La stretta di Washington e l’effetto sorpresa
La lettera inviata dal presidente Donald Trump all’Unione Europea e al Messico ha segnato un’accelerazione improvvisa in una partita già delicata. Nonostante circolassero voci su un imminente accordo commerciale con Bruxelles, gli Stati Uniti hanno imposto dazi del 30% sulle importazioni da UE e Messico a partire dal 1° agosto. Come sottolinea l’analisi degli economisti di ING, Carsten Brzeski e Inga Fechner, le ritorsioni ritardate e i colloqui in corso lasciano intuire che le prossime tre settimane saranno cruciali.
La mossa di Trump, spiega ING, è arrivata dopo le missive spedite a numerosi Paesi: il 12 luglio è toccato all’Europa e al Messico ricevere la notifica dei nuovi dazi. Solo un giorno prima si parlava di un’intesa tra Bruxelles e Washington, ma la realtà ha smentito le speculazioni. Al posto di un accordo, Bruxelles si è ritrovata nella cassetta delle lettere un aumento delle tariffe, segnale evidente che l’amministrazione statunitense vuole giocare d’anticipo e alzare la pressione.
Come evidenzia ING, la strategia non sorprende: l’amministrazione Trump aveva già etichettato l’UE come un partner commerciale persino più “cattivo” della Cina, preparando il terreno a questa svolta. Se la tempistica può aver colto qualcuno di sorpresa, il messaggio resta coerente con la linea dura intrapresa da Washington.
Finestra di tregua prima dello scontro
Brzeski e Fechner di ING invitano a non lasciarsi prendere dal panico: restano quasi tre settimane per un possibile compromesso. Trump aveva già ventilato un dazio del 50% a partire dal 1° giugno, poi rientrato. Per gli analisti è inutile speculare su strategie a lungo termine: quello che conta è che la pressione sta crescendo e ci si avvicina a un bivio.
Secondo ING, ci sono tre scenari possibili: la pressione aggiuntiva potrebbe portare a un’intesa concreta; i dazi potrebbero perdere la loro carica di minaccia se l’amministrazione USA decidesse di ritirarsi per non perdere la faccia; oppure si potrebbe davvero entrare in una nuova fase di guerra commerciale. Un rinvio oltre il 1° agosto appare poco realistico e politicamente controproducente per Trump.
Bruxelles studia le contromosse
Nel frattempo, la Commissione europea ha deciso di sospendere per altri 90 giorni il suo pacchetto di contromisure da 21 miliardi di euro, preparato in risposta ai dazi USA su acciaio e alluminio. Secondo ING, spostare la scadenza al 1° agosto è coerente: se i dazi erano stati sospesi in precedenza, non avrebbe senso reagire prima del termine fissato.
Va ricordato che l’unica data giuridicamente vincolante resta quella del 1° agosto, inserita in un ordine esecutivo. Tutto il resto, comprese le indiscrezioni sui social media, mantiene aperti ampi margini di negoziazione. E in un contesto globale così fluido, tre settimane possono cambiare tutto.
Le opzioni dell’UE e i rischi di frattura
Il nuovo colpo di mano di Trump, come spiegano gli economisti di ING, costringe l’Unione Europea a valutare più opzioni. Potrebbe aumentare gli acquisti dagli USA, puntando su settori strategici come soia, gas naturale liquefatto o difesa, anche se vendere all’elettorato europeo spese extra per equipaggiamenti militari statunitensi non sarà facile.
Un’altra strada sarebbe quella di ridurre dazi e ostacoli non tariffari, per esempio sulle auto o sui prodotti agricoli statunitensi. Oppure l’UE potrebbe ricorrere a misure di divieto di esportazione su beni essenziali per gli USA, come farmaci non prodotti localmente. Infine, esiste la “bomba nucleare” commerciale: colpire i servizi digitali o introdurre regole più stringenti per le big tech americane.
Tuttavia, avverte ING, questa ultima opzione spalancherebbe la porta a una guerra commerciale a tutti gli effetti. E in questi scontri non ci sono vincitori, ma solo sconfitti. La pressione di Washington rischia inoltre di incrinare l’unità politica dell’Unione Europea: più aumenta, più sarà difficile tenere compatto il fronte comunitario.
L’incertezza come strategia permanente
Secondo Brzeski e Fechner, quella che molti definiscono “incertezza strategica” è ormai la regola nei rapporti tra USA e partner commerciali. Gli osservatori di ING sottolineano come i mercati finanziari si siano assuefatti a questa tensione, pur restando vulnerabili. Una tariffa del 30% sulle merci europee potrebbe tagliare di circa 0,4 punti percentuali la crescita del PIL europeo, spingendo l’economia verso la recessione.
Nella loro previsione di base, gli economisti ipotizzano ancora un accordo entro il 1° agosto, con un dazio medio del 10% e tariffe settoriali tra il 20% e il 25%. L’aliquota effettiva per l’UE si aggirerebbe quindi intorno al 20%: non una condanna definitiva, secondo ING.
Ma anche in caso di intesa, la saga non finirà. Un accordo commerciale non si scrive in poche pagine: servono mesi o anni per completarlo. Qualsiasi intesa delle prossime settimane potrebbe essere fragile, appesa ai capricci dell’amministrazione Trump. In un commercio globale sempre più instabile, i Paesi stanno cercando alternative: basti guardare al CEPA tra UE e Indonesia o ai colloqui tra Regno Unito e India.
Un negoziato sospeso tra minaccia e compromesso
Come ricorda ING, la lettera di Donald Trump non è né una dichiarazione di guerra né un segnale di distensione: è uno strumento di pressione, un modo per forzare Bruxelles a cedere su alcuni punti. I prossimi giorni diranno se l’Europa saprà trovare un equilibrio tra fermezza e compromesso. Ma un punto è certo: il momento decisivo di questa lunga saga commerciale si avvicina.
