Canada vs Trump: le opportunità dietro la guerra dei dazi
“Trump potrebbe essere la cosa migliore che sia mai successa al Canada. Da quando ha imposto i dazi, ho visto cose che speravo succedessero da 20 anni iniziare a realizzarsi”, così ha affermato Michael Gentile, senior portfolio manager di Bastion Asset Management, in riferimento alla risposta del Canada alle minacce rivolte da Trump alla loro sovranità e economia.
Il progetto del presidente americano di trasformare il Canada nel 51° stato ha generato un’ondata di odio nei confronti del tycoon da parte dei canadesi, tant’è che la maggior parte della popolazione (circa il 59% secondo i sondaggi di Pew) vede adesso gli Stati Uniti come la minaccia principale per il paese.
I dazi imposti da Trump hanno già mostrato i primi effetti negativi, portando ad una contrazione del PIL dell’1,6% nel secondo trimestre, principalmente a causa della riduzione delle esportazioni. Circa il 40% del Prodotto Interno Lordo canadese (circa 2,2 trilioni di dollari nel 2024), infatti, è basato sulle importazioni e esportazioni verso gli Stati Uniti, i quali acquistano circa i tre quarti delle merci esportate dal Canada.
Allo stesso modo, nel 2024, secondo l’Ufficio del Rappresentante Commerciale degli Stati Uniti, il Canada è stata la meta principale per le esportazioni statunitensi e la terza maggiore fonte di importazioni, con un commercio totale di oltre 909 miliardi di dollari (solo 580 miliardi di dollari, invece, il valore degli scambi con la Cina).
Per ora oltre il 90% delle merci canadesi entra negli Stati Uniti senza dazi tramite l’accordo Stati Uniti-Messico-Canada (USMCA). Il tasso di dazi effettivo è del 6% secondo Ofoxord Economics, ma potrebbe salire al 14% con maggiori controlli da parte delle dogane.
Proprio per questo motivo, vista l’importanza dei rapporti commerciali tra i due paesi e viste le risposte degli Stati Uniti, l’approccio adottato dal governo canadese è adesso più cauto e disteso dopo la recente elezione del Primo Ministro Marck Carney, il quale ha eliminato la maggior parte dei dazi punitivi sulle importazioni dagli Stati Uniti e ha abbandonato la tassa sui servizi digitali.
Nonostante il clima di tensione e il proseguire delle battaglie commerciali, David Rosenberg, economista e capo di Rosenberg Research a Toronto, si dice molto fiducioso sulle possibilità dell’economia canadese di superare la crisi: il mercato azionario è adatto ad investimenti di lungo termine poiché caratterizzato da aziende con solidi fondamentali operanti in settori ciclici e maggiormente difensivi, come quello minerario, energetico e finanziario.
Da inizio anno, infatti, l’S&P/TSX Composite Index, è salito del 17% (+22% in dollari americani) chiudendo la seduta di venerdì su nuovi massimi storici a 29.050 punti, grazie al calo dei tassi di interesse interni, alla debolezza del dollaro e alla domanda di prodotti interni.
Secondo TD Economics la crescita dell’economia canadese sarà pari ad uno 0,6% quest’anno e 1,9% nel 2026, sostenuta anche dagli stimoli fiscali della Banca del Canada che nel 2024 ha ridotto il tasso di interesse di riferimento dal 5% al 2,75%, in vista di un ulteriore possibile taglio di 25 punti base nella prossima riunione di politica monetaria del 17 settembre.
Azioni anti-inflazione in saldo
Il mercato azionario canadese è composto per circa il 60% da azioni legate al settore finanziario, energetico e dei materiali, con una componente ridotta di titoli tecnologici, a differenza dell’indice S&P 500, dove titoli come NVIDIA e altre aziende del settore pesano per oltre il 40%.
Una composizione di questo tipo offre una naturale protezione contro l’inflazione e i tassi di interesse elevati e permette di diversificare rispetto ai classici investimenti nei listini azionari americani.
È possibile investire nel principale indice canadese attraverso l’ETF iShares MSCI Canada (disponibile anche su Borsa Italiana con un TER dello 0,48% p.a.) o puntare sulle azioni singole.
Tra i principali titoli bancari figurano Royal Bank of Canada, con un dividend-yield di circa il 3% e un P/E ratio di 15 e Toronto-Dominion Bank, con un rendimento da dividendo del 4% e un P/E ratio minore di 9.
Nel settore delle energie e infrastrutture, Enbridge, Broookfield e Canadian National Railway.
Da segnalare anche le compagnie minerarie come Agnico Eagle Mines e Alamos Gold.
