Il nuovo piano quinquennale
La Cina torna al centro della scena globale con due eventi che ne ridefiniscono le prospettive economiche e geopolitiche: la pubblicazione del nuovo Piano Quinquennale e l’incontro tra il presidente Xi Jinping e Donald Trump. Come spiega Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, il nuovo piano prosegue lungo la strada già tracciata, ma con un accento più marcato sulla domanda interna e sulla redistribuzione dei redditi.
L’obiettivo è mantenere una crescita annua tra il 4% e il 5%, sostenendo la transizione da un modello industriale e manifatturiero a uno incentrato sui consumi delle famiglie. Il documento sottolinea l’importanza di far crescere i redditi in linea con il PIL e di ampliare la classe media, considerata il motore di un’economia più equilibrata e meno dipendente dal risparmio.
Al centro del piano c’è anche la volontà di rafforzare l’autosufficienza tecnologica, ritenuta strategica in un contesto di guerre dei semiconduttori e tensioni globali. Pur muovendosi verso un’economia più orientata ai consumi, Pechino riconosce che la manifattura resta un pilastro essenziale, soprattutto per l’innovazione industriale e la competitività internazionale.
Anti-involution e consolidamento industriale
Un elemento chiave del nuovo corso economico è la politica anti-involution, già attiva da tempo e volta a contrastare la sovraccapacità produttiva e la concorrenza distruttiva in settori strategici come auto elettriche ed energia solare. Pechino punta a stabilizzare i profitti, limitare le guerre di prezzo e incoraggiare processi di consolidamento per creare campioni nazionali forti e sostenibili.
Come osserva Willis, questa strategia mira a prevenire fenomeni deflattivi e a garantire una crescita più equilibrata nel medio periodo. L’obiettivo è quello di evitare che la rapida espansione industriale degeneri in instabilità, mantenendo al contempo una posizione di leadership nei settori tecnologici emergenti.
Diplomazia economica e nuove aperture verso Washington
Sul fronte internazionale, la Cina sembra aver gestito con abilità diplomatica la fase di tensione con gli Stati Uniti. L’uso strategico delle terre rare, risorsa di cui Pechino domina sia la produzione che la raffinazione, ha rappresentato una leva efficace per riportare Washington al tavolo dei negoziati.
Dopo settimane di confronto, la Cina ha promesso di riprendere gli acquisti di soia statunitense e di limitare le esportazioni di materiali legati al fentanyl, contribuendo ad allentare la pressione politica interna sull’amministrazione americana. In cambio, gli Stati Uniti hanno ritirato la minaccia di dazi al 100% e attenuato le restrizioni logistiche sul trasporto marittimo cinese.
L’incontro tra Xi e Trump ha permesso di riaprire un dialogo costruttivo, riducendo le tensioni commerciali e favorendo nuovi impegni reciproci. Sono già previsti due ulteriori vertici nel 2026, segnale che il confronto tra le due maggiori economie mondiali proseguirà in un clima più disteso, pur restando complesso.
Diversificazione delle esportazioni e prospettive di lungo periodo
La Cina appare oggi più resiliente e diversificata rispetto al passato. Le esportazioni verso gli Stati Uniti sono diminuite del 27% su base annua, ma quelle complessive sono aumentate dell’8%, grazie all’apertura di nuovi mercati attraverso l’iniziativa Belt and Road. Le esportazioni verso gli USA rappresentano ora solo il 12% del totale, contro il 20% del 2018, a testimonianza di una minore dipendenza dal mercato americano.
Nonostante il tasso medio dei dazi statunitensi sia salito al 47%, la Cina si è adattata con efficacia, consolidando la propria influenza economica e politica. Questa capacità di adattamento conferma la tenuta strutturale dell’economia cinese, che prosegue la sua transizione verso un modello di crescita più autonomo e sostenibile.
La Cina rimane un pilastro dei mercati emergenti, con fondamentali solidi e prospettive di crescita di lungo periodo. Pur riconoscendo la forte rivalutazione degli ultimi mesi, conclude Columbia Threadneedle Investments, esiste ancora spazio per un ulteriore momentum positivo, sostenuto da una politica economica più bilanciata e da un dialogo internazionale più stabile.
