Corporate bond, il ritorno del reddito fisso negli Stati Uniti

Corporate bond, il ritorno del reddito fisso negli Stati Uniti

Cedole interessanti, bilanci aziendali solidi e la prospettiva di un allentamento monetario da parte della Fed stanno alimentando un nuovo ciclo positivo per il reddito fisso.

Cedole solide e rischi contenuti

Nella prima parte dell’anno le obbligazioni societarie hanno garantito performance superiori al 3%, con un extra-rendimento di circa 60 punti base rispetto ai Treasury americani. Nonostante l’aumento dei tassi d’interesse, i default nel comparto corporate non hanno registrato incrementi significativi.

Secondo Natalie Trevithick, responsabile delle strategie US Investment Grade di Payden & Rygel, le aziende hanno beneficiato della possibilità di contrarre debito a costi contenuti durante la pandemia, rafforzando i bilanci. Inoltre, nel 2023, in un contesto di timori recessivi, molte imprese hanno adottato politiche prudenti riducendo assunzioni e investimenti, così da affrontare meglio la fase di rallentamento economico. È anche per questo che, oggi, non si prevede un’ondata di fallimenti nel breve termine, a conferma della resilienza del comparto.

La Fed e la prospettiva di tagli ai tassi

Con l’avvicinarsi di una nuova fase di allentamento monetario, le prospettive per i corporate bond appaiono favorevoli. Payden & Rygel prevede tre tagli dei tassi d’interesse entro dicembre. Anche se a settembre la Federal Reserve dovesse mantenere i livelli attuali, il quadro resterebbe positivo per il reddito fisso. Con rendimenti medi al di sopra del 5%, il mercato offre un entry point particolarmente interessante, come confermano i forti afflussi verso i fondi investment grade.

Secondo Trevithick, non è tanto l’attesa di un indebolimento dell’economia americana a sostenere questa previsione, quanto la prospettiva di un’inflazione più moderata che rende difficile immaginare tassi ancora a lungo in territorio restrittivo. Alcuni segnali di rallentamento nel mercato del lavoro, insieme al rischio che i dazi incidano sull’inflazione solo nei prossimi mesi, rafforzano l’ipotesi che la Fed debba muoversi già in autunno.

Opportunità sulla curva dei rendimenti

In uno scenario di politica monetaria più accomodante, le obbligazioni corporate a lunga scadenza, in particolare quelle trentennali, offrono il potenziale per maggiori guadagni in conto capitale. Non sorprende quindi l’interesse crescente degli investitori, nonostante i costi di emissione alti, attorno al 5-6%. All’altro estremo della curva, rimangono circa 8.000 miliardi di dollari fermi nei fondi monetari: una parte di questa liquidità potrebbe presto fluire verso il debito societario o l’azionario, sostenendo ulteriormente il mercato.

Anche sul fronte della qualità creditizia si osserva un’evoluzione: molti investitori che in passato si limitavano a titoli con rating A stanno ampliando la gamma verso le obbligazioni BBB, mentre alcuni gestori investment grade inseriscono in portafoglio una quota di high yield, che nei primi sette mesi dell’anno ha garantito rendimenti vicini al 5%.

Dazi, margini e nuove emissioni

L’introduzione dei dazi da parte dell’amministrazione Trump, annunciata ad aprile, aveva inizialmente ampliato gli spread, con il differenziale corporate-Treasury salito da 80 a 120 punti base. Tuttavia, il mercato ha già recuperato e le aziende americane si trovano oggi in condizioni simili a quelle del periodo pre-Liberation Day.

Se è vero che le tariffe possono comprimere i margini aziendali, finora gli utili non hanno risentito di impatti negativi significativi e le imprese hanno dimostrato di saperli gestire. In prospettiva, se davvero si concretizzasse il progetto di reshoring industriale promosso da Trump, con nuove aperture di stabilimenti negli Stati Uniti, il mercato potrebbe assistere a un boom di emissioni societarie. La domanda, sottolinea Trevithick, sembra ampiamente in grado di assorbirle, con benefici reciproci per aziende e investitori.

Un mercato ancora in crescita

Il mercato obbligazionario pubblico resta il canale più liquido ed efficiente per le imprese investment grade che cercano capitale. L’interesse degli investitori è forte e i numeri lo confermano: dall’inizio del 2025 sono state collocate circa 1.000 miliardi di dollari in nuove emissioni IG, pari a un aumento del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Le aziende, nonostante il contesto di tassi elevati, continuano a utilizzare con decisione il mercato, aprendo così numerose opportunità per accrescere l’esposizione sul comparto corporate nella seconda metà dell’anno.