BTP, maxi domanda da oltre 200 mld per i nuovi titoli a 7 e 30 anni

BTP, maxi domanda da oltre 200 mld per i nuovi titoli a 7 e 30 anni

Il Tesoro ha collocato con successo due nuovi BTP con scadenza a 7 e 30 anni, raccogliendo un totale di 18 miliardi di euro a fronte di richieste record superiori a 200 miliardi.

I dettagli del collocamento

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) ha annunciato l’esito del collocamento tramite sindacato del nuovo BTP a 7 anni, in scadenza il 15 novembre 2032, e del nuovo BTP a 30 anni, con scadenza 1° ottobre 2055.

L’emissione complessiva è stata pari a 18 miliardi di euro, a fronte di una domanda eccezionale di oltre 200 miliardi di euro: circa 110 miliardi per il titolo settennale e 108 miliardi per il titolo trentennale.

La partecipazione è stata ampia e variegata: oltre 300 investitori hanno preso parte al collocamento del 7 anni, mentre poco meno di 400 hanno partecipato a quello del 30 anni, segnalando un forte interesse istituzionale per entrambe le scadenze.

La composizione degli investitori

L’allocazione ha visto il coinvolgimento di diverse categorie di investitori. Per il BTP a 7 anni, i fund manager hanno sottoscritto il 41,6% dell’emissione, le banche il 30,4%, mentre gli investitori con un orizzonte di lungo periodo hanno rappresentato il 24,6%, suddivisi tra fondi pensione e assicurazioni (8,9%) e banche centrali e istituzioni governative (15,7%). Agli hedge fund è andato il 2,7%, con una quota residuale per altri investitori.

Nel caso del BTP a 30 anni, la distribuzione ha visto i fund manager al 37,7%, le banche al 19,9% e gli investitori a lungo termine al 38,1%: fondi pensione e assicurazioni hanno sottoscritto il 14,4%, mentre banche centrali e istituzioni governative il 23,7%. Agli hedge fund è stato destinato il 3,9%, con il resto ripartito su altre categorie.

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La forte domanda internazionale

Uno degli aspetti più significativi dell’operazione è stata la straordinaria diversificazione geografica. Il BTP a 7 anni ha visto la partecipazione di oltre 35 paesi, quello a 30 anni di più di 40.

La quota allocata a investitori esteri ha raggiunto il 77,5% per il titolo settennale e il 75,5% per quello trentennale, mentre gli investitori domestici hanno sottoscritto rispettivamente il 22,5% e il 24,5%.

Tra gli stranieri, il contributo maggiore è arrivato dall’Europa: Regno Unito (26,2% sul 7 anni e 26,1% sul 30), Paesi Scandinavi (10,8% e 13,4%), Germania, Austria e Svizzera (8,9% e 8,3%), Penisola Iberica (7,5% e 6,5%), Francia (5,8% e 3,7%) e altri paesi europei (4,4% e 6%).

Rilevante anche la quota collocata in Medio Oriente, pari all’11,4% per il 7 anni e all’8% per il 30 anni. Gli Stati Uniti e il Nord America hanno contribuito rispettivamente per l’1,6% e il 2,4%. La restante parte è stata distribuita ad altri investitori non europei, consolidando il carattere globale del collocamento.

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La forte domanda e la diversificazione geografica e settoriale confermano il ruolo centrale dei titoli di Stato italiani nelle strategie di allocazione degli investitori istituzionali globali. Per il MEF, il successo dei due collocamenti rappresenta un chiaro segnale di fiducia verso l’Italia e la gestione del debito pubblico, in un contesto di mercati ancora caratterizzati da incertezza e volatilità.