Brasile tra politica, dazi e mercati emergenti

Brasile tra politica, dazi e mercati emergenti

Il Brasile si trova di fronte a un biennio cruciale, sospeso tra le sfide della politica interna, le tensioni commerciali con gli Stati Uniti e il ruolo di mercato emergente.

Un Paese tra sfide politiche e ambizioni globali

Il Brasile si prepara a un 2026 di straordinaria rilevanza. Come spiega Anthony Willis, Investment Manager di Columbia Threadneedle Investments, oltre a ospitare la Coppa del Mondo FIFA insieme a Canada e Stati Uniti, il Paese andrà al voto per le presidenziali, con Lula pronto a cercare la riconferma in un clima politico e sociale tutt’altro che semplice. La tornata elettorale del 2022 continua infatti a riverberare effetti, con un quadro polarizzato e una destra ancora in cerca di un candidato forte.

Lula, forte del boom delle materie prime che aveva caratterizzato i suoi due primi mandati tra il 2003 e il 2010, rimane una figura di grande rilievo politico. In quel periodo, il Brasile rappresentava oltre il 16% dell’indice MSCI Emerging Markets, salvo poi scendere al 4,4% di oggi, complice l’ascesa inarrestabile di Cina e India. Nonostante ciò, il Paese conserva risorse strutturali di grande interesse per i mercati internazionali, dalla demografia favorevole al peso del settore agricolo, passando per la spinta di una classe media in espansione.

L’evoluzione del ruolo economico del Brasile

Nel corso degli ultimi decenni, sottolinea Columbia Threadneedle Investments, il Brasile ha saputo trasformarsi da Paese segnato da insicurezza alimentare a potenza agricola globale. Oggi è il principale esportatore netto di generi alimentari, con oltre 3 milioni di tonnellate di carne bovina esportate nel solo 2023 e un numero di capi di bestiame superiore a quello della popolazione. Circa il 13% delle esportazioni è diretto agli Stati Uniti, mentre il 28% va verso la Cina, segno di una diversificazione strategica dei mercati di sbocco.

Non mancano curiosità che confermano l’impatto globale del Brasile: oltre a prodotti agricoli e materie prime, il Paese “esporta” anche calciatori professionisti, più di qualsiasi altra nazione, con oltre 3.000 trasferimenti internazionali negli ultimi cinque anni. Un’economia che intreccia sport, politica e commercio, rendendo l’immagine del Brasile ancora più complessa e dinamica.

I dazi americani e la nuova battaglia politica

L’attuale fase appare segnata da una forte componente geopolitica. Gli Stati Uniti hanno imposto al Brasile le tariffe più alte tra i Paesi partner commerciali, una mossa che, secondo Willis, non risponde a logiche economiche ma politiche. Oltre al dazio globale del 10%, l’amministrazione Trump ha imposto un ulteriore 40% sul Brasile, motivandolo con la presunta “caccia alle streghe” giudiziaria contro Jair Bolsonaro, ora sotto processo per aver tentato di restare al potere dopo la sconfitta del 2022.

Questa vicenda, che potrebbe tradursi in decenni di carcere per l’ex presidente, ha rafforzato Lula, consentendogli di attribuire eventuali difficoltà economiche non alle fragilità interne ma all’ingerenza americana. Gli effetti stimati dei dazi pesano per circa lo 0,4% del PIL, incidendo soprattutto su settori chiave: carne bovina e caffè affrontano ora tariffe al 50%, mentre il succo d’arancia è stato esentato, un dettaglio cruciale considerando che il Brasile copre il 70% del consumo statunitense.

Prospettive per mercati e investitori

Il futuro del Brasile si gioca su un doppio fronte. Da un lato, l’impatto immediato dei dazi americani e del processo a Bolsonaro continuerà a condizionare la scena politica ed economica fino alle elezioni del 2026. Dall’altro, le prospettive di lungo termine restano incoraggianti: i mercati emergenti, osserva Willis, continuano a offrire valutazioni più interessanti rispetto a quelli sviluppati, con dinamiche di debito più favorevoli e politiche economiche in molti casi più ortodosse.

La sfida sarà dunque mantenere la stabilità interna e sfruttare la fase di transizione globale, in cui gli investitori guardano oltre un mercato statunitense dominato dall’incertezza politica e dal peso delle big tech. In questo contesto, il Brasile rimane un tassello chiave della geografia economica mondiale, con la possibilità di tornare protagonista tra i mercati emergenti.