Dazi e inflazione: il rischio sottovalutato per l’economia globale

Dazi e inflazione: il rischio sottovalutato per l’economia globale

I dazi sulle importazioni cinesi da parte degli Stati Uniti potrebbe causare uno scenario simile a quanto osservato durante la crisi energetica.

L’effetto moltiplicatore dei dazi sull’inflazione

L’imposizione di dazi sulle importazioni cinesi da parte degli Stati Uniti potrebbe avere un impatto molto più significativo sull’inflazione di quanto si creda. Secondo una recente analisi di L&G, il fenomeno potrebbe replicare quanto osservato durante la crisi energetica: le imprese tendono a trasferire i costi sui consumatori, amplificando l’effetto dei dazi e generando un aumento dei prezzi ben superiore alle aspettative.

Una riflessione che era già emersa dalla lettura dei verbali della riunione della BCE di metà aprile. In esse venivano infatti citate le conclusioni di alcuni economisti della BCE che imputano alla crisi delle catene di approvvigionamento globali, a sua volta figlia dei dazi trumpiani, un rischio crescente di un aumento dell’inflazione a medio-lungo termine.

Come i marchi reagiscono ai dazi

Secondo lo studio di L&G, tuttavia, un aspetto chiave è il comportamento delle aziende nel determinare i prezzi. I grandi marchi non si limitano ad aumentare i prezzi in base ai costi diretti, ma mantengono invariata la percentuale di markup, causando rincari sproporzionati. Questo fenomeno è evidente nel settore dei beni di consumo, dove il divario tra prodotti di marca e generici è aumentato.

L’esempio pratico: il caso Nike

Uno studio, citato da L&G, del professor Alberto Cavallo, fondatore di Pricestats, ha analizzato l’impatto dei dazi su oltre 1.900 prodotti tra il 2018 e il 2023. Un esempio concreto è il prezzo medio di un paio di Nike, che è passato da 76 dollari a 83,60 dollari durante la crisi energetica, nonostante il costo di produzione fosse aumentato solo del 10%. Questo dimostra come le aziende mantengano il markup percentuale, amplificando l’effetto dei dazi.

Le nuove misure della Cina e l’impatto globale

Recentemente, la Cina ha imposto dazi fino al 75% su alcune materie plastiche, colpendo le esportazioni di Stati Uniti, UE, Giappone e Taiwan. Questa mossa potrebbe avere ripercussioni sui settori automobilistico e medico, aumentando ulteriormente i costi di produzione.

Nel frattempo, il presidente Donald Trump ha annunciato un aumento dei dazi sui prodotti cinesi al 125%, intensificando la guerra commerciale. Questo ha già causato un calo delle esportazioni cinesi verso gli USA e una contrazione degli indici PMI manifatturieri.

Le previsioni economiche e il ruolo della Federal Reserve

Secondo il Global Survey 2025 di Allianz Trade, il 60% delle aziende prevede un impatto negativo a causa della guerra commerciale, con un calo del fatturato dell’export fino al 10%. Inoltre, Walmart ha già iniziato ad aumentare i prezzi dei suoi prodotti, con le banane che sono passate da 50 a 54 centesimi al chilo.

Secondo L&G, quindi, la Federal Reserve potrebbe essere costretta a rivedere la sua politica monetaria per contrastare l’inflazione. Se la banca centrale statunitense decidesse di adottare misure meno restrittive, le imprese avrebbero ancora più margine per aumentare i prezzi.

Un rischio da monitorare

L’impatto dei dazi sull’inflazione è un fenomeno complesso che va oltre il semplice aumento dei costi di importazione. Le aziende stanno già reagendo con rincari significativi, e la situazione potrebbe peggiorare se la guerra commerciale dovesse intensificarsi. Monitorare le decisioni delle imprese e della Federal Reserve sarà cruciale per comprendere l’evoluzione del mercato nei prossimi mesi.