Concentrazione eccessiva e scommessa AI, i mercati sono più rischiosi
Negli ultimi anni il rischio implicito sui listini azionari americani è diventato sempre maggiore per diverse ragioni e il rapporto degli investitori con il rischio, specie quello non remunerato adeguatamente, ha assunto sempre più i tratti di una giostra tra paura e avidità.
Ad oggi il mercato è molto più concentrato su pochi titoli, anche solo rispetto a una decina di anni fa: basti pensare che le prime 5 aziende dell’S&P 500 (NVIDIA, Microsoft, Apple, Amazon, Meta) pesano per oltre il 25% dell’indice, contro circa il 12% del 2015, e, per lo più, sono tutte esposte al tema del momento, quello dell’intelligenza artificiale.
Discorso analogo per il Nasdaq 100, dove le stesse 5 aziende pesano per circa metà del valore complessivo dell’indice.
Acquistare oggi un ETF sugli indici americani, dunque, vuol dire essere molto più esposti all’andamento di singoli titoli, e quindi al rischio specifico ad essi collegato, rispetto a qualche anno fa, senza contare l’impatto disastroso che avrebbe la “scommessa” dell’intelligenza artificiale su ognuno se non venissero rispettate le enormi aspettative che si sono create (gli analisti stimano investimenti per oltre 400 miliardi di dollari nel prossimo anno solo per Alphabet, Amazon, Meta e Microsoft).
A questo si aggiunge anche un fattore “psicologico” legato al pensiero di massa: la nascita e lo sviluppo di piattaforme di social trading, il crescente utilizzo dei social media come fonte di informazione veloce, e i volumi dei retail trader sempre più importanti, rischiano di generare rapide corse alle vendite che possono innescare improvvisi crolli ad ogni battuta di arresto del mercato.
La diversificazione degli investimenti non è più così semplice come negli anni scorsi: negli anni 60, investire nell’S&P 500 voleva dire esporsi a diversi settori, come le telecomunicazioni con AT&T, l’automotive con General Motors e il petrolifero con ExxonMobil; nel 2000, tra le principali azioni dell’indice, era possibile trovare Intel, Citigroup, Cisco Systems, IBM, Walmart, ExxonMobil, etc.
Tutto ruota intorno all AI
Ad oggi tutte le maggiori aziende americane sono esposte al tema dell’intelligenza artificiale, ma quanto impatterà la competizione crescente sull’andamento dei singoli titoli? Quanto saranno disposte a pagare le aziende e le persone per utilizzare software di AI? Quali nuovi player potrebbero emergere in futuro dalla Cina o altri mercati? Quanti anni serviranno per un’adozione di massa? Quanto inciderà la regolamentazione sul settore?
Al momento gli analisti non sembrano dare troppo peso a queste domande e stimano ricavi per i prossimi 12 mesi in crescita in doppia cifra per la maggior parte delle aziende del settore.
Desta preoccupazione, in questo senso, il fatto che le stime di crescita siano molto simili tra tutte le case di ricerca, nonostante l’incertezza legata agli investimenti in un settore relativamente nuovo e con margini di profitto ancora tutti da dimostrare.
Anche gli investitori appaiono allineati e in un contesto di risk-on, con gli indici sui massimi, tutti continuano a puntare sull’AI e sui soliti nomi, ignorando il principio della diversificazione per inseguire il boom del momento.
