Cina, quattro sfide chiave da vincere nei prossimi anni

Cina, quattro sfide chiave da vincere nei prossimi anni

Il 2025 si conferma un anno incoraggiante per l’economia cinese, con una crescita vicina al 5% e un forte ritorno degli investitori internazionali sull’azionario locale.

Ripresa economica e ritorno degli investitori

Il 2025 ha riportato segnali positivi per l’economia cinese. Nei primi sei mesi, la crescita si è mantenuta su livelli tali da sostenere l’obiettivo annuo del 5%, mentre l’azionario locale ha beneficiato di un nuovo slancio. L’indice MSCI China All Shares ha guadagnato il 27% in dollari (13% in euro), segno di un rinnovato interesse da parte degli investitori internazionali.

Questo risultato è frutto di un cambiamento strutturale: l’immagine delle imprese cinesi sta evolvendo. L’ingresso sulla scena di DeepSeek ha confermato la capacità del paese di diventare un attore competitivo su scala globale in settori strategici come robotica, veicoli elettrici, biotech, energia solare e droni. Nonostante le valutazioni ancora contenute – con un P/E medio pari a 13, molto inferiore rispetto ai corrispettivi statunitensi – il potenziale di crescita resta elevato, soprattutto se si consoliderà il nuovo corso “pro business” annunciato dal Politburo.

Tuttavia, secondo l’analisi di Jean-Marie Mercadal, CEO di Syncicap (partecipata Ofi Invest), il futuro del Dragone dipenderà dalla capacità di affrontare quattro sfide chiave: gestione della sovracapacità produttiva, calo delle nascite, stimolo dei consumi interni e riforma delle imprese statali. La sessione plenaria di ottobre, in cui sarà discusso il 15esimo piano quinquennale, sarà decisiva per comprendere le strategie di Pechino.

La sovrapproduzione e i rischi per i partner commerciali

La prima grande sfida identificata da Mercadal riguarda la gestione della sovracapacità produttiva, un problema cronico della Cina che interessa in particolare l’acciaio, il carbone e l’automotive. Questa “overcapacity” rappresenta non solo un tema di sostenibilità interna, ma anche una minaccia per i partner commerciali, in primis l’Unione Europea.

I beni cinesi continuano infatti a mantenere alta competitività sui mercati internazionali, anche in presenza di dazi, grazie a volumi produttivi difficili da assorbire sul mercato domestico. Una questione che rischia di generare frizioni commerciali e di accentuare i dibattiti sul fair trade.

Il nodo demografico e la natalità in calo

La seconda sfida è di natura demografica. In dieci anni, spiega Mercadal, la Cina ha visto dimezzarsi il numero delle nascite, passato da 15 a 8 milioni. Ciò significa che il paese sta invecchiando prima di aver raggiunto la prosperità diffusa, con conseguenze potenzialmente gravi per la sostenibilità del welfare e del mercato del lavoro.

Le misure finora introdotte – come i sussidi di circa 500 dollari per l’assistenza all’infanzia, l’adozione in alcune città della settimana lavorativa da 45 ore e altri incentivi mirati – non bastano. Servirà un piano più ambizioso, capace di invertire la rotta e ridare fiducia alle famiglie. La questione demografica si intreccia con le politiche economiche e sociali, rendendola una priorità per la leadership cinese.

Il rilancio dei consumi interni

Forse la sfida più importante per Mercadal è il rafforzamento della domanda interna. Creare un mercato capace di assorbire beni e tecnologie avanzate è la condizione per ridurre la dipendenza dalle esportazioni. Al momento, però, il risparmio delle famiglie resta elevato e spesso immobilizzato nei conti correnti, segnale di una diffusa sfiducia.

Per stimolare i consumi sarà cruciale stabilizzare il mercato immobiliare e introdurre un sistema pensionistico più solido, con una componente a capitalizzazione che integri l’attuale modello. Anche la creazione di una rete di sicurezza sociale più robusta potrebbe liberare risorse destinate oggi al risparmio precauzionale. In questo contesto, i guadagni recenti del mercato azionario rappresentano un segnale incoraggiante e sono visti con favore dalle autorità.

La riforma delle imprese statali

Il quarto punto individuato da Mercadal riguarda la riforma delle imprese statali. Rendere questi colossi più competitivi e meno burocratici è essenziale per migliorare la produttività e favorire un ambiente economico più dinamico. La sfida sarà conciliare la centralità del settore pubblico con l’esigenza di aprire spazi di efficienza e innovazione, senza soffocare il contributo del settore privato.

Un piano quinquennale pro-impresa

La pubblicazione del 15esimo piano quinquennale, prevista per ottobre, sarà un banco di prova decisivo. Secondo Mercadal, se la nuova strategia punterà davvero a una Cina più pragmatica, capace di sostenere imprese, innovazione e settore privato, l’azionario cinese potrebbe beneficiare di ulteriori rivalutazioni.

Le prospettive restano legate alla capacità di affrontare con decisione le quattro sfide centrali: contenere la sovrapproduzione, rilanciare la natalità, stimolare i consumi interni e riformare le imprese statali. La direzione impressa dal governo sarà quindi determinante non solo per la crescita economica del paese, ma anche per il posizionamento della Cina nei mercati globali e per le opportunità degli investitori.