione mobile a sei mesi è oggi vicina a zero. Per gli investitori, questo significa poter contare su un vantaggio reale in termini di diversificazione all’interno dei portafogli obbligazionari globali.