Dazi, inflazione e incertezza: perché la qualità torna al centro

Dazi, inflazione e incertezza: perché la qualità torna al centro

In questo contesto macro emergono le opportunità legate alla qualità aziendale, alla selezione attiva e alla diversificazione globale.

Dazi e consumi sotto pressione negli Stati Uniti

Le tensioni commerciali tra Washington e Pechino sono riesplose all’inizio di aprile, quando il presidente Trump ha annunciato nuovi dazi `reciproci`, superiori alle attese, durante il `Liberation Day`. Questo ha generato vendite diffuse sui mercati e ha riacceso i timori di stagflazione. Secondo Alex Lee, co-gestore del fondo CT (Lux) Global Focus di Columbia Threadneedle Investments, il contesto statunitense è ulteriormente appesantito dalla riduzione dei risparmi pandemici: i depositi bancari sono tornati ai livelli del 2019 e per le fasce più fragili risultano addirittura inferiori. Aumentano le difficoltà nel ripagare prestiti, con 10 milioni di americani in ritardo nei pagamenti dei debiti studenteschi e tassi di insolvenza che ricordano quelli del 2011.

Anche le banche stanno stringendo i criteri di credito e applicano tassi record sulle carte, riducendo ulteriormente la capacità di spesa. In questo contesto, la reazione degli investitori è stata orientata verso i settori difensivi e verso società con forte pricing power, in grado di resistere alle turbolenze macro.

Europa e Giappone tra tagli dei tassi e speranze negoziali

Mentre negli Stati Uniti le aspettative d’inflazione restano alte, l’Eurozona beneficia del rallentamento del CPI. A marzo, l’inflazione core è scesa più del previsto, spingendo la BCE a un taglio dei tassi di 25 punti base. Questo ha sostenuto la fiducia dei mercati e aperto la strada a un possibile ciclo di allentamento monetario nei mesi a venire.

Nel frattempo, anche il Giappone ha vissuto l’impatto delle vendite azionarie globali, ma il tono accomodante della Bank of Japan e le aperture nei negoziati con gli Stati Uniti hanno permesso un parziale recupero. Tuttavia, la recente intesa commerciale USA-Cina, sebbene limitata a 90 giorni e con tariffe ferme al 10%, ha riacceso l’incertezza e alimentato il rischio di recessione. Le aspettative d’inflazione a un anno negli USA sono salite al 5%, contro un range di lungo periodo intorno al 2% auspicato dalla Fed.

Qualità e diversificazione: la bussola nei mercati volatili

Il contesto macro e geopolitico rimane complesso. L’intesa USA-Cina, anche se temporanea, ha riportato in primo piano il tema della sicurezza economica, con effetti asimmetrici: da un lato gli Stati Uniti rafforzano la protezione dei settori strategici, dall’altro la Cina ottiene aperture cruciali su università e semiconduttori. Come sottolineato da Alex Lee, la volatilità continuerà a rappresentare una sfida, ma offre anche opportunità per investire in aziende resilienti e ben gestite.

In tale scenario, la strategia di Columbia Threadneedle privilegia società con fondamentali solidi, forte generazione di cassa e capacità di adattamento. La diversificazione tematica, verso trend come decarbonizzazione, deglobalizzazione ed efficienza energetica, si rivela fondamentale per costruire un portafoglio in grado di affrontare shock sistemici.

L’approccio globale e selettivo di CT (Lux) Global Focus

Il fondo CT (Lux) Global Focus si distingue per una strategia orientata a una crescita di qualità sostenibile, basata su un’analisi attiva e bottom-up. Il portafoglio comprende meno di 50 titoli, selezionati per vantaggi competitivi duraturi, pricing power e solidità finanziaria. Ciò permette al fondo di adattarsi rapidamente ai cambiamenti ciclici senza rinunciare al potenziale di rendimento.

Un elemento distintivo è il supporto del team di ricerca globale di Columbia Threadneedle, distribuito tra Singapore, Londra e Nord America. Gli analisti seguono da vicino le società in portafoglio, avendo accesso diretto ai vertici aziendali, un vantaggio competitivo che rafforza la capacità di valutare i reali driver di crescita futura.

La selezione settoriale ha avuto un impatto positivo: buone performance sono arrivate da industria, tecnologia e beni di consumo di base, mentre la sottoesposizione all’energia si è rivelata vincente nel contesto di calo dei prezzi delle materie prime. Anche se alcuni comparti come materiali e comunicazione hanno inciso negativamente, l’approccio resta saldo nella ricerca di aziende in grado di generare rendimenti composti pluriennali.