L’anno della rivincita globale
L’indice MSCI All Country World ex USA è salito di circa il 26% in dollari nel 2025, superando nettamente lo S&P 500 (+16% circa e in rotta verso la peggior annata dal 2022).

Il gap in termini di performance tra i due indici è il più ampio dal 2009, e ribalta una narrazione decennale di eccezionalismo americano.
Alcuni listini internazionali fanno da traino: il Kospi coreano segna un +68%, il DAX tedesco +22%, il Nikkei 225 +27%, il FTSE 100 +19%, il FTSE MIB +26% e l’IBEX +39%. Il contesto che spinge a guardare oltre l’America è fatto di timori sulla crescita, un conflitto commerciale persistente e il clima di incertezza politica, compreso lo shutdown del governo e i segnali di deterioramento del credito corporate negli Stati Uniti.

Dollaro in calo e valutazioni più convenienti
Uno dei motori del rally internazionale è il dollaro più debole: il WSJ Dollar Index arretra del 6,3% da inizio anno, complice l’ansia per dazi, indipendenza della Fed e debito pubblico Usa.
Per i gruppi esteri gli utili generati localmente valgono di più in dollari, migliorando i rendimenti per gli investitori americani. Allo stesso tempo, fuori dagli Usa le valutazioni appaiono meno tirate: l’S&P 500 tratta a 22 volte gli utili attesi a 12 mesi, il DAX a 15 volte, l’IBEX a circa 13 volte, mentre il migliore è l’Hang Seng, che tratta intorno a 11,5 volte gli utili attesi per il prossimo anno.

Come osserva Daniel Casali (Evelyn Partners), gli scossoni legati alla Casa Bianca hanno “risvegliato” l’interesse per alternative oltreconfine e per una diversificazione meno dipendente dall’andamento americano.
Non solo geografia: il rischio della concentrazione sull’AI
Nel 2024 il balzo di Wall Street è stato trainato in larga parte da poche big tech legate all’intelligenza artificiale. All’inizio del 2025 alcuni analisti hanno iniziato a chiedersi se il rally fosse sbilanciato. “Investire negli Usa sta diventando quasi una scommessa unidirezionale sull’AI”, nota Ken Ryan (Parnassus Investments), che gestisce un fondo azionario internazionale salito di circa il 9,7% dal lancio primaverile e investito in Sea Ltd., Tesco e CaixaBank.
Pur riconoscendo il vantaggio americano sull’AI e i mega-accordi che coinvolgono OpenAI, Nvidia, Oracle, AMD, Broadcom, diversi gestori preferiscono ridurre la concentrazione. Resta il fatto che, su orizzonti lunghi, gli Usa mantengono la leadership: in 10 anni l’S&P 500 è salito di circa il 229%, contro il +165% circa del Nikkei e il +123% del DAX.

Prospettive: crescita, utili e il dibattito sul sottopeso Usa
Le previsioni del Fondo monetario internazionale indicano per il 2025 una crescita USA nell’ultimo trimestre al +1,9% (anno su anno), superiore a Regno Unito (+1,4%), Giappone (+0,2%) e Germania (+0,3%). Gli analisti si attendono per l’indice americano una crescita degli utili dell’11% nei prossimi 12 mesi, la migliore dalla ripresa post-pandemia del 2021, mentre tassi in calo e tagli fiscali potrebbero dare ulteriore ossigeno.
Wall Street aggiorna i massimi ma il 2025 premia la diversificazione: tra valutazioni più basse, valute favorevoli e rally diffuso in Europa e Asia, i portafogli che hanno guardato oltre confine hanno trovato il sorpasso che mancava da sedici anni.
