Cina, la rivoluzione hi-tech non basta: l’innovazione corre, ma l’economia resta debole

Cina, la rivoluzione hi-tech non basta: l’innovazione corre, ma l’economia resta debole

Pechino rilancia su intelligenza artificiale, biotech e semiconduttori con investimenti miliardari e un piano strategico per ridurre la dipendenza dall’Occidente. Le Borse volano, ma consumi e immobiliare restano in stallo. La sfida: trasformare il boom tecnologico in crescita sostenibile.

Dal “made in China” al “created in China”

Nelle migliaia di laboratori automatizzati che costellano il Paese, come quelli della biotech XtalPi di Hong Kong, si sta giocando la nuova partita dell’economia cinese. Un tempo “fabbrica del mondo”, la Cina sta diventando un polo di innovazione globale, con progressi tangibili in settori come robotica, farmaceutica, semiconduttori e intelligenza artificiale.

Esempi come DeepSeek, l’AI “made in China” che ha fatto tremare i mercati, o le collaborazioni di XtalPi con giganti come Pfizer ed Eli Lilly, mostrano la portata della trasformazione. Secondo l’OCSE, gli investimenti cinesi in ricerca e sviluppo crescono al ritmo dell’8,8% annuo, contro l’1,7% degli Stati Uniti. Pechino ha depositato nel 2024 oltre 70.000 brevetti internazionali, superando ampiamente Washington.

Il boom tecnologico ha riacceso la fiducia dei mercati: l’indice MSCI China è salito del 34% circa nel 2025, più del doppio dell’S&P 500. Tuttavia, dietro l’euforia azionaria si nasconde una realtà economica più fragile.

image loading

Un’economia che corre a due velocità

Mentre la tecnologia vive una stagione d’oro, la crescita reale della Cina rallenta. Gli investimenti fissi si contraggono, i consumi rallentano e il settore immobiliare — per anni motore della ricchezza nazionale — resta depresso dopo quattro anni di crisi. Con una popolazione in calo e un debito pubblico in aumento, la crescita del Pil cinese dovrebbe stabilizzarsi tra il 3% e il 4% annuo, la metà dei ritmi di dieci anni fa.

image loading

Questo paradosso, una Cina innovativa ma in difficoltà strutturale, è il risultato della strategia di Pechino: sostituire gli stimoli tradizionali — infrastrutture e costruzioni — con una scommessa sull’alta tecnologia. Secondo Bank of America, la spesa in AI del Paese nel 2025 raggiungerà i 700 miliardi di yuan (circa 95 miliardi di dollari), più della metà proveniente da fondi pubblici.

Una minaccia per l’Occidente, ma non ancora una cura per la Cina

Il nuovo corso industriale rappresenta un potenziale “secondo shock cinese” per le economie avanzate. Come gli investimenti in acciaio e manifattura avevano sconvolto i mercati globali all’inizio degli anni 2000, oggi la sfida riguarda i settori high-tech. L’ascesa cinese in AI, biotecnologie e veicoli elettrici mette sotto pressione le aziende americane ed europee, costrette a fronteggiare concorrenti con costi più bassi, tempi di sviluppo rapidissimi e un forte supporto statale.

Ma l’espansione tecnologica non basta a colmare il vuoto lasciato dall’immobiliare. Come spiega Logan Wright del Rhodium Group, anche se la crisi edilizia si avviasse alla conclusione, il comparto resterà “grande la metà rispetto al passato”, lasciando un buco che l’hi-tech non potrà riempire. Oggi la spesa in settori avanzati pesa meno del 10% del Pil, troppo poco per rilanciare l’economia nel breve periodo.

Il nodo dei consumi: Pechino scopre la leva più difficile

Il governo cinese sembra rendersi conto che solo un aumento dei consumi interni può stabilizzare il sistema. A ottobre, il Comitato centrale del Partito comunista ha presentato una roadmap quinquennale che punta a stimolare la domanda domestica con più servizi pubblici, trasferimenti diretti alle famiglie e incentivi per la natalità. Oggi la Cina rappresenta il 27% degli investimenti globali, ma solo il 12% dei consumi, un divario che mina la sostenibilità del modello economico.

Secondo gli analisti di TS Lombard, per spingere i cittadini a spendere servirebbe un welfare più esteso, con costi che potrebbero arrivare a un terzo del Pil annuale. Per ora, Pechino spera di evitarlo puntando su produttività, innovazione e autosufficienza tecnologica.

Un mercato in ripresa, ma non privo di rischi

Il rilancio tecnologico ha dato nuova linfa ai mercati. Dopo anni di sfiducia, gli investitori internazionali sono tornati a guardare alla Cina, attratti da società innovative come Mindray, Hua Hong Semiconductor e Geekplus, attive in robotica, chip e biomedicina. L’ETF iShares MSCI China Multisector Tech ETF è salito del 39% nel 2025, mentre la borsa di Hong Kong ha toccato i massimi dal 2021 dopo un +33% circa da inizio anno.

image loading

Gli analisti di Gavekal e Goldman Sachs ritengono che ci sia ancora margine di rialzo, specie nei settori legati all’intelligenza artificiale e all’industria avanzata. Ma il rischio resta quello di una bolla finanziaria in un Paese dove il risparmio delle famiglie (oltre 165 trilioni di yuan) è in gran parte fermo in depositi a basso rendimento e potrebbe riversarsi improvvisamente sui listini.

Nel frattempo, l’Occidente osserva con crescente inquietudine. Come nota Rory Green di TS Lombard, “la Cina può rafforzare la propria economia e ridurre la dipendenza dal dollaro, ma il vero banco di prova sarà far crescere il potere d’acquisto dei cittadini”.